Visioni di Impresa

Dialoghi sull'impresa reale, tra lavoro, tecnologia, territorio e futuro

Visioni di Impresa è un ciclo di puntate e incontri dedicato al racconto dell'impresa senza slogan e senza semplificazioni.

Il nuovo ciclo 2026 nasce in continuità ideale con il percorso sviluppato lo scorso anno sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Un filo che non si interrompe, ma si amplia.

Perché se la sicurezza è la condizione minima per lavorare,
la sostenibilità è la condizione necessaria per durare.
E parlare oggi di impresa significa affrontarne tutte le dimensioni, senza riduzioni e senza scorciatoie.

In questa nuova stagione, in onda su Per Sempre News, affrontiamo il mondo dell'impresa con uno sguardo più largo, concreto e necessario, a partire da un tema tanto evocato quanto spesso frainteso: la sostenibilità d'impresa.



Il format

Visioni di Impresa è uno spazio di confronto strutturato e continuativo.
Un luogo di analisi che parte dall'impresa reale – quella che produce, investe, assume e resiste – per leggere le trasformazioni in atto e comprenderne le conseguenze.

Se l'impresa è il luogo in cui si genera lavoro,
se il lavoro è il fondamento della coesione sociale,
allora ogni cambiamento che incide sull'impresa incide direttamente sulla società.

Per questo il format rifiuta sia l'ideologia sia l'entusiasmo acritico, scegliendo un approccio razionale, critico e responsabile.

I temi del ciclo 2026

Il nuovo ciclo di Visioni di Impresa amplia lo sguardo e affronta, in modo integrato:

– sostenibilità economica, ambientale e sociale
– sostenibilità del lavoro e delle persone
– organizzazione d'impresa e competitività
intelligenza artificiale e automazione
umanoidi e tecnologie avanzate applicate ai processi produttivi
impatto sociale e occupazionale delle nuove tecnologie
trasformazione delle competenze e del mercato del lavoro
aspetti giuridici, normativi e di regolamentazione dell'innovazione tecnologica

L'obiettivo non è celebrare l'innovazione, né opporvisi per principio, ma comprenderne gli effetti sulle imprese, sui lavoratori e sulla società, e individuare le condizioni nelle quali l'innovazione può diventare un fattore di sviluppo condiviso e duraturo. 

Accanto al manifatturiero e ai servizi avanzati, il ciclo dedica attenzione anche a un settore strategico per il territorio:

turismo e filiera dell'ospitalità
– aziende alberghiere
– imprese del settore turistico
– agenzie di viaggio e servizi connessi

Perché anche il turismo è impresa.
E anche nel turismo innovazione, lavoro e sostenibilità devono stare in equilibrio.


Le puntate 2026

Il ciclo 2026 di Visioni di Impresa si sviluppa come un percorso progressivo che attraversa impresa, tecnologia, turismo, diritto e istituzioni, mantenendo al centro il tema della responsabilità e accompagnando il dialogo già avviato nei blocchi introduttivi del format.


VISIONI DI IMPRESA – Puntata 1 | 2026
Tema: La sostenibilità d'impresa oltre gli slogan

 Pensiero guida della puntata

"Se la sicurezza è il punto di partenza e la sostenibilità il criterio di durata, allora l'impresa diventa il luogo nel quale si costruisce il futuro del lavoro e del territorio."


La puntata inaugurale del ciclo 2026 ha affrontato il concetto di sostenibilità d'impresa nelle sue componenti essenziali, ponendo al centro la responsabilità economica, sociale e produttiva dell'impresa contemporanea. Il dialogo ha sviluppato una riflessione concreta sul significato reale della sostenibilità, superando narrazioni semplificate e riportando l'attenzione sull'impresa reale, quella che produce, investe, assume e crea valore nel tempo.

Nel corso della puntata sono stati analizzati i principali pilastri della sostenibilità:

– sostenibilità economica
– sostenibilità ambientale
– sostenibilità sociale
– sostenibilità del lavoro e delle persone

È emerso come un'azienda possa essere considerata davvero sostenibile solo quando riesce a restare competitiva sul mercato, a rispettare l'ambiente, a valorizzare le persone e a costruire prospettive di sviluppo durature per il territorio. La sostenibilità è stata quindi interpretata non come dichiarazione di principio, ma come responsabilità concreta che coinvolge imprenditori, lavoratori e comunità locali.

Durante il confronto si è aperta inoltre una riflessione diretta su alcune delle principali criticità del sistema produttivo e del mercato del lavoro:

– salario minimo
– carenza di professionalità qualificate
– difficoltà delle imprese nel trattenere le competenze formate
– rischio di esclusione dal mercato del lavoro per chi non possiede competenze specifiche, anche in relazione all'evoluzione delle nuove tecnologie

La puntata ha posto le basi dell'intero ciclo 2026, introducendo un percorso che collega sostenibilità, innovazione e responsabilità come elementi inseparabili del futuro dell'impresa.


Riflessione della puntata

"La sostenibilità non può essere uno slogan: esiste solo se l'impresa resta capace di creare lavoro, valore e futuro nel tempo."


🎙 PUNTATA 1 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:

Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion. 

Ospite della puntata:
Raffaele Cesaro, Ingegnere, Responsabile regionale per la Rigenerazione Industriale e la Conformità Ambientale di Confimi Industria Campania. 

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 2 | 2026
Tema: Umanoidi e intelligenza artificiale: impresa, lavoro, responsabilità

✦  Pensiero guida della puntata

"Se la tecnologia accelera il cambiamento e l'impresa ne determina la direzione, allora è la responsabilità dell'uomo a decidere quale futuro costruire."


La seconda puntata di Visioni di Impresa affronta una delle questioni centrali del nostro tempo: non se l'intelligenza artificiale cambierà il lavoro, ma come l'impresa e l'uomo sceglieranno di governarne l'evoluzione.

Se la sostenibilità definisce la capacità di un sistema produttivo di durare nel tempo, allora l'innovazione tecnologica ne determina la direzione. Da qui nasce un confronto che non cerca scenari fantascientifici, ma analizza trasformazioni già in atto, nelle quali umanoidi, automazione avanzata e intelligenza artificiale stanno ridefinendo ruoli, competenze e responsabilità.

L'innovazione viene osservata non come promessa astratta, ma come processo reale che incide sull'organizzazione aziendale, sulle competenze professionali e sul futuro del lavoro. In questo contesto, responsabilità e visione diventano elementi indispensabili per evitare che la velocità tecnologica superi la capacità umana di governarla.


Tra i temi affrontati:

– umanoidi e automazione avanzata nei processi produttivi
– trasformazione delle competenze e nuove professionalità
– integrazione tra lavoro umano e sistemi intelligenti
– responsabilità etica e sociale nell'adozione dell'AI
– equilibrio tra innovazione tecnologica e sostenibilità del lavoro

Nel corso della puntata emerge anche una riflessione sul ruolo della formazione umana nell'era dell'intelligenza artificiale. Se l'intelligenza artificiale accelera l'elaborazione dei dati, diventa ancora più necessario rafforzare nell'uomo pensiero critico, intelligenza emotiva e autonomia culturale. In questa prospettiva gli studi umanistici tornano ad essere uno strumento attuale, capace di sostenere una crescita tecnologica che non escluda l'uomo dai processi decisionali.

Durante il dialogo, l'ing. Fabio Giovine ha inoltre condiviso, in via del tutto eccezionale, un'anticipazione di rilievo: la sua società Ingenia Srl nei prossimi mesi immetterà sul mercato umanoidi dotati di funzioni operative e intelligenza artificiale evoluta, sistemi sviluppati e commercializzati direttamente dall'azienda. L'ingegnere ha annunciato l'intenzione di portare uno di questi umanoidi anche negli studi di Visioni di Impresa, aprendo un confronto pubblico e diretto sulle implicazioni tecnologiche, etiche e sociali della convivenza tra uomo e sistemi intelligenti.

Se l'innovazione è inevitabile, allora diventa centrale il modo in cui viene guidata. L'obiettivo non è contrapporre uomo e macchina, ma costruire un equilibrio nel quale la tecnologia resti uno strumento al servizio dello sviluppo, del lavoro e della libertà.

La puntata propone così una riflessione concreta sul futuro dell'impresa, mostrando come la velocità dell'innovazione richieda visione, consapevolezza e responsabilità.

Riflessione dalla puntata

"L'intelligenza artificiale può accelerare ogni processo, ma solo un uomo libero nel pensiero può evitare che il futuro venga deciso senza l'uomo."


🎙 PUNTATA 2 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:
Fabio Giovine, Ingegnere, Fondatore e CEO di Ingenia Srl.

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di Per Sempre News


📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 3 | 2026

Tema: Impresa, ESG e responsabilità giuridica – quando la sostenibilità diventa condizione economica

Pensiero guida della puntata

"Se la sostenibilità definisce la durata di un'impresa e la tecnologia ne accelera la trasformazione, allora il diritto diventa lo strumento necessario per governarne le conseguenze economiche e sociali."


Dopo la puntata inaugurale dedicata alla sostenibilità d'impresa oltre gli slogan e il confronto successivo su umanoidi, intelligenza artificiale e responsabilità nell'evoluzione del lavoro, il ciclo prosegue affrontando il nodo più concreto del cambiamento: il passaggio dalla sostenibilità come valore dichiarato alla sostenibilità come condizione economica e finanziaria.

Se nella prima puntata la sostenibilità è stata analizzata come responsabilità produttiva e sociale dell'impresa e nella seconda si è evidenziata la velocità con cui l'innovazione tecnologica sta ridefinendo processi e competenze, la terza puntata introduce una domanda inevitabile: cosa accade quando sostenibilità e innovazione diventano parametri operativi del sistema bancario e degli strumenti finanziari europei?

Il dialogo con l'avv. Nicola Todisco affronta il tema degli ESG non solo come evoluzione culturale dell'impresa, ma come nuova architettura economica destinata a incidere sull'accesso al credito, sulla valutazione del rischio e sulla competitività delle aziende.

Tra i temi affrontati:

– ESG come parametro finanziario previsto dal quadro europeo
– accesso al credito e rating di sostenibilità: rischio di esclusione dal mercato
– criticità economiche e giuridiche per le PMI nel processo di adeguamento
– responsabilità dell'impresa verso lavoratori, territorio e comunità
– equilibrio tra sostenibilità, innovazione tecnologica e libertà d'impresa

Se la seconda puntata ha mostrato come umanoidi e intelligenza artificiale stiano trasformando il lavoro e l'organizzazione produttiva, qui il confronto si sposta sulle conseguenze economiche di quel cambiamento: quando la sostenibilità entra nelle logiche finanziarie, non è più soltanto una scelta strategica, ma una condizione che può determinare la permanenza o l'esclusione di un'impresa dal sistema.

Nel dialogo emerge con chiarezza una criticità centrale: molte aziende, soprattutto di piccole e medie dimensioni, rischiano di trovarsi davanti a un doppio vincolo — adeguarsi rapidamente a nuovi parametri europei oppure affrontare difficoltà nell'accesso a finanziamenti e investimenti. In questo scenario il diritto assume un ruolo operativo, chiamato a garantire equilibrio tra responsabilità sociale e sostenibilità economica.

La puntata propone così una riflessione concreta sul rapporto tra impresa, regole e libertà economica, mostrando come sostenibilità, tecnologia e responsabilità giuridica siano ormai dimensioni inseparabili di un unico processo di trasformazione.

Aggiornamento normativo successivo alla registrazione

La puntata è stata registrata prima delle recenti decisioni dell'Unione Europea in materia di regolamentazione ESG.

Successivamente alla registrazione, il Consiglio dell'Unione Europea ha approvato una revisione significativa dell'impianto normativo relativo alla sostenibilità d'impresa, introducendo una serie di misure di semplificazione e maggiore proporzionalità nell'applicazione degli obblighi previsti dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e dalla Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD).

Il nuovo orientamento europeo ha ridotto l'estensione automatica degli obblighi di rendicontazione alle imprese di dimensioni minori, limitando la platea delle aziende direttamente coinvolte e attenuando il rischio di trasferimento degli oneri amministrativi lungo l'intera filiera produttiva.

Si tratta di un intervento volto a riequilibrare il rapporto tra sostenibilità e competitività economica, soprattutto nei sistemi produttivi caratterizzati da una forte presenza di piccole e medie imprese, come quello italiano e campano.

Questo aggiornamento normativo non modifica però il quadro di fondo analizzato nella puntata.

Gli standard ESG restano infatti parametri sempre più presenti:

– nei rapporti tra imprese e sistema bancario
– nei programmi europei di finanziamento
– nei bandi pubblici e nei criteri di accesso ai fondi
– nelle politiche industriali delle grandi imprese e delle filiere internazionali.

In altre parole, la revisione normativa introduce maggiore equilibrio regolatorio, ma non elimina la direzione strategica intrapresa dall'Unione Europea, nella quale sostenibilità, responsabilità d'impresa e trasparenza continueranno a rappresentare fattori rilevanti nella valutazione economica e finanziaria delle aziende.

Per questo il confronto sviluppato nella puntata con l'avv. Nicola Todisco mantiene piena attualità: comprendere come le imprese possano integrare questi parametri senza compromettere competitività e libertà economica resta una delle sfide centrali per il sistema produttivo europeo.

Riflessione dalla puntata

"La sostenibilità non è più soltanto un valore etico: sta diventando una condizione economica senza la quale molte imprese rischiano di restare fuori dal sistema."


🎙 PUNTATA 3 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:
Avv. Nicola Todisco.

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 4 | 2026

Mezzogiorno, lavoro e infrastrutture – dal differenziale salariale alla responsabilità politica

Pensiero guida della puntata

"Il reddito incide su una scelta.
Le condizioni strutturali determinano una decisione."


Nel quarto appuntamento del ciclo Visioni di Impresa abbiamo affrontato un tema che non può più essere analizzato superficialmente: la migrazione economica dal Mezzogiorno.

Ospite della puntata è stato il Prof. Severino Nappi, già Assessore regionale al Lavoro e alla Formazione, docente universitario e avvocato giuslavorista, con esperienza diretta nelle dinamiche istituzionali regionali e nazionali.

Il confronto è partito da un punto chiaro: le persone migrano anche per lo stipendio. Il differenziale retributivo tra Nord e Sud è un dato reale e non può essere negato.

Ma se il problema fosse esclusivamente salariale, basterebbe adeguare il reddito per fermare le partenze.
E i dati dimostrano che non è così.

La migrazione non è una scelta solo economica.
È una scelta sistemica.

Una famiglia valuta contemporaneamente:

– qualità e stabilità del lavoro
– efficienza del trasporto pubblico
– tempi di collegamento con i poli economici
– qualità dei servizi sanitari
– scuole e università
– infrastrutture digitali
– certezza amministrativa
– servizi territoriali

Lo stipendio è una variabile.
Ma è una variabile inserita dentro un ecosistema.

Se il reddito aumenta ma il sistema resta fragile, la migrazione continua.

E qui si colloca il passaggio logico centrale emerso nella puntata:

  1. Le persone cercano stabilità e prospettiva.

  2. La stabilità dipende dal reddito e dalle condizioni strutturali.

  3. Se le condizioni strutturali non sono adeguate, il reddito da solo non è sufficiente.

Il problema del Mezzogiorno, quindi, non è solo salariale.
È strutturale.

✦ Cosa manca per rendere competitivo un territorio

Per rendere un'area del Sud comparabile a una città del Nord Italia o del Nord Europa non basta intervenire sulle retribuzioni. Servono condizioni strutturali equivalenti.

In particolare:

🚆 Trasporto pubblico e mobilità integrata

– collegamenti ferroviari diretti tra comuni e capoluoghi
– trasporto pubblico continuativo nell'arco della giornata
– integrazione tra reti locali, regionali e nazionali
– connessioni rapide con poli industriali
– accesso efficiente a porti, aeroporti e snodi logistici

Senza mobilità certa non esiste mercato del lavoro dinamico.

🏥 Sanità territoriale

– presidi ospedalieri adeguati
– medicina di prossimità
– tempi certi di accesso alle cure
– servizi per anziani e famiglie

La qualità sanitaria è un fattore decisivo nelle scelte familiari.

🌐 Infrastrutture digitali

– banda ultra larga diffusa
– copertura stabile nelle aree interne
– digitalizzazione effettiva della pubblica amministrazione

Oggi competitività significa anche connettività.

🏫 Sistema formativo integrato

– università connesse al sistema produttivo
– ITS operativi
– formazione continua
– percorsi scuola-impresa strutturati

La mobilità universitaria non deve trasformarsi in migrazione definitiva.

🏗 Infrastrutture industriali

– aree produttive attrezzate
– intermodalità
– connessione ai corridoi europei
– semplificazione amministrativa con tempi certi

Un'impresa investe dove esistono condizioni prevedibili.

✦ Dalla diagnosi all'impegno

A questo punto il confronto non poteva fermarsi all'analisi.

