ESG: l’UE alleggerisce gli obblighi | Analisi di Luigi Carfora
ESG e competitività: l'Europa introduce correttivi alla rendicontazione di sostenibilità
Un intervento di proporzionalità che tutela le PMI e il tessuto produttivo italiano
L'analisi di Luigi Carfora per l'Italia e la Campania
L'Unione Europea ha approvato una revisione significativa della normativa ESG, introducendo una semplificazione degli obblighi di rendicontazione per le imprese. Le modifiche alla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e alla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) rappresentano un passaggio cruciale per la competitività delle PMI italiane, con particolare impatto sul tessuto produttivo della Campania.
Il Consiglio dell'Unione Europea ha infatti adottato un pacchetto di misure correttive volto a rendere più proporzionato l'impianto regolatorio in materia di sostenibilità d'impresa, riducendo gli oneri amministrativi e limitando l'estensione automatica degli obblighi alle imprese di minori dimensioni.
Cosa prevedeva l'impianto originario
La CSRD estendeva in maniera significativa gli obblighi di rendicontazione ESG, imponendo standard tecnici articolati e complessi anche a imprese che, pur non essendo grandi multinazionali, si sarebbero trovate coinvolte direttamente o indirettamente nella filiera.
Parallelamente, la CSDDD introduceva obblighi di due diligence ambientale e sociale lungo l'intera catena del valore, con un potenziale effetto moltiplicatore sulle PMI fornitrici.
Il rischio concreto era quello di generare:
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un incremento consistente dei costi di compliance;
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nuove rigidità burocratiche;
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uno "scarico a valle" degli obblighi dalle grandi imprese verso i fornitori più piccoli;
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una perdita di competitività rispetto a sistemi economici extra-UE meno regolamentati.
Le modifiche approvate: più equilibrio e proporzionalità
Con il pacchetto di semplificazione approvato dal Consiglio UE:
Per la rendicontazione ESG (CSRD)
L'obbligo viene circoscritto alle imprese di dimensioni molto rilevanti, riducendo la platea delle aziende direttamente coinvolte. Ciò comporta una significativa esclusione delle PMI dall'obbligo formale di rendicontazione secondo i nuovi standard europei.
Per la due diligence (CSDDD)
Vengono innalzate le soglie dimensionali e chiarita la portata degli obblighi lungo la catena del valore, limitando l'estensione generalizzata e introducendo maggiore gradualità.
In sintesi, la sostenibilità resta un principio guida dell'Unione Europea, ma viene ricondotta entro criteri di proporzionalità coerenti con la struttura economica reale degli Stati membri.
Il contesto italiano e le fragilità della Campania
In Italia oltre il 90% delle imprese è costituito da micro e piccole realtà. La struttura produttiva nazionale — e in misura ancora maggiore quella del Mezzogiorno — è caratterizzata da:
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sottocapitalizzazione cronica;
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dimensione media ridotta;
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accesso al credito complesso;
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elevata esposizione ai costi energetici e logistici;
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bassa integrazione nei grandi circuiti finanziari internazionali.
In Campania, queste fragilità strutturali si intrecciano con:
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un tessuto industriale frammentato;
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filiere spesso incomplete;
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una limitata presenza di grandi imprese trainanti;
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difficoltà storiche nell'attrazione di investimenti strutturali;
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una pressione fiscale e burocratica già rilevante rispetto alla capacità organizzativa delle imprese locali.
In questo scenario, un'applicazione eccessivamente ampia e rigida degli obblighi ESG avrebbe potuto produrre effetti sproporzionati rispetto alla capacità economica e gestionale delle imprese del territorio.
Il commento del Presidente Luigi Carfora
"L'Unione Europea ha compiuto una scelta di equilibrio. La sostenibilità è un valore imprescindibile, ma deve essere accompagnata da realismo economico.
In Italia, e in particolare in Campania, operiamo in un contesto caratterizzato da fragilità strutturali: imprese di dimensione ridotta, margini compressi, difficoltà di accesso al credito e costi produttivi elevati.
Un'estensione indiscriminata degli obblighi ESG avrebbe rischiato di trasformarsi in una nuova forma di compressione competitiva per il nostro sistema produttivo. Abbiamo sfiorato una nuova autodistruzione economica: un eccesso regolatorio che, pur nato da finalità condivisibili, avrebbe potuto indebolire proprio le imprese che devono essere messe nelle condizioni di crescere, investire e innovare.
La sostenibilità non può diventare un moltiplicatore di burocrazia. Deve essere uno strumento di sviluppo.
È giusto chiedere responsabilità alle grandi multinazionali, ma è altrettanto doveroso proteggere le PMI. La competitività non è in contrapposizione alla sostenibilità: ne è la condizione.
Senza imprese solide in Italia e senza un rafforzamento strutturale del sistema produttivo campano, non esiste transizione sostenibile credibile."
Una riflessione strategica
La correzione normativa non rappresenta un arretramento sui principi ESG, ma una scelta di pragmatismo economico.
Per il sistema produttivo italiano — e per quello campano in particolare — la sfida resta duplice:
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Difendere la competitività industriale;
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Trasformare la sostenibilità in leva di crescita e accesso ai mercati internazionali.
Confimi Industria Campania continuerà a monitorare l'evoluzione normativa europea, con una posizione chiara: sostenere la transizione sostenibile, ma evitare che essa si trasformi in un freno allo sviluppo delle imprese del territorio.