Se la migrazione è determinata da carenze strutturali,
la risposta non può essere episodica.

Abbiamo quindi posto al Prof. Nappi una domanda politica chiara:

"Se riconosciamo che il Mezzogiorno perde economia perché perde condizioni strutturali di competitività, quali iniziative concrete sei disposto a promuovere e sostenere, a livello regionale e nazionale, per intervenire su queste carenze?"

Non una dichiarazione generica, ma un impegno su:

– potenziamento del trasporto pubblico locale
– programmazione infrastrutturale integrata
– coordinamento tra Regione e Governo nazionale
– utilizzo mirato delle risorse nazionali ed europee
– politiche industriali collegate alle infrastrutture
– semplificazione amministrativa reale

Nel corso della puntata è emersa la disponibilità a portare queste istanze nei livelli decisionali competenti, non come rivendicazione territoriale, ma come tema di competitività nazionale.

Perché il Mezzogiorno non è un tema locale.
È un fattore strutturale dell'economia italiana.

✦ Il meccanismo economico

Quando una famiglia parte:

– si trasferisce il reddito
– si trasferiscono i consumi
– si trasferiscono le pensioni
– si trasferisce la domanda interna

Meno popolazione significa meno mercato.
Meno mercato significa meno investimenti.
Meno investimenti significa meno lavoro.

La fuga dei cervelli è la parte visibile.
Sotto c'è la fuga dell'economia.

Riflessione della puntata

"Non si trattiene una generazione con un bonus.
Si trattiene costruendo un sistema in cui reddito e infrastrutture convivano.
Il reddito è la leva immediata.
Le infrastrutture sono la base strutturale.
Senza base, nessuna leva è sufficiente."

🎙 PUNTATA 4 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:
Prof. Severino Nappi, già Assessore regionale al Lavoro e alla Formazione, docente universitario e avvocato giuslavorista.

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di Per Sempre News.

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 5 | 2026

Tema: Impresa, contratti e responsabilità giuridica – quando il diritto diventa struttura dell'economia

Pensiero guida della puntata

"Se l'impresa vive di relazioni economiche e ogni relazione economica è regolata da un contratto, allora il diritto non è solo uno strumento di tutela: diventa l'architettura che sostiene l'intero sistema produttivo."


Dopo aver affrontato nelle puntate precedenti la sostenibilità d'impresa, l'impatto delle nuove tecnologie e il ruolo crescente dei parametri economici e finanziari europei, il ciclo Visioni di Impresa entra nel terreno nel quale queste trasformazioni diventano operative: la dimensione giuridica dell'attività d'impresa.

Ogni attività economica si sviluppa infatti attraverso una rete articolata di relazioni contrattuali.
Contratti commerciali, rapporti con fornitori e clienti, accordi di filiera, contratti bancari e finanziari, fino alla gestione dei rapporti di lavoro: l'impresa esiste e opera attraverso un sistema continuo di relazioni regolato dal diritto.

La quinta puntata affronta quindi il tema della contrattualistica d'impresa come infrastruttura giuridica dell'economia, analizzando come la qualità delle regole e dei contratti incida direttamente sulla stabilità delle imprese, sulla prevenzione dei conflitti e sulla competitività del sistema produttivo.

Il confronto con l'Avv. Antonio Borrelli, del Foro di Torre Annunziata (Napoli), si concentra proprio su questo punto: comprendere come il diritto possa accompagnare l'evoluzione dell'impresa in un contesto economico sempre più complesso.

Tra i diversi ambiti della contrattualistica emerge una dimensione particolarmente significativa: la gestione dei rapporti di lavoro.

Secondo le analisi del sistema giudiziario civile italiano, le controversie in materia di lavoro rappresentano una quota rilevante del contenzioso complessivo nei tribunali, con un numero significativo di cause che riguardano licenziamenti, differenze retributive, inquadramenti professionali e applicazione dei contratti collettivi.

Questo dato evidenzia come la contrattualistica del lavoro non sia soltanto una questione amministrativa per le imprese, ma uno dei principali terreni nei quali si manifesta il conflitto giuridico tra impresa e lavoratori.

Tra i temi affrontati nella puntata:

– contrattualistica d'impresa e struttura giuridica dell'attività economica
– contratti commerciali, rapporti di filiera e responsabilità contrattuale
– rapporti tra imprese, sistema bancario e strumenti finanziari
– contrattualistica del lavoro e principali cause di contenzioso giudiziario
– equilibrio tra tutela dei lavoratori e sostenibilità economica delle aziende
– prevenzione del contenzioso e stabilità dei rapporti produttivi

Nel dialogo emerge una riflessione più ampia.
In un contesto economico caratterizzato da trasformazioni tecnologiche, nuove regole europee e crescente complessità dei mercati, il diritto non è soltanto lo strumento che interviene quando il conflitto è già esploso.

Diventa piuttosto uno strumento di prevenzione e di equilibrio, capace di accompagnare l'attività d'impresa e di ridurre i rischi che derivano da relazioni economiche sempre più articolate.

La qualità della contrattualistica non riguarda quindi soltanto la dimensione giuridica delle imprese, ma incide direttamente sulla loro stabilità economica, sulla gestione dei rapporti di lavoro e sulla competitività complessiva del sistema produttivo.

In questa prospettiva emerge un ulteriore elemento di riflessione: nella moderna economia d'impresa il diritto non rappresenta soltanto il luogo nel quale si risolvono le controversie, ma diventa uno degli strumenti attraverso i quali si gestisce il rischio economico e organizzativo.

Ogni contratto definisce diritti, obblighi e responsabilità tra le parti e contribuisce a determinare il grado di stabilità o di incertezza delle relazioni economiche.

Quando la contrattualistica è debole o approssimativa, il rischio non è soltanto giuridico: diventa rischio economico, finanziario e organizzativo.

Un contenzioso può incidere sui costi dell'impresa, sulla continuità dei rapporti commerciali, sulla reputazione aziendale e, nei casi più complessi, anche sull'accesso al credito e sulla capacità di investimento.

Per questo, nella gestione moderna dell'impresa, il diritto non è più soltanto uno strumento difensivo, ma diventa parte integrante della strategia aziendale, capace di accompagnare lo sviluppo economico riducendo l'incertezza delle relazioni produttive.

In questo contesto assume un ruolo sempre più rilevante anche il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo previsto dal Decreto Legislativo 231 del 2001, uno degli strumenti più avanzati attraverso i quali il diritto entra direttamente nella struttura organizzativa dell'impresa.

Il D.Lgs. 231/2001 ha infatti introdotto nel sistema giuridico italiano la responsabilità amministrativa delle società per determinati reati commessi da amministratori, dirigenti o dipendenti nell'interesse o a vantaggio dell'ente.

Per prevenire tali rischi, le imprese possono adottare un Modello organizzativo 231, cioè un sistema articolato di regole, protocolli e controlli interni finalizzato a individuare e prevenire i cosiddetti reati presupposto.

Il modello si sviluppa secondo una logica strutturata che può essere letta come una vera e propria architettura piramidale di gestione del rischio.

Alla base vi è l'analisi dei processi aziendali e la mappatura delle attività sensibili attraverso il risk assessment.
A un livello successivo vengono definiti protocolli operativi, procedure interne e sistemi di controllo.
Al vertice del sistema opera l'Organismo di Vigilanza, soggetto indipendente incaricato di verificare l'efficacia e l'aggiornamento del modello.

In questa prospettiva il diritto non interviene solo quando il conflitto è già esploso, ma entra nella struttura organizzativa dell'impresa come strumento di prevenzione del rischio economico e giuridico.

La contrattualistica d'impresa, i rapporti commerciali, la gestione dei fornitori e la stessa contrattualistica del lavoro diventano così parti di un unico sistema di responsabilità e controllo che mira a garantire legalità, stabilità economica e sostenibilità delle attività produttive.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda il rapporto sempre più stretto tra modelli di governance d'impresa, parametri europei di sostenibilità e strumenti giuridici di prevenzione del rischio.

I criteri ESG, sempre più presenti nei sistemi finanziari, nei programmi europei di investimento e nelle relazioni di filiera, richiedono infatti alle imprese una capacità crescente di individuare, valutare e gestire i rischi connessi alle proprie attività economiche, organizzative e sociali.

Allo stesso tempo, l'ordinamento giuridico italiano dispone già di strumenti che anticipano, almeno in parte, questa logica di responsabilità organizzativa. Tra questi assume particolare rilievo il Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo previsto dal Decreto Legislativo 231/2001.

Il modello 231 introduce infatti una struttura di prevenzione fondata sulla mappatura dei rischi, sull'individuazione delle attività sensibili e sulla definizione di protocolli organizzativi e di controllo destinati a prevenire comportamenti illeciti all'interno dell'impresa.

Si tratta di una struttura sostanzialmente piramidale di individuazione e gestione dei rischi, che consente all'impresa di monitorare i propri processi decisionali, organizzativi e operativi.

In questo senso, sostenibilità, governance e prevenzione del rischio non rappresentano ambiti separati, ma parti di un unico sistema nel quale impresa, diritto ed economia convergono nella gestione responsabile dello sviluppo e della competitività.


Riflessione della puntata

"Quando il diritto arriva solo dopo il conflitto, il costo è sempre più alto. La vera funzione del diritto nell'economia moderna è prevenire il conflitto prima che diventi contenzioso." 


🎙 PUNTATA 5 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:

Avv. Antonio Borrelli, Foro di Torre Annunziata (Napoli).

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di
Per Sempre News.


📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 6 | 2026

Tema: Turismo, innovazione e responsabilità territoriale – quando la geopolitica e la tecnologia ridefiniscono l'economia dei territori

Pensiero guida della puntata

"Se innovazione e sostenibilità stanno trasformando l'impresa industriale, allora anche il turismo deve evolvere per restare competitivo.
Ma nel mondo di oggi non è più solo il mercato a determinare i flussi turistici: geopolitica, sicurezza internazionale e rivoluzione tecnologica stanno ridisegnando la geografia dell'economia turistica."


Dopo aver affrontato nelle puntate precedenti sostenibilità d'impresa, trasformazione tecnologica, nuove regole economiche europee, infrastrutture territoriali e contrattualistica d'impresa, il ciclo Visioni di Impresa porta il confronto dentro uno dei settori più rappresentativi dell'economia italiana: il turismo.

Il turismo non è soltanto accoglienza o promozione territoriale.
È impresa, occupazione, investimento infrastrutturale e organizzazione economica dei territori.

Il peso economico del turismo nell'economia italiana

Prima ancora di essere un settore culturale o territoriale, il turismo rappresenta oggi uno dei pilastri strutturali dell'economia italiana.

Secondo le stime più recenti elaborate da ENIT e dagli organismi di analisi economica del settore, l'industria turistica nel suo complesso genera circa 237,4 miliardi di euro di valore economico, pari a una quota molto rilevante del prodotto interno lordo nazionale.

Il turismo non è quindi soltanto un comparto economico tra gli altri: è una delle principali infrastrutture economiche del Paese, capace di sostenere intere filiere produttive che vanno ben oltre l'ospitalità.

Tra queste:

– trasporti e mobilità
– ristorazione
– commercio e artigianato locale
– servizi culturali
– economia del territorio
– filiere agroalimentari e prodotti tipici.

Le proiezioni economiche indicano inoltre una crescita significativa del settore nel medio periodo, con una possibile espansione fino a 280 miliardi di euro entro il 2035, confermando il turismo come uno dei motori più solidi dell'economia italiana.

Occupazione e impatto sociale del turismo

Il turismo ha anche un impatto diretto sull'occupazione.

Oggi il settore sostiene circa il 13,2% dell'occupazione nazionale, includendo sia il lavoro diretto nelle strutture turistiche sia l'indotto generato nelle attività collegate.

Secondo le stime di sviluppo del settore, entro il prossimo decennio il turismo potrebbe arrivare a sostenere quasi il 16% dell'occupazione complessiva, rafforzando ulteriormente il suo ruolo come infrastruttura economica e sociale del Paese.

Questo dato dimostra come il turismo non sia soltanto una questione di attrattività territoriale, ma anche una leva strategica per il lavoro e per la stabilità economica di intere comunità locali.

Il ruolo decisivo del turismo internazionale

Un altro elemento centrale è rappresentato dalla spesa dei visitatori stranieri, che costituisce una delle principali fonti di ingresso di ricchezza nel sistema economico nazionale.

Nel 2025 la spesa dei turisti internazionali in Italia ha superato i 60 miliardi di euro, contribuendo in modo significativo alla bilancia economica del Paese.

Le strategie di sviluppo del settore puntano ora a rafforzare ulteriormente questa dimensione internazionale, con l'obiettivo di raggiungere circa 80 miliardi di euro di spesa turistica estera entro i prossimi dieci anni.

Questo dato evidenzia come il turismo rappresenti anche una forma di esportazione indiretta di valore, capace di portare ricchezza nel territorio senza delocalizzare produzione e occupazione.

Dinamiche recenti e nuove traiettorie di sviluppo

I dati più recenti mostrano una crescita costante degli arrivi internazionali, con un incremento degli arrivi aeroportuali di circa +7% nel primo trimestre del 2026.

L'Italia continua così a consolidare la propria posizione tra le principali destinazioni turistiche globali, grazie a una combinazione di fattori che caratterizzano in modo unico il sistema turistico nazionale:

– patrimonio culturale e artistico diffuso
– varietà paesaggistica e territoriale
– qualità dell'offerta enogastronomica
– crescita della spesa media per turista
– progressivi investimenti in sostenibilità e innovazione digitale.

In questo contesto, il turismo si conferma un settore economico complesso e strategico, nel quale innovazione tecnologica, organizzazione dell'impresa e valorizzazione del territorio devono evolvere insieme per mantenere la competitività internazionale del sistema turistico italiano.

Collegamento con il tema della puntata

Alla luce di questi dati, il confronto con l'ing. Corrado Sorbo si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro del turismo. Se il turismo rappresenta una componente così rilevante dell'economia nazionale, la sua evoluzione non riguarda soltanto il settore dell'ospitalità, ma incide sull'intero equilibrio economico e occupazionale del Paese.

Per questo la puntata approfondisce anche il rapporto tra turismo e trasformazione tecnologica, interrogandosi su come innovazione digitale, intelligenza artificiale e nuovi modelli organizzativi possano ridefinire il modo di fare impresa nel settore dell'accoglienza.

Oggi, tuttavia, il turismo globale è sempre più influenzato non solo dalle dinamiche di mercato, ma anche da fattori geopolitici e strategici. Le tensioni e il conflitto che coinvolgono l'Iran e l'area mediorientale stanno già producendo effetti significativi sul turismo internazionale. Secondo le analisi di Tourism Economics, nel 2026 gli arrivi turistici verso il Medio Oriente potrebbero diminuire tra l'11% e il 27%, con una perdita stimata tra 34 e 56 miliardi di dollari di spesa turistica.

Il conflitto sta inoltre generando cancellazioni di voli, riduzione delle prenotazioni e un generale spostamento della domanda verso destinazioni percepite come più stabili e sicure, con effetti a cascata sull'intero mercato turistico globale.

In questo scenario emerge una variabile sempre più determinante: il turismo diventa progressivamente sensibile agli equilibri geopolitici internazionali, che ne condizionano flussi, strategie e prospettive di sviluppo.

Il paradosso del turismo italiano

Allo stesso tempo, il turismo interno italiano negli ultimi anni ha mostrato una crescente difficoltà competitiva.

In molti casi, per le famiglie italiane viaggiare all'estero è diventato economicamente più conveniente rispetto alle vacanze in Italia, con una forte preferenza per mete del Mediterraneo orientale, del Nord Africa e del Medio Oriente.

Destinazioni come:

  • Egitto

  • Turchia

  • Emirati Arabi

  • Mar Rosso

  • alcune isole del Mediterraneo orientale

sono state per anni scelte proprio per il rapporto qualità-prezzo più competitivo rispetto al turismo domestico italiano.

L'attuale scenario geopolitico cambia però profondamente questa dinamica.

Se le aree interessate dal conflitto diventano meno attrattive o percepite come meno sicure, parte di quei flussi turistici internazionali potrebbe redistribuirsi verso il Mediterraneo occidentale e l'Europa meridionale, con possibili effetti positivi anche per l'Italia.

Ma questo vantaggio non è automatico.

Per trasformare una fase di instabilità internazionale in opportunità economica occorre che il territorio sia organizzato come sistema produttivo turistico competitivo.

Ed è qui che entra in gioco il ruolo delle imprese.

Turismo come industria territoriale

Il dialogo con l'ing. Corrado Sorbo, imprenditore alberghiero, affronta il turismo non come semplice settore economico, ma come industria territoriale complessa, in cui convergono:

  • imprese dell'ospitalità

  • servizi turistici

  • infrastrutture di mobilità

  • innovazione tecnologica

  • gestione del patrimonio culturale e ambientale.

Per chi opera nel settore alberghiero, il tema centrale non è soltanto il turismo in uscita degli italiani, ma soprattutto la capacità di attrarre turismo internazionale in ingresso, che rappresenta la vera leva economica per lo sviluppo territoriale.

In questo contesto diventano centrali alcune questioni:

– competitività delle imprese turistiche italiane
– qualità e innovazione dei servizi di ospitalità
– infrastrutture e accessibilità dei territori
– integrazione tra turismo, cultura, mobilità e servizi.

L'opportunità strategica: l'America's Cup

In questo scenario si inserisce uno degli eventi internazionali più rilevanti per Napoli e per la Campania: l'America's Cup 2027.

La competizione velica più prestigiosa del mondo rappresenta molto più di un evento sportivo.

È un grande evento internazionale di posizionamento territoriale, capace di generare effetti economici importanti in termini di:

  • flussi turistici

  • visibilità internazionale

  • investimenti infrastrutturali

  • sviluppo dei servizi turistici e dell'accoglienza.

Per territori con una forte vocazione turistica, eventi di questo livello rappresentano occasioni rare per rafforzare il proprio posizionamento nel mercato turistico globale.

La rivoluzione tecnologica nel turismo: AI e umanoidi

Ma la trasformazione del turismo non dipende soltanto da geopolitica e grandi eventi.

Sta emergendo anche una nuova rivoluzione tecnologica, che riguarda direttamente il settore dell'ospitalità.

Le ricerche accademiche evidenziano che intelligenza artificiale e robotica stanno entrando sempre più nel settore turistico e alberghiero, assumendo ruoli operativi in diverse funzioni del servizio.

Già oggi esistono esempi concreti di robot utilizzati come:

  • receptionist e concierge digitali

  • assistenti per check-in automatico

  • robot per consegna di bagagli e servizi in camera

  • assistenti informativi per gli ospiti

  • supporto nelle attività di ristorazione e servizio ai tavoli.

Gli studi sul futuro dell'ospitalità indicano che queste tecnologie potranno svolgere anche funzioni avanzate come:

  • guide turistiche digitali multilingua

  • sistemi di assistenza personalizzata ai visitatori

  • gestione automatizzata dei servizi alberghieri

  • analisi predittiva dei flussi turistici e delle preferenze dei clienti.

Non si tratta quindi di una semplice evoluzione tecnologica, ma di una trasformazione strutturale del modello di servizio nel turismo.

La sfida per il settore sarà trovare il giusto equilibrio tra:

  • innovazione tecnologica

  • qualità dell'esperienza umana

  • identità culturale dell'accoglienza.

Un nuovo equilibrio tra tecnologia e territorio

La puntata evidenzia così un passaggio fondamentale:

il turismo del futuro non sarà determinato solo dalla bellezza dei luoghi, ma dalla capacità dei territori di integrare:

  • innovazione tecnologica

  • qualità dell'ospitalità

  • organizzazione imprenditoriale

  • infrastrutture efficienti

  • identità culturale e territoriale.

In questo equilibrio tra tradizione e innovazione si gioca la competitività del turismo italiano nel mondo.


Riflessione della puntata

"Il turismo non è soltanto accoglienza.
È impresa, lavoro, organizzazione economica e sviluppo territoriale.

In un mondo in cui geopolitica, tecnologia e sicurezza influenzano i flussi turistici, i territori che sapranno innovare senza perdere identità saranno quelli capaci di trasformare la propria bellezza in economia reale."


🎙 PUNTATA 6 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:
Corrado Sorbo, Ingegnere.

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di
Per Sempre News.

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 7 | 2026

Tema: Intelligenza artificiale e diritto – responsabilità giuridica nell'era delle macchine intelligenti

Pensiero guida della puntata

"Se l'intelligenza artificiale cambia il modo in cui lavoriamo, produciamo e decidiamo, allora il diritto deve cambiare il modo in cui proteggiamo libertà, responsabilità e democrazia.
Quando la tecnologia corre più veloce delle regole, il rischio non è solo economico: è istituzionale." 


Dopo aver affrontato la sostenibilità dell'impresa reale nella puntata inaugurale, aver analizzato l'impatto di umanoidi e intelligenza artificiale sull'organizzazione del lavoro, aver approfondito le implicazioni economiche e finanziarie degli ESG e aver riflettuto sul rapporto tra sviluppo territoriale, infrastrutture e competitività economica, il ciclo Visioni di Impresa entra in una delle questioni più decisive della trasformazione contemporanea: il rapporto tra innovazione tecnologica e diritto.

L'intelligenza artificiale non rappresenta più soltanto una frontiera tecnologica. È diventata una materia regolata, capace di incidere direttamente su imprese, lavoro, servizi pubblici e diritti fondamentali.

Per questo il confronto della settima puntata si sposta dal piano tecnico e produttivo a quello giuridico e istituzionale, interrogandosi su una domanda sempre più centrale: chi governa davvero l'intelligenza artificiale?

Negli ultimi anni l'Unione Europea ha avviato uno dei più ambiziosi tentativi di regolazione globale della tecnologia attraverso il Regolamento europeo sull'intelligenza artificiale – AI Act, che introduce un sistema normativo basato sulla classificazione del rischio dei sistemi di IA.

Il regolamento distingue infatti tra:

– pratiche vietate
– sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio
– sistemi a rischio limitato
– sistemi a rischio minimo
– modelli di intelligenza artificiale di uso generale.

L'AI Act è entrato in vigore il 1° agosto 2024 e prevede un'applicazione progressiva delle norme tra il 2025 e il 2027, con la maggior parte degli obblighi operativi dal 2 agosto 2026 e alcune disposizioni specifiche per i sistemi ad alto rischio estese fino al 2027

L'approccio europeo mira a garantire trasparenza, sicurezza e tutela dei diritti fondamentali, evitando che lo sviluppo tecnologico sfugga completamente al controllo delle istituzioni democratiche.

Il processo di attuazione del regolamento è progressivo e si sviluppa lungo più fasi operative che porteranno alla piena applicazione delle norme entro il 2027.

Parallelamente, anche l'Italia ha avviato un proprio percorso normativo con l'approvazione della legge nazionale sull'intelligenza artificiale, che definisce principi generali di tutela dei diritti fondamentali e stabilisce un quadro di governance nazionale per l'attuazione delle norme europee.

In questo contesto il diritto non è chiamato soltanto a regolare una tecnologia.
È chiamato a definire il rapporto tra potere tecnologico, libertà economica e responsabilità sociale.

Il dialogo con il prof. Salvatore Aceto di Capriglia, professore ordinario di diritto privato comparato presso l'Università statale Parthenope di Napoli, avvocato cassazionista e Toga d'onore del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, riconoscimento conferito per essersi classificato primo negli esami di avvocato", affronta proprio questo nodo cruciale.

Dopo aver ascoltato nelle puntate precedenti il punto di vista delle imprese, dei tecnici e degli operatori economici, il confronto si sposta sul ruolo del diritto nel governare tecnologie sempre più autonome, spesso sviluppate e controllate da grandi piattaforme private globali, capaci di incidere sugli equilibri economici, sociali e democratici.

Tra i temi al centro del dialogo:

– il divario crescente tra velocità dell'innovazione tecnologica e tempi della legislazione
– la responsabilità giuridica dei sistemi intelligenti e delle decisioni automatizzate
– il rapporto tra proprietà privata delle piattaforme tecnologiche e sovranità degli Stati
– l'impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro e sulle relazioni industriali
– la necessità di garantire trasparenza e tutela dei diritti nei sistemi decisionali automatizzati
– il ruolo delle istituzioni nel governare la trasformazione tecnologica.

La puntata affronta inoltre una questione particolarmente rilevante per il mondo produttivo: gli obblighi di governance e di responsabilità che le imprese dovranno progressivamente assumere nell'utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale.

Le aziende saranno chiamate, tra le altre cose, a:

– mappare i sistemi di intelligenza artificiale utilizzati nei processi aziendali
– integrare l'IA nei sistemi di gestione del rischio e della compliance
– predisporre documentazione tecnica e procedure di trasparenza
– aggiornare contratti e rapporti con fornitori tecnologici
– garantire informazione e tutela dei lavoratori nei processi decisionali automatizzati.

In questo scenario il diritto assume una funzione strategica: non soltanto limitare i rischi dell'innovazione, ma definire le condizioni entro cui la tecnologia può svilupparsi senza compromettere libertà economica, diritti individuali e principi democratici.

La settima puntata amplia così ulteriormente lo sguardo del ciclo, mostrando come impresa, tecnologia e diritto non possano più essere considerati ambiti separati, ma parti di un unico processo di trasformazione che riguarda l'intera organizzazione della società contemporanea.

Cosa cambia concretamente per le imprese

Il quadro normativo europeo sull'intelligenza artificiale non è soltanto una dichiarazione di principio. Con l'entrata in vigore progressiva del Regolamento europeo sull'Intelligenza Artificiale (AI Act) e con l'adozione della normativa nazionale di coordinamento, l'utilizzo dell'intelligenza artificiale entra definitivamente nella sfera della responsabilità giuridica delle imprese.

Questo significa che l'intelligenza artificiale non può più essere considerata un semplice strumento tecnologico sperimentale, ma deve essere gestita come un fattore organizzativo, operativo e di rischio aziendale.

Per le imprese ciò comporta una serie di attività concrete che diventeranno sempre più rilevanti nei prossimi anni.

Tra le principali:

1. Mappatura dei sistemi di intelligenza artificiale utilizzati
Le imprese dovranno identificare e classificare i sistemi di IA utilizzati nei propri processi produttivi, organizzativi o decisionali, distinguendo tra strumenti a rischio minimo, limitato o ad alto rischio.

2. Governance interna dell'intelligenza artificiale
Sarà necessario integrare l'IA nei sistemi di gestione aziendale, individuando responsabilità interne e collegando l'utilizzo dell'intelligenza artificiale ai sistemi di gestione del rischio, della privacy e della sicurezza.

3. Valutazione d'impatto dei sistemi di IA
Per alcune applicazioni sarà richiesta una vera e propria valutazione preventiva degli effetti che i sistemi di intelligenza artificiale possono produrre su diritti fondamentali, lavoro, sicurezza e accesso ai servizi.

4. Trasparenza e tracciabilità delle decisioni automatizzate
Le imprese dovranno garantire che i processi decisionali supportati da algoritmi siano comprensibili, verificabili e documentati, evitando l'uso opaco di sistemi automatizzati che incidono su lavoratori, clienti o cittadini.

5. Aggiornamento dei contratti e dei rapporti con fornitori tecnologici
L'utilizzo di piattaforme e soluzioni di intelligenza artificiale richiederà una revisione della contrattualistica con fornitori e sviluppatori, introducendo clausole su responsabilità, sicurezza, audit e gestione dei dati.

6. Formazione e informazione
Le imprese saranno chiamate a formare dirigenti, responsabili tecnici e lavoratori sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nei processi organizzativi, soprattutto quando questa incide sull'organizzazione del lavoro.

In questo scenario la compliance normativa non rappresenta soltanto un obbligo, ma può diventare anche un fattore di competitività.

Le imprese che iniziano oggi ad organizzarsi in modo strutturato sull'intelligenza artificiale non solo riducono i rischi giuridici futuri, ma acquisiscono anche una maggiore capacità di integrare innovazione tecnologica e responsabilità organizzativa.

Riflessione della puntata

"Quando l'innovazione supera la capacità delle istituzioni di comprenderla, il rischio non è solo tecnologico ma democratico: le regole devono tornare a guidare il cambiamento senza fermarlo."


🎙 PUNTATA 7 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:
Salvatore Aceto di Capriglia, professore ordinario di diritto privato comparato presso l'Università statale Parthenope di Napoli, avvocato cassazionista e Toga d'onore del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, riconoscimento conferito per essersi classificato primo negli esami di avvocato".

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di
Per Sempre News.

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 8 | 2026

Tema

Impresa globale, dumping economico e rivoluzione tecnologica – il divario tra economie avanzate e paesi emergenti

✦ Pensiero guida della puntata

"Se il mercato è globale ma il costo della vita, il valore della moneta e il potere d'acquisto sono profondamente diversi tra i paesi, allora la competizione economica rischia di trasformarsi in una competizione diseguale.
La vera sfida non è fermare la globalizzazione, ma renderla sostenibile per le imprese e per le persone."


Introduzione della puntata

Dopo aver affrontato nel ciclo Visioni di Impresa i temi della sostenibilità economica, della trasformazione tecnologica, della responsabilità giuridica e delle dinamiche territoriali dello sviluppo, il confronto si sposta ora su una dimensione più ampia: la struttura dell'economia globale.

Il mercato contemporaneo è sempre più interconnesso.
Le imprese competono ormai in un sistema economico mondiale in cui beni, capitali e tecnologie attraversano i confini con grande rapidità.

Ma questa integrazione non avviene tra economie uguali.

Uno degli elementi più rilevanti — e spesso meno discussi — è la profonda differenza tra il costo della vita, il valore delle monete nazionali e il potere d'acquisto nei diversi paesi del mondo.

Il nodo della competizione diseguale

In molti paesi emergenti o in via di sviluppo il costo della vita è significativamente inferiore rispetto ai paesi europei.

Questo significa che:

– il costo del lavoro è molto più basso
– il potere d'acquisto locale è diverso
– la struttura dei prezzi è profondamente disallineata rispetto alle economie avanzate.

In un mercato globalizzato questo squilibrio produce spesso un effetto economico molto concreto: forme di dumping competitivo.

Imprese che operano in contesti economici con costi strutturalmente più bassi possono immettere sul mercato internazionale prodotti a prezzi che molte aziende europee — e in particolare italiane — faticano a sostenere.

Il risultato è una pressione crescente sul sistema produttivo dei paesi industrializzati, che rischiano di vedere erodere progressivamente:

– margini industriali
– capacità produttiva
– occupazione qualificata.

L'impatto sulle imprese italiane

Il sistema produttivo italiano è caratterizzato da una forte presenza di piccole e medie imprese, spesso altamente specializzate ma esposte alla concorrenza globale.

Quando la competizione si basa solo sul prezzo, le imprese europee entrano in un terreno estremamente difficile.

Non si tratta soltanto di efficienza produttiva.

Si tratta di strutture economiche radicalmente diverse, in cui incidono:

– costi sociali
– sistemi fiscali
– standard ambientali
– tutele del lavoro
– politiche industriali.

In questo scenario diventa centrale una domanda: come può l'impresa europea restare competitiva senza rinunciare ai propri standard sociali e produttivi?

La nuova variabile: tecnologia e automazione

A questo quadro si aggiunge oggi una trasformazione ancora più profonda.

L'avvento di intelligenza artificiale, robotica avanzata e umanoidi sta ridefinendo radicalmente il rapporto tra lavoro umano e produzione.

Nei sistemi economici più avanzati la tecnologia può diventare uno strumento per:

– aumentare la produttività
– compensare il costo del lavoro più elevato
– riportare alcune produzioni all'interno dei paesi industrializzati.

In altre parole, la rivoluzione tecnologica potrebbe modificare gli equilibri della globalizzazione.

La domanda diventa allora ancora più ampia:

la tecnologia ridurrà le disuguaglianze economiche globali oppure le amplificherà ulteriormente?


Il destino delle economie rurali e dei paesi emergenti

Molte economie emergenti restano ancora oggi fortemente legate a:

– agricoltura
– produzione primaria
– filiere produttive tradizionali
– lavoro umano ad alta intensità.

Se la produzione industriale globale dovesse progressivamente automatizzarsi, queste economie potrebbero trovarsi di fronte a una nuova sfida.

Non più soltanto recuperare ritardi tecnologici, ma ridefinire il proprio ruolo all'interno dell'economia mondiale.

Questo apre una riflessione più ampia su:

– cooperazione internazionale
– sviluppo sostenibile
– trasferimento tecnologico
– nuovi modelli di imprenditorialità locale.

Il ruolo delle relazioni internazionali

In questo contesto le relazioni diplomatiche ed economiche tra paesi assumono un ruolo strategico.

La cooperazione internazionale può contribuire a costruire nuovi equilibri tra:

– sviluppo economico
– innovazione tecnologica
– inclusione sociale.

Il dialogo della puntata affronta quindi anche il tema delle relazioni economiche tra Europa e paesi emergenti, con uno sguardo particolare alle dinamiche di sviluppo dell'America Latina e di altre aree del mondo.

Tra i temi al centro del dialogo

– differenze di costo della vita e potere d'acquisto tra economie globali
– dumping economico e impatto sulle imprese europee
– competitività delle PMI italiane nel mercato internazionale
– rivoluzione tecnologica: AI, robotica e umanoidi nella produzione
– possibile riorganizzazione delle filiere globali
– futuro delle economie rurali e dei paesi emergenti
– cooperazione economica e diplomazia internazionale.

✦ Riflessione della puntata

"Un mercato globale senza equilibrio tra sviluppo economico e condizioni sociali rischia di diventare una competizione tra sistemi diseguali.
La vera sfida del futuro sarà costruire un'economia globale capace di unire tecnologia, dignità del lavoro e crescita condivisa."


Approfondimento profilo ospite

L'Avv. Gerry Danesi, oltre al ruolo di Console Onorario del Nicaragua, ricopre ulteriori incarichi di rilievo in ambito accademico, giuridico e istituzionale internazionale.

È docente presso il Dipartimento di Studi Sociali e Umanistici (DiSSU) dell'Università Popolare Cattolica "Eustachio Montemurro – Teresa D'Ippolito" ed è avvocato cassazionista.

Opera inoltre come Responsabile Studi Euro-Mediterranei per la Cooperazione e la Pace, con delega al Terzo Settore e alla Cooperazione Internazionale.

A livello istituzionale, è Responsabile Nazionale Giustizia e Politiche Sociali FE.N.CO., Presidente della Commissione Giustizia e Affari Legali del Corpo Diplomatico Consolare Napoli Campania e Vice Coordinatore della Commissione Diritto Consolare e Relazioni Diplomatiche presso il COA Napoli.

Un profilo che unisce competenze giuridiche, visione internazionale e impegno nella cooperazione tra sistemi economici e istituzionali.


🎙 PUNTATA 8 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania
e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:
Avv. Gerry Danesi, Console Onorario del Nicaragua.

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di Per Sempre News.

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 9 | 2026

Tema: Intelligenza artificiale e intelligenza umana – il confine tra calcolo e pensiero

"L'intelligenza artificiale può elaborare dati e costruire modelli sempre più sofisticati, ma il pensiero resta una prerogativa umana: le macchine calcolano il mondo, l'uomo ne comprende il significato." 


✦ Pensiero guida della puntata

"La rivoluzione dell'intelligenza artificiale non riguarda soltanto la tecnologia. Riguarda la comprensione di ciò che distingue il calcolo dal pensiero e il ruolo che l'intelligenza umana continuerà ad avere nel guidare il futuro."


L'intelligenza artificiale nella trasformazione della società e dell'economia 

Dopo aver affrontato nelle puntate precedenti i temi della sostenibilità d'impresa, delle trasformazioni tecnologiche e delle dinamiche giuridiche che regolano l'attività economica, il ciclo Visioni di Impresa entra in una delle questioni più profonde della contemporaneità: il rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana.

L'intelligenza artificiale rappresenta oggi una delle più grandi rivoluzioni scientifiche e tecnologiche della storia recente. Sistemi algoritmici sempre più sofisticati sono in grado di analizzare enormi quantità di dati, individuare correlazioni, generare modelli previsionali e supportare processi decisionali in ambiti che vanno dalla medicina alla finanza, dall'industria alla ricerca scientifica.

La crescente diffusione di queste tecnologie pone tuttavia una domanda fondamentale: che cosa distingue realmente l'intelligenza delle macchine da quella dell'uomo?

Il contributo scientifico del professor Luigi Verolino 

La puntata affronta questa domanda insieme al Prof. Luigi Verolino, Professore Ordinario di Elettrotecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione (DIETI) dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Ingegnere elettronico e docente universitario con una lunga carriera accademica e scientifica, il professor Verolino ha svolto attività di ricerca anche presso il CERN di Ginevra e presso i Laboratori Nazionali di Frascati dell'INFN, contribuendo allo sviluppo di studi nei campi dell'elettromagnetismo applicato e dei sistemi elettrici.

Nel corso della sua attività accademica ha pubblicato numerosi lavori scientifici e testi universitari utilizzati nella formazione degli studenti di ingegneria, distinguendosi anche per il suo impegno nella diffusione della cultura scientifica e nell'orientamento universitario. Ha inoltre ricoperto incarichi istituzionali all'interno dell'Università Federico II, tra cui la direzione del SOFTel – Centro di Ateneo per l'Orientamento, la Formazione e la Teledidattica.

Il suo contributo alla puntata consente quindi di affrontare il tema dell'intelligenza artificiale non soltanto dal punto di vista tecnologico, ma con lo sguardo dello scienziato che riflette sul rapporto tra conoscenza, tecnologia e società.

La differenza tra calcolo e pensiero

Nel dialogo emerge una distinzione fondamentale.

Le macchine sono straordinariamente efficienti nel calcolo e nell'elaborazione dei dati. Gli algoritmi sono progettati per riconoscere pattern, elaborare probabilità, costruire modelli matematici e simulare linguaggi complessi.

Questo rende l'intelligenza artificiale uno strumento potentissimo per analizzare fenomeni economici, ottimizzare processi industriali e supportare decisioni basate su grandi quantità di informazioni.

Tuttavia, questa capacità computazionale non coincide con il pensiero.

Il pensiero umano non si limita a elaborare dati.
L'uomo è capace di porre domande, attribuire significato alle informazioni e immaginare scenari che ancora non esistono.

In questo senso la differenza tra intelligenza artificiale e intelligenza umana non è soltanto quantitativa, legata alla velocità di calcolo o alla capacità di elaborazione delle informazioni. È una differenza qualitativa, che riguarda la natura stessa del pensiero.

L'intelligenza artificiale può analizzare il mondo attraverso modelli matematici e statistici.

L'intelligenza umana invece interpreta il mondo, ne costruisce il significato e orienta le scelte che determinano il futuro delle società e delle economie.

Intelligenza artificiale e decisioni strategiche nelle imprese 

Questa distinzione diventa particolarmente rilevante anche per il mondo delle imprese.

Le tecnologie di intelligenza artificiale stanno infatti entrando sempre più nei processi produttivi, nei sistemi di gestione aziendale e nei modelli di analisi dei mercati.

Algoritmi di previsione, sistemi di automazione avanzata, strumenti di analisi dei dati e piattaforme digitali stanno modificando profondamente il modo in cui le imprese organizzano la produzione, gestiscono le informazioni e prendono decisioni strategiche.

In questo scenario la tecnologia diventa uno strumento straordinario di supporto all'attività economica.

Ma proprio per questo diventa ancora più importante il ruolo dell'intelligenza umana.

L'imprenditore, il manager, il ricercatore e il decisore economico non possono limitarsi a utilizzare strumenti tecnologici sempre più sofisticati. Devono essere in grado di interpretare i dati, comprendere i contesti e orientare le scelte strategiche.

Se il calcolo può essere delegato alle macchine, il pensiero non può esserlo.

Una sfida culturale prima ancora che tecnologica

Il rischio che emerge nel dibattito contemporaneo non è tanto la potenza delle tecnologie di intelligenza artificiale, quanto la possibilità che l'uomo rinunci progressivamente alla propria capacità critica, affidando agli algoritmi decisioni che richiedono invece responsabilità, visione e comprensione della realtà.

La questione diventa quindi non soltanto tecnologica, ma antropologica e culturale.

In un mondo nel quale le macchine diventano sempre più intelligenti, la vera sfida è preservare e sviluppare ciò che rende unica l'intelligenza umana: la capacità di interpretare la complessità, di immaginare il futuro e di assumere decisioni responsabili.

In questa prospettiva l'intelligenza artificiale non deve essere considerata come un sostituto dell'intelligenza umana, ma come uno strumento che può ampliare le possibilità di conoscenza e di sviluppo, a condizione che resti guidato dal pensiero umano.

Il progresso tecnologico diventa quindi una risorsa straordinaria solo quando viene accompagnato da una consapevolezza culturale e scientifica capace di orientarne l'utilizzo.

Perché, come emerge nel dialogo della puntata, la vera differenza non sta nella potenza delle macchine, ma nella capacità dell'uomo di pensare il mondo che le macchine contribuiscono a costruire.


✦ Riflessione della puntata

"L'intelligenza artificiale può calcolare il mondo con una precisione sempre maggiore. Ma solo l'intelligenza umana può comprenderne il significato e decidere la direzione del futuro."


🎙 PUNTATA 9 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora, Presidente di Confimi Industria Campania e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion.

Ospite della puntata:

Prof. Luigi Verolino, Professore Ordinario di Elettrotecnica presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione (DIETI) dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

In onda su Per Sempre News
Registrata negli studi di Per Sempre News.

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

Visioni di Impresa – Puntata 9

Umanesimo e intelligenza artificiale: conflitto o integrazione?

Un contributo di Luigi Carfora, ospite CPC, sui temi centrali della puntata


 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 10 | 2026

TemaMigrazioni globali, integrazione e nuove disuguaglianze nell'era dell'intelligenza artificiale

Pensiero guida della puntata

"Se la globalizzazione ha reso il mondo interconnesso, le migrazioni ne rappresentano la conseguenza più umana e più drammatica.
La vera domanda non è come fermarle, ma come governarle senza trasformarle in nuove forme di sfruttamento."


Introduzione della puntata

Dopo aver analizzato nelle puntate precedenti la trasformazione economica globale, le dinamiche della competizione internazionale e l'impatto delle nuove tecnologie sulla produzione, il percorso di Visioni di Impresa affronta ora una delle questioni più complesse e decisive del nostro tempo: le migrazioni.

La mobilità umana non è un fenomeno nuovo.
Ma oggi assume caratteristiche diverse.

È il risultato di una combinazione di fattori:

– squilibri economici globali
– crisi climatiche
– guerre e instabilità geopolitica
– trasformazioni del lavoro
– aspettative di miglioramento sociale

In questo scenario, l'immigrazione diventa il punto di intersezione tra economia, diritto, etica e politica internazionale.

Il Mediterraneo come spazio geopolitico

Il Mediterraneo non è solo un confine geografico.
È uno spazio storico di incontro tra civiltà, culture ed economie.

Ed è oggi anche una delle principali frontiere migratorie del mondo.

In questo contesto, l'Italia si trova in una posizione strategica ma complessa:

– punto di approdo
– spazio di transito
– luogo di integrazione o di marginalizzazione

Comprendere le migrazioni significa quindi leggere il Mediterraneo come sistema culturale e geopolitico, non solo come area di crisi.

Integrazione o marginalità?

Uno dei nodi centrali riguarda il modello di integrazione.

Non si tratta solo di accoglienza.

Si tratta di costruire condizioni reali di:

– inserimento lavorativo
– accesso ai diritti
– partecipazione sociale
– riconoscimento culturale

Quando questi elementi mancano, il rischio è la creazione di aree di marginalità che alimentano tensioni sociali e fragilità economiche.

Il rischio delle nuove forme di sfruttamento

Accanto al fenomeno migratorio emerge un tema ancora più delicato:

👉 le nuove forme di schiavitù contemporanea

In molti contesti, i migranti diventano parte di sistemi produttivi caratterizzati da:

– lavoro sottopagato
– assenza di tutele
– intermediazione illegale
– sfruttamento sistemico

Non si tratta di episodi isolati, ma di dinamiche che si inseriscono nelle distorsioni della globalizzazione già analizzate nelle puntate precedenti.

Immigrazione e sistema produttivo

Per il sistema imprenditoriale, la questione migratoria non è solo sociale.

È anche economica.

Le imprese si confrontano con:

– carenza di manodopera in alcuni settori
– necessità di competenze nuove
– gestione dell'integrazione nei contesti produttivi
– equilibrio tra legalità e competitività

La sfida è costruire un modello che non trasformi il lavoro migrante in leva di dumping sociale, ma in fattore di sviluppo sostenibile.

Emigrazione italiana e fuga del capitale umano

Accanto ai flussi migratori in ingresso, l'Italia vive da anni un fenomeno opposto ma strettamente connesso: l'emigrazione dei propri cittadini, in particolare giovani altamente formati.

Si tratta di una dinamica spesso meno visibile nel dibattito pubblico, ma con effetti profondi sul sistema economico e sociale.

Molti laureati e professionisti italiani — e in misura ancora più marcata provenienti dal Mezzogiorno — scelgono di trasferirsi in altri paesi europei o in economie più avanzate, attratti da:

– migliori opportunità professionali
– sistemi retributivi più competitivi
– servizi pubblici più efficienti
– contesti istituzionali più stabili
– maggiore valorizzazione del merito

Questo fenomeno produce una doppia conseguenza:

da un lato, i paesi di destinazione beneficiano di capitale umano già formato;
dall'altro, i territori di origine subiscono un progressivo impoverimento demografico, economico e produttivo.

Nel Mezzogiorno, in particolare, questo processo si traduce in:

– spopolamento dei territori
– riduzione della base imprenditoriale
– perdita di competenze qualificate
– contrazione della domanda interna

Si configura così una forma di trasferimento invisibile di ricchezza, in cui il valore generato dalla formazione e dalle competenze viene assorbito da altri sistemi economici.

Migrazioni come fenomeno sistemico

Letta in questa prospettiva, la questione migratoria assume una dimensione più ampia.

Non riguarda solo chi arriva, ma anche chi parte.

Non è solo un tema sociale, ma un elemento strutturale degli equilibri economici globali.

I flussi migratori — in ingresso e in uscita — diventano così parte integrante delle dinamiche già analizzate nel ciclo Visioni di Impresa:

– globalizzazione
– disuguaglianze economiche
– competitività dei sistemi produttivi
– trasformazione del lavoro

La vera sfida diventa allora costruire un modello capace di:

– trattenere il capitale umano
– attrarre competenze
– evitare forme di dumping sociale
– garantire sviluppo equilibrato tra territori

In assenza di questo equilibrio, il rischio è una crescente polarizzazione tra aree del mondo — e tra aree dello stesso paese — sempre più distanti per opportunità, qualità della vita e prospettive future.

La nuova variabile: AI, automazione e umanoidi

Il tema si collega direttamente alle puntate precedenti.

Se la tecnologia riduce il bisogno di lavoro umano nei paesi avanzati, cosa accade ai flussi migratori?

Si apre uno scenario inedito:

– minore domanda di lavoro manuale nei paesi industrializzati
– aumento della disoccupazione tecnologica
– trasformazione delle competenze richieste

Questo potrebbe generare una nuova tensione:

👉 meno opportunità nei paesi di destinazione
👉 maggiore pressione migratoria dai paesi di origine

Il destino dei paesi più poveri

Molti paesi da cui partono i flussi migratori restano intrappolati in condizioni di:

– povertà strutturale
– instabilità politica
– dipendenza economica
– scarsità di accesso alle tecnologie

Se la rivoluzione tecnologica non sarà accompagnata da politiche di sviluppo globale, il rischio è un ampliamento del divario già evidenziato nella puntata 8.

Migrazioni, cultura e identità

La questione migratoria non è solo economica o giuridica.

È anche culturale.

Il confronto tra identità diverse può diventare:

– fattore di crescita
oppure
– elemento di conflitto

La differenza sta nella capacità dei sistemi sociali di costruire modelli di convivenza evoluti.

Il ruolo delle relazioni internazionali

Le migrazioni non possono essere affrontate solo a livello nazionale.

Richiedono:

– cooperazione tra Stati
– politiche europee coordinate
– accordi con i paesi di origine
– investimenti nello sviluppo locale

Senza una visione internazionale, ogni politica migratoria resta incompleta.

Tra i temi al centro del dialogo

– migrazioni globali e squilibri economici
– ruolo del Mediterraneo
– integrazione sociale ed economica
– sfruttamento e nuove forme di schiavitù
– impatto delle migrazioni sulle imprese
– relazione tra immigrazione e dumping sociale
– AI, automazione e futuro del lavoro
– scenari per i paesi emergenti e in via di sviluppo
– cooperazione internazionale e politiche migratorie


Riflessione della puntata

"Non esiste sviluppo economico senza equilibrio sociale.
E non esiste globalizzazione sostenibile senza una gestione giusta e consapevole delle migrazioni.
Il futuro non dipenderà solo dalla tecnologia, ma dalla capacità dell'uomo di restare umano."


🎙 PUNTATA 10 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora
Presidente di Confimi Industria Campania
e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion

Ospite della puntata:
Prof. Pasquale Gallifuoco

docente di Geografia Umana e Geografia delle Lingue presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale", giornalista professionista, esperto delle dinamiche culturali e geopolitiche del Mediterraneo e Presidente delle ACLI Beni Culturali di Napoli 


🎬 Regia: Pino Fontana

📍 In onda su Per Sempre News
📍 Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in alta definizione

VISIONI DI IMPRESA – Puntata 11 | 2026

TemaCaro energia e crisi geopolitica – l'industria tra sopravvivenza e sovranità

"Non esiste politica industriale senza politica energetica. E non esiste impresa senza energia sostenibile."

✦ Pensiero guida della puntata

"La crisi energetica non è un'emergenza. È una condizione strutturale. E oggi più che mai separa le economie che possono produrre da quelle che sono destinate a perdere."



Dopo aver analizzato nelle puntate precedenti le trasformazioni tecnologiche, il ruolo dell'intelligenza artificiale e le dinamiche che orientano le scelte economiche, Visioni di Impresa affronta uno dei nodi più profondi e decisivi del nostro tempo:

👉 il rapporto tra energia, industria e sovranità economica.

Il 2026 non è l'inizio della crisi.

È il momento in cui la crisi diventa evidente.

Il conflitto in Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno innescato uno shock energetico globale, ma questo shock non ha fatto altro che portare alla luce una fragilità già esistente.

Perché il sistema industriale italiano, e più in generale europeo, da anni opera in una condizione di svantaggio strutturale.

✦ L'esplosione dei costi energetici: 

la "tempesta perfetta"

Nel giro di poche settimane, il sistema energetico globale ha registrato aumenti simultanei su tutte le principali componenti:

  • petrolio fino a +50%
  • carburanti in Europa fino al +30%
  • gas naturale con picchi superiori al +60%
  • energia elettrica in aumento tra il +30% e il +40%, con effetti immediati sui costi industriali

Non è una crisi settoriale.

👉 È una tempesta perfetta, che colpisce contemporaneamente:

  • produzione
  • logistica
  • approvvigionamenti
  • distribuzione

E quando tutta la filiera aumenta nello stesso momento,
l'impresa non può più compensare.

✦ Una crisi annunciata: la battaglia di Confimi Industria

La vera questione, tuttavia, è un'altra.

👉 questa crisi era già stata chiaramente identificata

Il Presidente nazionale di Confimi Industria, Paolo Agnelli, da anni denuncia con chiarezza un'anomalia strutturale:

  • energia fino a 3–4 volte più cara rispetto ad altri Paesi europei
  • assenza di una strategia energetica industriale
  • interventi pubblici discontinui e non risolutivi

Già prima della crisi geopolitica del 2026, Confimi aveva indicato con precisione il problema:

👉 le imprese italiane competono con uno svantaggio competitivo permanente

Non si tratta di oscillazioni di mercato.

Si tratta di un sistema che rende strutturalmente più costoso produrre in Italia.

E quando produrre costa di più:

  • si perde competitività
  • si riducono i margini
  • si indebolisce il sistema produttivo
  • A questa analisi si è affiancata, negli ultimi anni, un'iniziativa concreta promossa dal Presidente nazionale di Confimi Industria, Paolo Agnelli, che ha assunto un ruolo centrale nella battaglia sul tema energetico.

    È proprio su impulso diretto di Agnelli che nasce il Manifesto per l'Energia, sottoscritto da centinaia di imprese italiane, come strumento di proposta e pressione istituzionale.

    Il Manifesto non rappresenta una presa di posizione simbolica, ma una piattaforma strutturata che individua alcune priorità strategiche:

    • allineamento dei costi energetici italiani a quelli europei
    • riduzione degli oneri impropri che gravano sulle imprese
    • maggiore trasparenza nei meccanismi di formazione del prezzo
    • definizione di una politica energetica industriale stabile e di lungo periodo

    In questo quadro, la battaglia portata avanti da Paolo Agnelli assume un significato preciso:

    👉 non è una rivendicazione congiunturale
    👉 è una posizione strutturale a tutela della competitività industriale

    Perché senza condizioni energetiche comparabili, il mercato non è realmente concorrenziale, e le imprese italiane si trovano a competere in una condizione di svantaggio permanente.

Questo quadro, già critico prima del 2026, costituisce il punto di partenza per comprendere gli effetti della crisi geopolitica. 


✦ La guerra non crea il problema: lo amplifica

Con il conflitto in Iran, questo squilibrio diventa insostenibile.

Gli aumenti attuali si sommano a quelli già esistenti e generano un effetto cumulativo:

👉 un divario competitivo che diventa insuperabile

  • Italia: circa 85 €/MWh
  • Francia: circa 25 €/MWh
  • Germania: circa 44 €/MWh

Significa produrre con un costo energetico fino a tre volte superiore rispetto ai competitor diretti.

Le conseguenze sono inevitabili:

  • riduzione della produzione
  • blocco degli investimenti
  • rischio di delocalizzazione

E soprattutto:

👉 progressiva uscita dal sistema industriale

✦ Shock energia 2026: il caso Campania

In questo scenario, il caso Campania rappresenta uno degli indicatori più chiari della crisi in atto.

Come evidenziato nel nostro comunicato del 17 marzo scorso, pubblicato sul nostro portale: Carfora Confimi: shock energia 2026, 100mila imprese campane a rischio.

  • fino a 100.000 imprese risultano esposte al rischio energetico
  • decine di migliaia di aziende operano già in condizioni di forte difficoltà
  • l'impatto potenziale sull'occupazione è significativo

Non si tratta di una proiezione.

👉 È una fotografia del presente.

✦ Struttura produttiva e squilibrio energetico

Per le imprese campane, il tema energetico non si esaurisce nel livello del prezzo.

La criticità risiede nella struttura del tessuto produttivo regionale, caratterizzato da una prevalenza di micro e piccole imprese che acquistano energia come fattore essenziale del ciclo produttivo, ma non dispongono della massa negoziale necessaria per incidere sulle condizioni del mercato libero.

In presenza di un'offerta energetica concentrata e di un'utenza industriale frammentata, la libertà formale di scelta del fornitore non si traduce sempre in un reale potere contrattuale.

Per molte PMI campane:

  • l'energia è un costo incomprimibile
  • non è facilmente trasferibile lungo la filiera
  • incide direttamente sulla marginalità

Ne deriva che ogni aumento, anche limitato, ha un effetto immediato su:

  • capacità di investimento
  • liquidità aziendale
  • sostenibilità industriale

In un territorio a forte presenza di imprese di piccola dimensione, questo squilibrio rischia di amplificare una fragilità già strutturale.

✦ Le richieste: dal territorio al livello nazionale

In questo contesto, emerge con chiarezza la necessità di un'azione di rappresentanza forte e coerente.

Confimi Industria Campania ritiene necessario che, nelle sedi competenti, vengano sostenute alcune priorità:

  1. Garantire condizioni realmente concorrenziali e trasparenti nel mercato libero dell'energia, con particolare attenzione alla tutela delle PMI industriali
  2. Introdurre strumenti strutturali che assicurino stabilità e prevedibilità dei costi energetici, superando definitivamente una logica emergenziale
  3. Valorizzare le specificità territoriali, evitando che le differenze strutturali amplifichino i divari competitivi tra aree del Paese

✦ Una posizione coerente

Confimi Industria Campania condivide pienamente l'obiettivo nazionale di rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano.

Tuttavia, in un contesto caratterizzato da una diffusa fragilità dimensionale, la tutela dell'utenza industriale nel mercato energetico rappresenta una condizione essenziale di equilibrio economico e di tenuta produttiva.

La Campania rappresenta oggi un indicatore avanzato della crisi, anticipando dinamiche che potrebbero estendersi su scala nazionale. 


✦ Il nodo reale: imprese che producono in perdita

Il punto più critico non è la chiusura immediata delle aziende.

È un fenomeno più complesso e più pericoloso:

👉 imprese che continuano a produrre, ma in perdita

Le cause si sommano:

Energia

  • aumento gas fino al +60%
  • aumento elettricità fino al +40%
  • incidenza fino al 30% dei costi

Trasporti

  • carburanti +30%
  • logistica fino al 35% dei costi

Margini

  • medi tra il 3% e il 6%

Liquidità

  • costi immediati
  • incassi differiti

Prezzi

  • impossibilità di adeguare i listini

👉 risultato:

il margine si azzera e diventa perdita

✦ La crisi silenziosa: la desertificazione industriale

Il rischio non è improvviso.

È progressivo.

  • si continua a produrre
  • si riduce la liquidità
  • si accumulano perdite

👉 fino al punto di rottura

Questa è la vera emergenza:

👉 una desertificazione industriale lenta, ma costante

✦ Energia e sovranità: il punto politico

La questione energetica non è più tecnica.

È politica.

👉 senza energia competitiva non esiste industria

E senza industria:

  • non esiste occupazione
  • non esiste crescita
  • non esiste autonomia economica

✦ Il contributo tecnico: governare, non subire

In questo scenario si inserisce il contributo dell'ing. Eugenio Feleppa, Vice Direttore Confimi Industria Campania ed Energy Manager.

Il suo intervento introduce una linea chiara:

👉 la crisi si affronta con competenza, non con emergenza

Attraverso:

  • Energy Manager ed EGE
  • Certificati Bianchi
  • sistemi ISO 50001
  • welfare energetico

Si costruisce un nuovo approccio:

👉 l'energia diventa una funzione strategica dell'impresa

✦ Il punto centrale: le imprese non chiedono aiuti

Qui emerge con forza la posizione che attraversa tutta la puntata.

👉 le imprese non chiedono assistenza
👉 chiedono condizioni per competere
👉 chiedono parità nelle regole del mercato europeo
👉 perché la competizione si gioca nel mercato globale 

Non si tratta di sostenere artificialmente il sistema.

Si tratta di rimuovere uno svantaggio strutturale.

✦ Il rischio finale: uscire dalla competizione globale

Se il divario energetico resta:

  • le imprese non investono
  • si spostano
  • chiudono

👉 non è una crisi ciclica
👉 è una trasformazione irreversibile

✦ Riflessione della puntata

"La guerra ha acceso i riflettori. Ma il problema era già lì. Un sistema industriale non crolla in un giorno. Smette lentamente di essere competitivo. E quando produrre costa più del valore che si crea, l'impresa non entra in crisi: esce dal sistema."


🎙 PUNTATA 11 – CICLO 2026

Conduce e cura il format:
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion

Ospiti della puntata:
Paolo Agnelli
Presidente nazionale Confimi Industria

Eugenio Feleppa
Vice Direttore Confimi Industria Campania
Energy Manager

🎬 Regia: Pino Fontana

 📍 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 12 | Ciclo 2026

Impresa e sport nel Mezzogiorno: economia reale, identità e costruzione di valore

Tema: Sport e imprese del Sud Italia tra capacità imprenditoriale, impatto economico e sviluppo territoriale

✦ Pensiero guida della puntata

"Nel Mezzogiorno l'impresa non è mai solo impresa.
È capacità di resistere, di costruire e di dare forma a un contesto che spesso non aiuta."



Introduzione della puntata

Dopo aver attraversato nelle puntate precedenti le grandi dinamiche che stanno trasformando l'economia globale — tecnologia, diritto, energia, migrazioni — il percorso di Visioni di Impresa torna su un punto essenziale:
👉 la capacità concreta di fare impresa nel Mezzogiorno.

Non come astrazione, ma come esperienza reale.

In questo scenario si inserisce anche il tema dello sport, che non rappresenta un ambito separato, ma una possibile estensione dell'attività economica, con effetti diretti sul territorio, sull'occupazione e sulla costruzione di identità.

Fare impresa nel Sud: una questione di contesto

Fare impresa nel Mezzogiorno significa operare in un ambiente dove le condizioni non sono neutre.

I limiti sono noti:

– infrastrutture non sempre adeguate
– accesso al credito più complesso
– tempi amministrativi incerti
– assenza di un sistema produttivo integrato

Ma proprio in questo contesto emergono esperienze che dimostrano un punto fondamentale:

👉 il problema non è solo dove si opera, ma come si costruisce l'impresa dentro quel contesto

Il percorso imprenditoriale

L'esperienza di Andrea Langella si inserisce in questa dimensione.

Un imprenditore che ha sviluppato e consolidato attività industriali nel territorio campano e che, nel tempo, ha dimostrato una capacità tipica di chi opera nel Mezzogiorno:

👉 tenere insieme visione e gestione

Il passaggio nel calcio non rappresenta un cambio di identità, ma una declinazione diversa dello stesso approccio.

La Juve Stabia: da crisi a progetto

Quando Langella entra nella gestione della Juve Stabia, il club attraversa una fase complessa, segnata da difficoltà economiche e da una mancanza di prospettiva sportiva.

Il lavoro che segue non è solo sportivo.

È un'operazione tipicamente imprenditoriale:

– risanamento della struttura economica
– riorganizzazione gestionale
– costruzione di sostenibilità
– progressivo rilancio competitivo

Nel tempo, il club torna a crescere fino a raggiungere risultati significativi, tra cui la promozione in Serie B e un percorso che arriva a sfiorare traguardi ancora più ambiziosi.

Sport come economia, non come eccezione

Questo passaggio è importante perché chiarisce un punto spesso sottovalutato:

👉 lo sport non è fuori dall'economia
👉 è parte dell'economia

Un club calcistico genera:

– occupazione diretta e indiretta
– indotto territoriale
– attrattività
– visibilità per il territorio

Nel Mezzogiorno, questi effetti sono ancora più rilevanti, perché incidono su contesti dove le occasioni di sviluppo sono più limitate.

La fase finale: costruzione e cessione

Un elemento particolarmente significativo del percorso è la fase conclusiva.

Dopo aver riportato stabilità e valore al club, Langella esce dalla società attraverso un'operazione che vede l'ingresso di un gruppo internazionale, con la ricapitalizzazione e l'acquisizione totale delle quote da parte di un fondo.

Non è un dettaglio.

👉 è un passaggio tipicamente imprenditoriale

Significa:

– aver costruito un asset credibile
– aver reso il progetto attrattivo
– aver creato le condizioni per un passaggio di scala

Non si tratta di uscire da un'esperienza.
Si tratta di completarne il ciclo economico.

Il limite del Mezzogiorno: imprese senza sistema

Dalle puntate precedenti emerge un tema ricorrente:

👉 il Mezzogiorno non manca di capacità imprenditoriale
👉 manca di sistema

Anche nello sport questo è evidente:

– progetti isolati
– difficoltà di continuità
– scarsa integrazione con il tessuto economico

Il rischio è che esperienze positive restino casi singoli, senza generare effetti strutturali.

Dalla singola esperienza al modello

Il punto allora non è raccontare un successo.

È capire se esperienze come questa possono diventare:

– modelli replicabili
– strumenti di sviluppo
– elementi di costruzione di filiere

Lo sport, in questo senso, può essere una leva, ma solo se inserito in una visione più ampia.

Impresa, territorio e responsabilità

Nel Mezzogiorno, l'impresa ha sempre una dimensione che va oltre il dato economico.

Incide su:

– coesione sociale
– opportunità locali
– equilibrio territoriale

E questo vale sia per l'impresa industriale sia per quella sportiva.

Tra i temi al centro del dialogo

– fare impresa nel Mezzogiorno
– gestione del rischio in contesti complessi
– sport come estensione dell'attività economica
– indotto economico dello sport
– sostenibilità e continuità
– costruzione di valore nel tempo
– passaggio da impresa a sistema

✦ Riflessione della puntata

"Il Mezzogiorno non ha bisogno di narrazioni.
Ha bisogno di modelli.
E ogni esperienza imprenditoriale che riesce a creare valore, consolidarlo e renderlo trasferibile dimostra che il limite non è il territorio, ma la capacità di costruire sistema."


🎙 PUNTATA 12 – CICLO 2026

Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion

Ospite della puntata
Andrea Langella
Imprenditore


🎬 Regia: Pino Fontana

📺 In onda su Per Sempre News
🎙 Registrata negli studi di
Per Sempre News

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 13 | Ciclo 2026

Territorio, turismo e sviluppo: organizzare il valore attraverso le DMO


Tema: Il ruolo delle Destination Management Organization in Campania tra governance, sviluppo economico e costruzione di sistema

✦ Pensiero guida della puntata

"Un territorio non diventa competitivo per ciò che possiede, ma per come riesce a organizzarlo.
E senza organizzazione, anche il valore più straordinario resta potenziale."


Introduzione della puntata

Dopo aver attraversato nelle puntate precedenti i grandi temi della trasformazione economica — tecnologia, diritto, energia, migrazioni e, più recentemente, il ruolo dell'impresa nel Mezzogiorno — il percorso di Visioni di Impresa compie un passaggio ulteriore e naturale:

👉 dall'impresa
👉 al territorio come sistema economico

Perché oggi la vera sfida non è più soltanto produrre valore, ma renderlo organizzato, riconoscibile e competitivo.

In questo scenario si inserisce il tema delle Destination Management Organization (DMO), strumenti che stanno emergendo anche in Campania come possibile risposta alla frammentazione del sistema territoriale.

Il contributo del Prof. Francesco Eriberto d'Ippolito

Il dialogo della puntata si sviluppa a partire dal contributo del Prof. Francesco Eriberto d'Ippolito, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e professore ordinario presso l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli", giurista e figura istituzionale di riferimento

Recentemente indicato come Presidente della DMO "Destination Caserta", il professore è oggi chiamato a guidare una fase particolarmente delicata:

👉 la costruzione di un modello di governance territoriale capace di mettere in relazione istituzioni, imprese, sistema culturale e operatori economici.

Non si tratta di un incarico formale.

Si tratta di un passaggio strategico, in cui il territorio prova a trasformarsi da somma di risorse a sistema organizzato.

Cosa sono davvero le DMO

Le DMO vengono spesso ridotte a strumenti di promozione turistica.

Ma questa lettura è limitante.

👉 le DMO non promuovono soltanto un territorio
👉 lo organizzano come prodotto economico

Questo significa:

– costruire una regia unitaria della destinazione
– coordinare attrattori, servizi e operatori
– integrare pubblico e privato
– trasformare identità e patrimonio in valore economico

L'obiettivo non è aumentare la visibilità.

👉 è generare economia strutturata

Il caso "Destination Caserta"

Il progetto "Destination Caserta" si inserisce pienamente in questa prospettiva.

Non si tratta di una singola iniziativa locale, ma di un tentativo di costruire un sistema territoriale che mette in relazione:

– la Reggia di Caserta
– il sistema borbonico
– l'area dell'Appia
– i comuni dell'hinterland casertano

👉 un territorio ampio, integrato e potenzialmente competitivo

L'obiettivo è chiaro:

– superare la frammentazione
– costruire un'offerta coordinata
– trasformare flussi episodici in presenza stabile
– aumentare la qualità della spesa turistica

La Campania: una fase di trasformazione

La Campania vive oggi una fase nuova.

Da un lato, dispone di un patrimonio unico e di una crescente attrattività internazionale.

Dall'altro, si trova ad affrontare un passaggio delicato:

👉 la nascita contemporanea di più DMO sul territorio

Un segnale positivo, ma che apre una questione centrale:

👉 come evitare che queste iniziative restino isolate?

Criticità: una questione di fase

Le criticità non riguardano le singole DMO né le figure chiamate a guidarle.

Riguardano il sistema nel suo complesso.

Siamo in una fase di costruzione, in cui emergono questioni inevitabili:

– coordinamento tra territori
– integrazione tra pubblico e privato
– definizione di modelli operativi
– capacità di misurare l'impatto economico

👉 è una criticità di struttura
👉 non di competenze

Ed è proprio in questa fase che il contributo di una guida istituzionale e scientifica diventa determinante.

I rischi della frammentazione

La moltiplicazione delle DMO può produrre effetti opposti a quelli attesi se non accompagnata da una visione complessiva.

Tra i principali rischi:

– sovrapposizione di funzioni
– competizione tra territori contigui
– dispersione delle risorse
– frammentazione delle strategie

👉 il problema non è il numero delle DMO
👉 è la loro capacità di funzionare come sistema

Le potenzialità: un cambio di paradigma

Se correttamente strutturate, le DMO possono rappresentare uno dei passaggi più importanti per lo sviluppo del Mezzogiorno.

Possono diventare:

– strumenti di coordinamento territoriale
– leve di sviluppo economico
– piattaforme di integrazione tra turismo, cultura e imprese
– attrattori di investimenti

👉 non più promozione
👉 ma politica economica territoriale

Il legame con il sistema produttivo

Questo punto chiude il cerchio con l'intero ciclo di Visioni di Impresa.

Le imprese non operano isolate.

Operano dentro un contesto.

E quando il contesto non è organizzato:

– aumenta il rischio
– diminuisce la competitività
– si riduce la capacità di crescita

Le DMO possono diventare lo strumento per:

👉 connettere territorio e sistema produttivo

La vera sfida

Il tema centrale resta uno.

👉 non creare nuove strutture
👉 ma farle funzionare insieme

Perché il Mezzogiorno non ha un problema di iniziative.

Ha un problema di integrazione delle iniziative

Tra i temi al centro del dialogo

– cosa sono le DMO
– il progetto "Destination Caserta"
– governance territoriale
– nascita delle DMO in Campania
– rischi di frammentazione
– potenzialità economiche
– rapporto tra territorio e imprese


✦ Riflessione della puntata

"Il valore nei territori esiste già.
Il punto è se siamo capaci di organizzarlo.
Perché solo quando diventa sistema, quel valore si trasforma in sviluppo."


🎙 PUNTATA 13 – CICLO 2026

Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion

Ospite della puntata
Prof. Francesco Eriberto d'Ippolito
Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche
Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli"
Presidente DMO "Destination Caserta" 


🎬 Regia: Pino Fontana


📺 In onda su Per Sempre News
🎙 Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 14 | 2026

Tema: Formazione, musica e identità – creare valore umano nell'era dell'intelligenza artificiale

Pensiero guida della puntata

"Quando la tecnologia rende tutto accessibile e replicabile, il vero valore non nasce più dalla produzione, ma dalla formazione.
La differenza non la farà chi sa usare gli strumenti, ma chi ha costruito un'identità che nessuna macchina può imitare."


Dopo aver analizzato nelle puntate precedenti l'evoluzione tecnologica, il ruolo dell'intelligenza artificiale nei processi produttivi, l'impatto delle trasformazioni economiche sui territori e le implicazioni giuridiche della digitalizzazione, il ciclo Visioni di Impresa affronta una dimensione più profonda e spesso trascurata: la formazione come origine del valore.

La quattordicesima puntata introduce un cambio di prospettiva significativo.
Non si limita a osservare l'impresa come sistema economico, ma la interpreta come espressione di una costruzione culturale e identitaria.

In questo contesto, il dialogo con il Maestro Leonardo Quadrini, direttore d'orchestra, pianista, compositore e docente presso il Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli, consente di affrontare il tema della formazione da un punto di vista privilegiato: quello della musica, uno degli ambiti più rigorosi e strutturati della conoscenza umana.

La musica, infatti, non è soltanto arte.
È disciplina, metodo, coordinamento, ascolto e responsabilità.

È, in altri termini, una vera e propria scuola di impresa.

Formazione e identità: oltre la logica delle competenze

Nel dibattito contemporaneo la formazione è spesso interpretata come aggiornamento continuo o acquisizione di competenze tecniche.
Una visione funzionale, ma riduttiva.

L'esperienza musicale dimostra invece che la formazione autentica non è mai soltanto tecnica.
È un processo lungo, stratificato, che costruisce identità.

Nel percorso di un direttore d'orchestra convergono:
– studio teorico e pratica costante
– capacità di interpretazione
– gestione di gruppi complessi
– responsabilità del risultato collettivo

Non si tratta di imparare a fare qualcosa.
Si tratta di diventare in grado di guidare, interpretare e dare senso.

Trasposta nel mondo dell'impresa, questa prospettiva evidenzia una criticità sempre più diffusa:
la presenza di organizzazioni tecnicamente competenti ma prive di identità riconoscibile.

La formazione, quindi, non è un costo né un'attività accessoria.
È il fondamento della differenza competitiva.

La musica come sistema economico e generatore di lavoro

La puntata affronta inoltre un aspetto spesso sottovalutato:
la musica come filiera economica complessa.

Il settore musicale attiva infatti una rete articolata di attività:
– formazione (conservatori, accademie, docenti)
– produzione artistica (musicisti, direttori, compositori)
– organizzazione e distribuzione (teatri, festival, eventi)
– servizi collegati (tecnici, comunicazione, turismo culturale)

Si tratta di un sistema che genera occupazione, reddito e valore territoriale.

La musica, in questo senso, non è solo espressione culturale, ma una vera infrastruttura economica capace di produrre indotto e sviluppo.

Tuttavia, questa filiera funziona solo in presenza di un elemento imprescindibile:
la qualità.

E la qualità, ancora una volta, è il risultato diretto della formazione.

La trasformazione del mercato musicale: semplificazione e perdita di profondità

Negli ultimi anni il settore musicale ha subito una trasformazione significativa.

Si è progressivamente affermato un modello produttivo caratterizzato da:
– riduzione della complessità musicale
– centralità dell'immagine rispetto al contenuto
– artisti spesso privi di una formazione strutturata

Questo modello risponde a logiche industriali precise.
La semplificazione consente maggiore velocità, maggiore replicabilità e maggiore controllo.

Tuttavia, produce anche effetti rilevanti:
– perdita di profondità artistica
– omologazione dei contenuti
– riduzione della durata del valore nel tempo

La musica diventa così un prodotto di consumo rapido,
più vicino alla logica industriale che a quella culturale.

Il confronto con il Maestro Quadrini consente di evidenziare una distinzione fondamentale:
tra chi interpreta la musica come espressione di un percorso e chi la utilizza come strumento di mercato.

Intelligenza artificiale e produzione musicale

In questo scenario si inserisce l'intelligenza artificiale, che oggi consente di generare contenuti musicali attraverso algoritmi sempre più sofisticati.

Le tecnologie disponibili permettono:
– composizione automatica di brani
– imitazione di stili musicali
– produzione di basi e arrangiamenti

Questo introduce una nuova dinamica competitiva nel settore.

La musica, tradizionalmente legata all'esperienza umana, entra in una dimensione di riproducibilità tecnica avanzata.

Tuttavia, il punto centrale non è la capacità dell'AI di produrre musica,
ma la sua impossibilità di generare esperienza, intenzione e identità.

L'intelligenza artificiale può simulare.
Non può vivere.

Il rischio della sostituibilità

La diffusione dell'AI rende evidente una distinzione sempre più netta.

Non tra uomo e macchina, ma tra:
– competenza superficiale e competenza profonda
– produzione standardizzata e identità autentica

Il rischio reale non è che la tecnologia sostituisca l'uomo.
È che sostituisca tutto ciò che è facilmente replicabile.

In questo senso, la mancanza di formazione diventa un fattore di vulnerabilità.

Chi non ha costruito un'identità professionale e culturale solida
è più esposto alla sostituzione tecnologica.

Cosa cambia concretamente per il mondo produttivo e creativo

La trasformazione in atto produce effetti concreti anche per le imprese e per i professionisti.

Tra i principali:

  1. Centralità della formazione strutturata

  1. Non sarà più sufficiente aggiornarsi. Sarà necessario costruire competenze profonde e integrate.
  2. Necessità di sviluppare identità riconoscibili
  3. In un mercato saturo, la differenza sarà determinata dalla capacità di essere unici.
  4. Integrazione consapevole dell'intelligenza artificiale
  5. Le tecnologie dovranno essere utilizzate come strumenti di supporto, non come sostituti della competenza.
  6. Valorizzazione della qualità rispetto alla quantità
  7. La produzione massiva perde valore. Cresce il valore di ciò che richiede tempo e approfondimento.
  8. Nuovi modelli di lavoro nelle industrie creative
  9. Le professioni legate alla musica e alla cultura dovranno evolvere integrando competenze artistiche, tecnologiche e manageriali.

Il ruolo della formazione nel futuro della musica e dell'impresa

La puntata evidenzia come la formazione rappresenti il vero punto di equilibrio tra innovazione tecnologica e valore umano.

Nel mondo della musica, così come in quello dell'impresa,
non sarà la tecnologia a determinare il futuro,
ma il modo in cui gli individui saranno in grado di utilizzarla senza perdere identità.

La formazione diventa quindi:
– fattore di competitività
– strumento di distinzione
– elemento di sostenibilità nel tempo


Riflessione della puntata

"Nel tempo della produzione infinita, ciò che resiste non è ciò che viene creato più velocemente, ma ciò che è stato costruito più profondamente.
La formazione non accelera il risultato: lo rende duraturo."


🎙 PUNTATA 14 – CICLO 2026
Conduce e cura il format:
Luigi Carfora

Presidente di Confimi Industria Campania
e Presidente del Consorzio Suggestioni Campane Promotion


🎙 Ospite della puntata:
M° Leonardo Quadrini

direttore d'orchestra, pianista, compositore e docente presso il Conservatorio "San Pietro a Majella" di Napoli

🎬 Regia: Pino Fontana

📺 In onda su Per Sempre News

🌐 Guarda la puntata:


https://psntv.it/visioni-dimpresa

https://www.suggestioni.eu/visioni-di-impresa/

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 15 | Ciclo 2026

Stato, impresa e trasformazione economica: dal modello keynesiano alla globalizzazione tecnologica

Tema della puntata

Economia, impresa e trasformazione del sistema produttivo italiano tra Prima Repubblica, liberismo economico, predominio delle multinazionali, crisi delle PMI, intelligenza artificiale, robotica umanoide, fiscalità, ZES e necessità di una nuova regolazione economica dello Stato.

✦ Pensiero guida della puntata

"Ogni sistema economico che concentra ricchezza e potere senza redistribuire stabilità e dignità sociale genera inevitabilmente squilibri destinati a trasformarsi in crisi economica, sociale e democratica."


Introduzione della puntata


Dopo aver affrontato nelle precedenti puntate energia, diritto, sicurezza, trasformazioni produttive e dinamiche sociali, Visioni di Impresa entra in una riflessione ancora più profonda:

👉 comprendere come sia cambiato il modello economico italiano
👉 comprendere perché il sistema produttivo territoriale abbia progressivamente perso equilibrio
👉 comprendere quale debba essere oggi il ruolo dello Stato nell'economia contemporanea.

La puntata affronta infatti un tema centrale:
👉 il passaggio storico dalla filosofia economica keynesiana della Prima Repubblica al modello liberista della Seconda Repubblica fino all'attuale fase dominata dalla globalizzazione finanziaria, dalle multinazionali tecnologiche e dall'intelligenza artificiale.

Una trasformazione che non ha modificato soltanto i mercati.
Ha modificato:
– il rapporto tra impresa e territorio
– il rapporto tra Stato e cittadini
– il rapporto tra lavoro e tecnologia
– il rapporto tra ricchezza e distribuzione sociale.

La Prima Repubblica e l'equilibrio keynesiano

Nel modello economico della Prima Repubblica, lo Stato non era considerato un ostacolo allo sviluppo.
Era considerato:
👉 un regolatore necessario dell'economia.

La filosofia economica keynesiana partiva da un principio preciso:
👉 il mercato, lasciato completamente libero, tende naturalmente a produrre squilibri sociali ed economici.

Per questa ragione lo Stato interveniva:
– negli investimenti
– nelle infrastrutture
– nella politica industriale
– nella tutela dell'occupazione
– nella redistribuzione del reddito.

L'obiettivo non era eliminare il mercato.
L'obiettivo era:
👉 impedire che il mercato distruggesse gli equilibri sociali.

Lo Stato manteneva quindi una funzione:
– regolatrice
– redistributiva
– strategica.

L'economia reale restava centrale.
Le imprese rimanevano fortemente collegate:
– ai territori
– alle comunità locali
– al lavoro produttivo
– alle filiere nazionali.

La Seconda Repubblica e la filosofia liberista

Con gli anni '90 si afferma progressivamente una filosofia economica diversa.

Il liberismo economico sostiene che:
👉 il mercato sia capace di autoregolarsi in modo efficiente.

Lo Stato riduce progressivamente il proprio intervento diretto.
La globalizzazione diventa il nuovo paradigma dominante.

Secondo questa impostazione:
– la competizione avrebbe aumentato l'efficienza
– il mercato globale avrebbe generato crescita diffusa
– la liberalizzazione avrebbe favorito opportunità per tutti.

Ma questa teoria presupponeva una condizione fondamentale:
👉 che i soggetti economici competessero in condizioni relativamente equilibrate.

Ed è qui che emerge la contraddizione strutturale del sistema contemporaneo.

Quando soggetti economici enormemente più forti dominano il mercato:
👉 il mercato non produce equilibrio
👉 produce concentrazione.

Il predominio delle multinazionali e la crisi delle economie territoriali

La globalizzazione ha certamente ampliato mercati e innovazione.
Ma ha anche prodotto:
👉 una gigantesca concentrazione del potere economico.

Le multinazionali contemporanee non controllano soltanto produzione e commercio.
Controllano:
– dati
– logistica
– piattaforme digitali
– distribuzione globale
– finanza
– comunicazione
– tecnologia.

Questo modifica radicalmente gli equilibri economici.

Le PMI territoriali italiane, pur rappresentando il cuore produttivo nazionale, si trovano oggi a competere con soggetti che possiedono:
– capitali enormemente superiori
– potere fiscale internazionale
– accesso privilegiato alla finanza
– capacità tecnologiche irraggiungibili per molte imprese locali.

Il risultato è progressivo:
– indebolimento delle economie territoriali
– desertificazione commerciale
– perdita di filiere produttive locali
– riduzione della sovranità economica dei territori.

Il limite dell'antitrust nel capitalismo globale

L'antitrust nasce per impedire concentrazioni economiche eccessive.

Ma il capitalismo contemporaneo ha raggiunto una dimensione tale da rendere spesso inefficaci gli strumenti tradizionali di controllo.

Negli Stati Uniti, dove esiste la più lunga tradizione antitrust del mondo:
👉 le grandi piattaforme tecnologiche continuano comunque a concentrare potere economico e informativo enorme.

Se persino negli Stati Uniti il controllo incontra limiti evidenti:
👉 in Europa e in Italia la difficoltà diventa ancora maggiore.

E mentre il dibattito si concentra sui grandi gruppi:
👉 le PMI rimangono spesso prive di una tutela concreta.

L'antitrust raramente riesce a proteggere:
– le economie territoriali
– le piccole imprese
– le filiere locali
– gli squilibri commerciali indiretti.

Il ritorno della necessità dello Stato regolatore

Ed è qui che la riflessione della puntata diventa centrale.

Dopo decenni di predominio liberista emerge una domanda fondamentale:
👉 il mercato può davvero autoregolarsi quando il potere economico è così concentrato?

La realtà contemporanea sembra mostrare il contrario.

Quando:
– la ricchezza si concentra
– il debito cresce
– il reddito reale diminuisce
– le famiglie si impoveriscono
– le PMI soffocano fiscalmente
– il lavoro perde stabilità

diventa inevitabile il ritorno di una funzione regolatrice dello Stato.

Non nel senso di uno Stato che sostituisce il mercato.
Ma nel senso di uno Stato che:
– riequilibra
– redistribuisce
– protegge l'economia reale
– difende il tessuto produttivo diffuso
– impedisce concentrazioni distruttive.

Il vero nodo filosofico diventa quindi:
👉 la libertà economica senza equilibrio sociale tende a trasformarsi in dominio economico.

Redistribuzione del reddito e sopravvivenza sociale

La questione della redistribuzione torna oggi centrale.

Milioni di cittadini:
– famiglie
– professionisti
– piccoli imprenditori
– lavoratori autonomi

vivono una crescente pressione economica.

Non soltanto per effetto della fiscalità.
Ma per:
– stagnazione dei redditi
– aumento del costo della vita
– aumento del debito privato
– compressione dei margini economici
– instabilità lavorativa.

Quando il sistema economico non distribuisce reddito sufficiente:
👉 la domanda interna rallenta
👉 le imprese vendono meno
👉 il debito cresce
👉 la pressione fiscale diventa insostenibile.

Ed è qui che ritorna l'attualità del pensiero keynesiano:
👉 senza capacità di redistribuzione, il sistema economico perde equilibrio e stabilità sociale.

Cartelle esattoriali e crisi della sostenibilità economica

Milioni di cartelle esattoriali oggi gravano su:
– imprese
– famiglie
– professionisti.

Il problema non può essere letto soltanto come evasione fiscale.

In moltissimi casi:
👉 il sistema produttivo non genera più sufficiente redditività per sostenere il peso complessivo del sistema fiscale e contributivo.

Le recenti misure governative:
– rottamazione-quater
– riammissione dei decaduti
– definizioni agevolate
– ipotesi di rottamazione-quinquies

tentano di ridurre il peso del debito fiscale accumulato.

Ma il problema resta strutturale:
👉 senza crescita reale del reddito disponibile e della produttività diffusa, ogni soluzione rischia di essere temporanea.

ZES e sburocratizzazione: opportunità ancora incompleta

La ZES Unica del Mezzogiorno nasce con l'obiettivo di:
– attrarre investimenti
– accelerare autorizzazioni
– ridurre tempi burocratici
– rendere competitivo il Sud.

La direzione è corretta.
Ma permangono criticità importanti:
– lentezza amministrativa
– disallineamenti normativi
– infrastrutture insufficienti
– difficoltà operative.

La semplificazione burocratica non può restare soltanto teorica.
Deve diventare:
👉 una trasformazione concreta della macchina amministrativa.

Contraffazione, Italian Sounding e prodotti ibridi

In parallelo cresce il fenomeno della contraffazione economica e culturale del Made in Italy.

L'Italian Sounding e i prodotti "ibridi" producono danni enormi:
– perdita di quote di mercato
– svalutazione del Made in Italy
– concorrenza sleale
– indebolimento delle filiere italiane.

Molti prodotti si presentano come italiani:
– nei colori
– nei nomi
– nella comunicazione

pur non appartenendo realmente al sistema produttivo nazionale.

Difendere il Made in Italy significa:
👉 difendere lavoro
👉 imprese
👉 identità produttiva
👉 territorio
👉 economia reale.

Intelligenza artificiale, robotica umanoide e le nuove sfide del lavoro

La puntata affronta poi una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo:
👉 l'intelligenza artificiale e la robotica umanoide.

L'AI non rappresenta semplicemente una nuova tecnologia.
Rappresenta:
👉 una nuova fase della trasformazione economica globale.

L'intelligenza artificiale sta già modificando:
– organizzazione del lavoro
– produttività
– modelli decisionali
– processi produttivi
– gestione delle informazioni.

Ma il tema ancora più delicato riguarda l'evoluzione della robotica avanzata e dei sistemi umanoidi.

Per la prima volta nella storia moderna:
👉 non vengono automatizzate soltanto funzioni meccaniche
👉 ma anche attività cognitive e decisionali.

Questo apre questioni enormi:
– redistribuzione del lavoro
– sostenibilità sociale
– formazione professionale
– concentrazione tecnologica
– controllo dei dati
– equilibrio tra uomo e macchina.

La domanda centrale non è se l'intelligenza artificiale sostituirà alcune attività umane.
La vera domanda è:
👉 chi controllerà economicamente questa trasformazione.

Se la rivoluzione dell'AI verrà controllata esclusivamente da pochi grandi gruppi globali:
👉 il rischio sarà una concentrazione economica ancora più radicale.

Ed è qui che ritorna il bisogno di governance pubblica.

Lo Stato dovrà progressivamente affrontare nuove sfide:
– regolazione dell'AI
– tutela del lavoro umano
– redistribuzione della produttività generata dalla tecnologia
– protezione delle economie territoriali
– equilibrio sociale nell'era dell'automazione.

Perché senza redistribuzione:
👉 l'aumento della produttività tecnologica rischia di convivere con l'aumento della fragilità sociale.

Sicurezza e stabilità del sistema economico

Lo sviluppo economico richiede anche:
– sicurezza
– stabilità territoriale
– fiducia sociale.

Quando crescono:
– criminalità
– degrado
– insicurezza
– fragilità sociale

si riduce inevitabilmente:
– attrattività degli investimenti
– competitività territoriale
– fiducia economica.

La sicurezza non rappresenta soltanto un tema di ordine pubblico.
Rappresenta:
👉 una infrastruttura invisibile dello sviluppo economico.

Il vero nodo strutturale: costruire un nuovo equilibrio

La riflessione finale della puntata conduce a un punto centrale.

L'Italia non manca:
– di imprese
– di creatività
– di capacità produttiva
– di innovazione
– di qualità territoriale.

Manca:
👉 un nuovo equilibrio sistemico.

Un equilibrio capace di armonizzare:
– mercato e Stato
– innovazione e tutela sociale
– tecnologia e dignità del lavoro
– globalizzazione e protezione delle economie territoriali
– libertà economica e redistribuzione del reddito.


✦ Riflessione della puntata

"Quando il mercato smette di distribuire equilibrio sociale, lo Stato non può limitarsi a osservare. Deve tornare a governare i processi economici per impedire che la ricchezza si concentri mentre il tessuto produttivo e sociale si impoverisce."



🎙 PUNTATA 15 – CICLO 2026

Conduce e cura il format
Luigi Carfora

Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion


Ospite della puntata
Gianluca Cantalamessa

Senatore della Repubblica Italiana – XIX Legislatura
Componente della 9ª Commissione Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, della Delegazione italiana presso l'Assemblea parlamentare dell'OSCE e della Commissione parlamentare antimafia.


🎬 Regia: Pino Fontana

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social

Guarda la puntata:
PSN TV – Visioni di Impresa
Suggestioni – Visioni di Impresa

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 16 | Ciclo 2026

Pubblica amministrazione, intelligenza artificiale e lavoro: lo Stato davanti alla prova del cambiamento

Tema: Trasformazione della Pubblica Amministrazione tra intelligenza artificiale, organizzazione del lavoro e capacità dello Stato di sostenere lo sviluppo economico

Pensiero guida della puntata

"Lo Stato non rallenta lo sviluppo per mancanza di risorse, ma per incapacità di trasformare se stesso."



Introduzione della puntata

Dopo aver attraversato nelle puntate precedenti il rapporto tra impresa, innovazione, territorio e istituzioni, Visioni di Impresa affronta un nodo decisivo:

👉 il funzionamento reale dello Stato.

Non nella sua dimensione teorica, ma nella sua capacità concreta di incidere sull'economia, sul lavoro e sulla competitività del Paese.

Perché esiste una verità che raramente viene affrontata in modo diretto:

👉 il principale vincolo allo sviluppo non è esterno
👉 è interno al sistema pubblico

In questo contesto si inserisce il contributo di Marco Carlomagno, Segretario Generale della FLP – Federazione Lavoratori Pubblici, che da anni analizza e rappresenta le trasformazioni del lavoro pubblico.

👤 Profilo dell'ospite

Marco Carlomagno è Segretario Generale della FLP – Federazione Lavoratori Pubblici, una delle principali organizzazioni sindacali rappresentative nel settore della Pubblica Amministrazione.

Nel corso della sua attività ha sviluppato una competenza trasversale che unisce:

– conoscenza diretta delle dinamiche del lavoro pubblico
– analisi dei modelli organizzativi della PA
– confronto continuo con le istituzioni sui processi di riforma
– approfondimento delle trasformazioni legate all'innovazione tecnologica

È tra le voci più attive nel dibattito nazionale su:

– modernizzazione della Pubblica Amministrazione
– impatto dell'intelligenza artificiale sul lavoro
– evoluzione delle competenze nel settore pubblico
– nuovi modelli organizzativi e lavoro agile

Negli ultimi anni ha posto particolare attenzione al rapporto tra:

👉 innovazione tecnologica e qualità del lavoro
👉 efficienza della PA e sviluppo economico
👉 diritti dei lavoratori e trasformazione dei sistemi produttivi

Le sue posizioni si caratterizzano per un approccio che supera la contrapposizione tra innovazione e tutela, ponendo al centro una visione:

👉 della Pubblica Amministrazione come leva strategica dello sviluppo
👉 del lavoro pubblico come elemento qualificante del sistema Paese

👉 DOMANDA GUIDA DELLA PUNTATA

"La Pubblica Amministrazione è oggi in grado di sostenere lo sviluppo del Paese, oppure rischia di diventare il principale fattore che lo rallenta?"

Pubblica amministrazione: infrastruttura o ostacolo?

La Pubblica Amministrazione dovrebbe essere la principale infrastruttura dello sviluppo.

Ma nella pratica, spesso, diventa:

– un sistema che rallenta i processi
– un moltiplicatore di complessità
– un fattore di incertezza per imprese e cittadini

👉 Il punto non è ideologico
👉 è funzionale

Una PA inefficiente non è solo un problema interno:

è un costo diretto per il sistema economico.

Intelligenza artificiale: soluzione o alibi?

L'ingresso dell'intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione viene spesso raccontato come una svolta inevitabile.

Ma la questione reale è un'altra:

👉 l'AI sta trasformando la PA
👉 oppure sta coprendo le sue inefficienze?

Senza una revisione profonda dei processi, il rischio è evidente:

– digitalizzare inefficienze esistenti
– accelerare errori strutturali
– sostituire senza riprogettare

Carlomagno richiama un punto centrale:

👉 la tecnologia non riforma i sistemi
👉 li amplifica

Ve.R.A. e il nuovo volto della Pubblica Amministrazione fiscale

L'ingresso dell'intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione non riguarda più soltanto scenari teorici.

Dal 23 maggio 2026 è entrato pienamente in funzione il sistema Ve.R.A. (Verifica dei Rapporti Finanziari) dell'Agenzia delle Entrate, uno degli strumenti più avanzati di analisi del rischio fiscale oggi presenti nel sistema pubblico italiano.

Il sistema utilizza:
– analisi algoritmica
– interconnessione delle banche dati
– elaborazione automatizzata dei flussi finanziari
– dati bancari
– fatturazione elettronica
– informazioni patrimoniali e fiscali

con l'obiettivo di individuare anomalie e posizioni considerate a rischio evasione.

Rispetto al passato, il cambiamento è evidente.

La Pubblica Amministrazione fiscale non opera più soltanto attraverso controlli successivi e verifiche manuali.

👉 entra in una dimensione predittiva e automatizzata.

Questo comporta alcuni elementi di efficienza:
– controlli più rapidi
– maggiore capacità di incrocio dei dati
– riduzione delle verifiche casuali
– selezione mirata delle anomalie
– aumento della capacità di recupero fiscale

Ma apre anche questioni molto delicate.

Perché la velocità della macchina fiscale rischia di diventare enormemente superiore:
– alla capacità di difesa del contribuente
– alla comprensione dei meccanismi algoritmici
– alla possibilità concreta di correggere errori o anomalie

Ed emerge una riflessione più ampia sul rapporto tra Stato, tecnologia e libertà economica.

👉 il rischio è costruire una Pubblica Amministrazione sempre più efficiente nel controllo
👉 ma non altrettanto efficiente nel sostegno allo sviluppo

La sensazione percepita da molti cittadini e piccole imprese è quella di uno Stato fiscale sempre più penetrante e automatizzato.

Un sistema capace di:
– monitorare
– incrociare
– segnalare
– intervenire rapidamente

ma che spesso continua a mostrare lentezza:
– nei pagamenti
– nelle autorizzazioni
– nelle risposte amministrative
– nella riduzione della pressione burocratica

È qui che emerge il nodo centrale della trasformazione digitale dello Stato.

👉 la tecnologia sta rendendo la Pubblica Amministrazione più veloce
👉 ma resta aperta la domanda su chi beneficerà realmente di questa velocità

Perché senza equilibrio tra:
– controllo
– tutela
– sviluppo
– diritti
– crescita economica

il rischio è creare un sistema percepito come sempre più vicino a una logica di sorveglianza fiscale permanente.

E il punto più critico riguarda soprattutto il tessuto economico più fragile:
– piccole imprese
– professionisti
– lavoratori autonomi

che spesso dispongono di minori strumenti:
– difensivi
– organizzativi
– finanziari

rispetto ai grandi gruppi economici e ai sistemi di evasione più strutturati e internazionalizzati.

👉 la vera sfida non è soltanto digitalizzare il controllo
👉 ma costruire uno Stato capace di essere contemporaneamente efficiente, equo e sostenibile per il sistema produttivo.

Il nodo del lavoro pubblico

Il vero tema non è tecnologico.

È il lavoro.

La Pubblica Amministrazione oggi si trova davanti a una scelta:

– mantenere modelli organizzativi del passato
– oppure ripensare radicalmente il lavoro pubblico

Questo significa affrontare:

– competenze reali
– percorsi di carriera
– attrattività del sistema
– responsabilità individuale

👉 senza questo passaggio, ogni innovazione resta superficiale

Competenze: la linea di confine

Il dibattito sull'innovazione nella PA tende a concentrarsi sugli strumenti.

Ma la linea di confine è un'altra:

👉 le competenze

Senza un investimento serio e strutturale:

– la tecnologia non viene utilizzata
– i processi non cambiano
– il sistema resta immobile

Il rischio è costruire una PA formalmente moderna ma sostanzialmente invariata.

Modelli organizzativi: il vero terreno della riforma

Il cambiamento reale passa dai modelli organizzativi.

Non dai software.

La questione è chiara:

👉 la PA è costruita per gestire procedure
👉 ma oggi deve gestire risultati

Questo implica:

– responsabilità diffusa
– valutazione delle performance
– integrazione tra digitale e presenza
– capacità decisionale

Senza questo passaggio, ogni riforma resta incompleta.

Il punto critico: lo Stato e la fiducia

Il funzionamento della Pubblica Amministrazione incide su un elemento decisivo:

👉 la fiducia

Fiducia delle imprese
Fiducia degli investitori
Fiducia dei cittadini

Quando i tempi sono incerti e i processi opachi:

– gli investimenti si fermano
– le imprese rallentano
– il sistema perde credibilità

👉 la fiducia non è un elemento astratto
👉 è una variabile economica

Innovazione e diritti: un equilibrio necessario

La trasformazione tecnologica pone anche una questione sociale.

Non può essere ignorata.

L'intelligenza artificiale modifica:

– ruoli
– funzioni
– prospettive occupazionali

Il rischio è duplice:

– perdita di valore del lavoro
– esclusione di competenze non aggiornate

👉 innovare senza governare l'impatto sociale significa generare instabilità

Il limite italiano: riforme senza attuazione

Dalle riflessioni emerge un punto critico:

👉 l'Italia non manca di riforme
👉 manca di attuazione

Molte innovazioni restano:

– formali
– incomplete
– non integrate

Il risultato è un sistema che cambia sulla carta ma non nella realtà operativa.

Dalla Pubblica Amministrazione al sistema economico

Il legame con il mondo dell'impresa è diretto.

👉 la qualità della PA determina la qualità dell'economia

Tempi, competenze, decisioni e responsabilità incidono su:

– capacità di investimento
– competitività
– sviluppo territoriale

Non esistono imprese forti in un sistema pubblico debole.

Tra i temi al centro del dialogo

– lo Stato come infrastruttura economica
– intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione
– lavoro pubblico e trasformazione organizzativa
– competenze e formazione
– rapporto tra PA e imprese
– fiducia e sistema economico
– innovazione e diritti
– riforme e capacità di attuazione


Riflessione della puntata

"Il futuro non dipende da quanto innoviamo, ma da quanto siamo capaci di trasformare lo Stato che deve sostenere quell'innovazione."


🎙 PUNTATA 16 – CICLO 2026

Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion


Ospite della puntata
Marco Carlomagno
Segretario Generale FLP – Federazione Lavoratori Pubblici

🎬 Regia: Pino Fontana
📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News
📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 17 | Ciclo 2026

Uomo, lavoro e spiritualità nell'era dell'intelligenza artificiale: tra impresa globale, tecnologia e senso dell'umano

Tema: Impatto dell'intelligenza artificiale e degli umanoidi sui processi economici, sulle culture e sulla dimensione spirituale dell'uomo, tra trasformazione del lavoro e risposta della teologia

Pensiero guida della puntata

"In un'economia globale sempre più guidata da tecnologia e algoritmi, la vera sfida non è ciò che le macchine possono fare, ma ciò che l'uomo rischia di diventare."


Introduzione della puntata

Dopo aver attraversato nelle puntate precedenti il rapporto tra impresa, Stato, innovazione e lavoro, Visioni di Impresa entra in una dimensione ancora più profonda e, per molti versi, decisiva:

👉 il rapporto tra sviluppo economico globale e identità dell'uomo.

In un sistema sempre più interconnesso, in cui impresa e business operano su scala globale, l'intelligenza artificiale e i sistemi umanoidi stanno trasformando non solo i processi produttivi, ma anche il modo in cui l'uomo lavora, si relaziona e interpreta se stesso.

Non si tratta più soltanto di innovazione.

👉 si tratta di comprendere se, dentro questa trasformazione, l'uomo resterà al centro del sistema
👉 oppure rischia di essere progressivamente ridotto a funzione economica

E, con esso, se anche la dimensione spirituale — che da sempre rappresenta il fondamento del senso umano — potrà ancora trovare spazio.

👤 Profilo dell'ospite

Don Salvatore Giuliano è sacerdote dell'Arcidiocesi di Napoli, parroco della Basilica di San Giovanni Maggiore nel centro storico cittadino e Decano del I Decanato.

Accanto all'attività pastorale, svolge un ruolo accademico come docente di Teologia Sacramentaria presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma e presso istituzioni teologiche a Napoli, contribuendo alla formazione di sacerdoti e laici.

Il suo percorso unisce:

– esperienza pastorale in contesti urbani complessi
– attività accademica e riflessione teologica
– attenzione ai processi culturali contemporanei

Negli anni ha maturato una particolare sensibilità verso il rapporto tra:

👉 fede e trasformazioni sociali
👉 cultura contemporanea e dimensione spirituale
👉 uomo e cambiamento tecnologico

👉 un profilo che lo colloca in una posizione privilegiata per affrontare una delle questioni più delicate del nostro tempo

Economia globale e trasformazione dell'uomo

L'attuale fase storica è caratterizzata da un'accelerazione senza precedenti.

Impresa e business operano ormai in un contesto globale in cui:

– le decisioni sono guidate da dati
– i processi sono automatizzati
– le relazioni sono mediate da tecnologie

L'intelligenza artificiale introduce una logica dominante:

👉 efficienza
👉 velocità
👉 ottimizzazione

Ma questa logica non è neutra.

Nel momento in cui entra nei sistemi economici, tende a ridefinire anche il ruolo dell'uomo.

👉 da soggetto a funzione
👉 da persona a processo

Il rischio è che la globalizzazione tecnologica produca un sistema in cui il valore umano viene progressivamente subordinato alla logica del risultato.

Lavoro: tra produzione e significato

Il lavoro, nella tradizione umana e cristiana, non è mai stato solo un'attività economica.

È:

– partecipazione
– costruzione
– espressione della persona

Ma in un contesto dominato da AI e umanoidi, il lavoro tende a essere ridefinito come:

– gestione di sistemi
– supervisione di processi
– adattamento a logiche tecnologiche

👉 il punto non è solo cosa cambia nel lavoro
👉 ma cosa cambia nell'uomo che lavora

Se il lavoro perde la sua dimensione di senso, diventa esclusivamente funzione.

E quando il lavoro diventa funzione, anche l'uomo rischia di esserlo.

Umanoidi e relazione: la nuova frontiera

L'ingresso degli umanoidi nei contesti sociali ed economici apre una questione ancora più radicale.

Macchine capaci di:

– interagire
– apprendere
– simulare empatia

introducono una nuova forma di relazione.

Ma questa relazione è reale?

👉 o è una simulazione funzionale?

Nel momento in cui il business globale integra queste tecnologie per aumentare efficienza e produttività, si apre un interrogativo profondo:

👉 l'uomo è ancora in grado di distinguere tra relazione autentica e interazione artificiale?

Impresa globale e centralità dell'uomo

Il tema non riguarda solo la tecnologia.

Riguarda il modello economico.

Un sistema globale guidato da:

– algoritmi
– piattaforme
– automazione

può produrre crescita, ma pone una domanda inevitabile:

👉 chi garantisce che l'uomo resti fine e non mezzo?

Se l'impresa diventa solo ottimizzazione, e il business solo efficienza, il rischio è che:

– la persona venga ridotta a dato
– il lavoro a funzione
– la relazione a interazione

Spiritualità e tecnologia: il punto di frattura

È in questo scenario che emerge la questione spirituale.

Per la prima volta, la tecnologia entra in uno spazio che storicamente appartiene all'interiorità dell'uomo.

Si aprono scenari in cui:

– strumenti digitali supportano percorsi spirituali
– sistemi intelligenti forniscono risposte esistenziali
– piattaforme mediano esperienze religiose

👉 ma può esistere una spiritualità mediata dalla tecnologia?

👉 o esiste una dimensione dell'uomo che resta irriducibile?

La risposta della teologia

La teologia non è chiamata a opporsi alla tecnologia.

È chiamata a interpretarla.

A comprendere:

– cosa è l'uomo
– cosa è la coscienza
– cosa significa relazione
– cosa significa libertà

👉 elementi che non possono essere ridotti a algoritmo

Il punto non è limitare l'innovazione.

👉 ma stabilire i confini entro cui resta umana

L'attualità di questa riflessione emerge oggi in modo ancora più evidente.

Proprio in queste ore, infatti, è stata annunciata la prossima pubblicazione della prima Enciclica di Papa Leone XIV, dal titolo Magnifica Humanitas, dedicata alla "custodia della persona umana nel tempo dell'intelligenza artificiale".

Il documento — che verrà presentato ufficialmente il 25 maggio — richiama esplicitamente il legame storico con la Rerum Novarum di Leone XIII, l'enciclica che alla fine dell'Ottocento affrontò gli effetti sociali della rivoluzione industriale.

Anche oggi la Chiesa sembra voler affrontare una nuova trasformazione epocale.

Non più soltanto la rivoluzione industriale.

👉 ma la rivoluzione algoritmica.

Secondo le anticipazioni diffuse da fonti vaticane e autorevoli osservatori del mondo cattolico, il Pontefice intende riportare al centro:
– dignità umana
– lavoro
– coscienza
– libertà
– rapporto tra uomo e tecnologia

in un contesto in cui l'intelligenza artificiale rischia di ridefinire profondamente:
– economia
– relazioni sociali
– lavoro
– identità stessa della persona.

Questo passaggio rende ancora più attuale il tema affrontato in questa puntata di Visioni di Impresa.

👉 comprendere non soltanto cosa la tecnologia sarà capace di fare
👉 ma quale idea di uomo resterà al centro del sistema mentre il cambiamento accelera.

Formazione: la sfida per il clero

La trasformazione in atto impone una responsabilità anche alla Chiesa.

Non solo pastorale.

Ma culturale.

Serve una nuova formazione capace di:

– comprendere la tecnologia
– leggere i cambiamenti economici
– accompagnare l'uomo in contesti complessi

Perché il rischio è evidente:

👉 una distanza crescente tra evoluzione tecnologica e comprensione spirituale

Il rischio culturale: una società senza profondità

Se la tecnologia diventa dominante senza essere compresa, il rischio è culturale.

Una società:

– veloce ma priva di riflessione
– connessa ma isolata
– efficiente ma senza significato

In questo scenario, anche la dimensione spirituale rischia di essere marginalizzata.

👉 non perché scompare
👉 ma perché non viene più riconosciuta

Dalla tecnologia al senso

La vera sfida non è fermare il cambiamento.

È comprenderlo.

👉 non è decidere cosa farà la tecnologia
👉 ma chi sarà l'uomo che la utilizza

E questo richiede un dialogo tra:

– impresa
– economia
– cultura
– teologia

Tra i temi al centro del dialogo

– impresa globale e trasformazione dell'uomo
– intelligenza artificiale e identità
– umanoidi e relazione
– lavoro tra funzione e significato
– spiritualità nell'era tecnologica
– ruolo della teologia
– formazione del clero
– equilibrio tra innovazione e senso


Riflessione della puntata

"Il futuro non dipende dalla potenza delle tecnologie, ma dalla capacità dell'uomo di restare tale mentre le utilizza."


🎙 PUNTATA 17 – CICLO 2026

Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion

Ospite della puntata
Don Salvatore Giuliano
Parroco Basilica San Giovanni Maggiore – Napoli
Docente di Teologia Sacramentaria
Decano I Decanato


🎬 Regia: Pino Fontana
📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News
📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social

📺 Guarda la puntata su YouTube • Disponibile in HD

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 18 | Ciclo 2026

Formazione, innovazione e lavoro: costruire competenze nell'economia globale tra AI, crisi industriali e trasformazione dei sistemi produttivi

Tema: Università, alta formazione, intelligenza artificiale, trasferimento tecnologico e riqualificazione professionale tra innovazione, crisi industriali e nuovi modelli di sviluppo

Pensiero guida della puntata

"In un'economia dominata dalla velocità dell'innovazione, il vero rischio non è l'arrivo della tecnologia, ma lasciare le persone senza competenze per affrontarla."


Introduzione della puntata

Dopo aver attraversato nelle puntate precedenti il rapporto tra impresa, innovazione, intelligenza artificiale, lavoro e trasformazione sociale, Visioni di Impresa affronta uno dei temi più strategici e concreti del nostro tempo:

👉 il rapporto tra formazione, tecnologia e sopravvivenza economica dei sistemi produttivi.

L'intelligenza artificiale, la robotica avanzata e i sistemi umanoidi stanno modificando con una velocità senza precedenti:

– produzione
– organizzazione del lavoro
– modelli industriali
– competenze richieste dal mercato

Il punto non è più se il cambiamento arriverà.

👉 il cambiamento è già in corso.

La vera domanda è un'altra:

👉 imprese, istituzioni e sistema formativo sono realmente pronti a gestire questa accelerazione?

Perché mentre la tecnologia evolve rapidamente, milioni di lavoratori rischiano di trovarsi improvvisamente fuori mercato.

👤 Profilo dell'ospite

Sergio Bolletti Censi è fondatore e Direttore Generale di Cosvitec Università & Impresa, società consortile nata con l'obiettivo di creare un collegamento stabile tra università, ricerca, formazione e sistema produttivo.

Nel corso della sua attività ha sviluppato una competenza trasversale che unisce:

– innovazione e trasferimento tecnologico
– alta formazione universitaria e professionale
– progettazione europea
– internazionalizzazione delle competenze
– cooperazione internazionale
– sviluppo territoriale

Esperto nei settori delle tecnologie alimentari, della sicurezza alimentare e dei sistemi qualità, ha partecipato ai processi di innovazione legati al food-tech e all'evoluzione delle filiere produttive.

Secondo fonti professionali e associative, Sergio Bolletti Censi è stato tra i promotori della valorizzazione professionale dei Tecnologi Alimentari in Campania, contribuendo alla fase iniziale di strutturazione dell'Ordine professionale regionale e partecipando alle prime attività di rappresentanza del settore.

Nel tempo ha consolidato collaborazioni con:

– Università Federico II
– Università Parthenope
– enti di ricerca
– reti europee per l'innovazione
– programmi Erasmus+ e Horizon

sviluppando progetti collegati a:

– sostenibilità
– innovazione digitale
– startup
– AI e formazione
– trasferimento tecnologico
– mobilità internazionale

Attraverso Cosvitec ha promosso programmi e partnership in Spagna, Kenya, Somalia e in numerosi altri contesti internazionali, costruendo modelli che integrano:

👉 formazione
👉 innovazione
👉 sviluppo locale
👉 cooperazione economica

👉 DOMANDA GUIDA DELLA PUNTATA

"In un'economia globale sempre più dominata da AI, automazione e umanoidi, il sistema formativo è ancora in grado di proteggere lavoro e competenze, oppure rischiamo una trasformazione tecnologica che lascia milioni di persone senza ruolo, reddito e prospettiva?"

Tecnologia e accelerazione del cambiamento

L'attuale fase economica è caratterizzata da un'accelerazione senza precedenti.

L'intelligenza artificiale non sta modificando soltanto alcuni settori.

Sta ridefinendo:

– tempi produttivi
– modelli organizzativi
– competenze richieste
– valore del lavoro umano

Le imprese si trovano davanti a una pressione continua:

👉 innovare rapidamente
👉 ridurre costi
👉 aumentare competitività

Questo produce una conseguenza evidente:

👉 i processi evolutivi sono enormemente velocizzati.

E quando il cambiamento accelera, la formazione non può più restare lenta.

Il punto critico: competenze obsolete in pochi anni

Uno dei grandi problemi emergenti riguarda il ciclo di vita delle competenze.

Professioni considerate centrali fino a pochi anni fa rischiano oggi di diventare marginali.

La tecnologia sostituisce:

– attività ripetitive
– processi amministrativi
– funzioni intermedie
– parte delle attività industriali

👉 il problema non è solo tecnologico
👉 è sociale ed economico

Perché senza aggiornamento continuo, migliaia di lavoratori rischiano di non avere più collocazione.

Il caso Electrolux: quando la trasformazione diventa crisi sociale

Il recente caso Electrolux rappresenta uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione.

La multinazionale svedese degli elettrodomestici ha annunciato in Italia circa 1.700 esuberi — a quasi il 40% della forza lavoro italiana del gruppo. — con la chiusura dello stabilimento di Cerreto d'Esi, in provincia di Ancona (Marche), e pesanti riduzioni negli altri siti produttivi italiani.

Le motivazioni evidenziate riguardano:

– crisi della domanda europea
– aumento dei costi produttivi
– competizione asiatica
– necessità di riorganizzazione industriale
– automazione e ottimizzazione dei processi

Ma il punto più delicato è un altro:

👉 cosa accade ai lavoratori quando un sistema produttivo cambia più rapidamente della loro possibilità di adattarsi?

Il caso Electrolux non è isolato.

Negli ultimi anni numerose aziende hanno:

– delocalizzato
– automatizzato
– ridotto personale
– sostituito processi umani con sistemi tecnologici

👉 e questo fenomeno è destinato ad aumentare.

Dalla crisi industriale alla necessità di riqualificazione

Quando un'impresa entra in crisi o modifica il proprio modello produttivo, il problema non riguarda soltanto l'azienda.

Riguarda:

– famiglie
– territori
– economie locali
– stabilità sociale

Per questo la formazione non può più essere considerata un elemento accessorio.

👉 deve diventare infrastruttura strategica del sistema economico.

La riqualificazione professionale diventa quindi decisiva:

– per reinserire lavoratori espulsi dai settori tradizionali
– per accompagnare la trasformazione industriale
– per evitare esclusione sociale e perdita di reddito

Perché un lavoratore che perde competenze oggi rischia di perdere anche:

👉 autonomia economica
👉 dignità professionale
👉 possibilità di rientrare nel mercato

Università, formazione e impresa: costruire un ecosistema

È qui che il rapporto tra:

– università
– enti di formazione
– imprese
– ricerca

diventa strategico.

Il sistema formativo deve evolvere insieme alla tecnologia.

Non può limitarsi alla teoria.

Deve anticipare:

– nuovi lavori
– nuove competenze
– nuovi modelli produttivi

Esperienze come quelle sviluppate da Cosvitec mostrano un modello diverso:

👉 formazione integrata con innovazione e impresa.

Formazione internazionale e nuovi equilibri globali

L'esperienza internazionale sviluppata da Cosvitec rappresenta un elemento centrale della riflessione.

I progetti realizzati in Spagna, Kenya, Somalia e in altri contesti internazionali mostrano infatti come la formazione non possa più essere interpretata soltanto in chiave locale.

Oggi le competenze si muovono dentro un mercato globale.

Le imprese cercano:
– professionalità adattabili
– capacità tecnologiche
– competenze internazionali
– conoscenza di processi sempre più integrati

In questo scenario, la cooperazione internazionale non riguarda solo lo sviluppo formativo.

👉 riguarda la costruzione di nuovi equilibri economici e occupazionali.

I programmi sviluppati da Cosvitec evidenziano un modello in cui:
– università
– territori
– imprese
– istituzioni
– sistemi produttivi internazionali

entrano in connessione diretta.

La formazione diventa così:
👉 trasferimento di competenze
👉 cooperazione economica
👉 integrazione professionale
👉 costruzione di nuove opportunità di lavoro

🌍 Globalizzazione, lavoro e nuove competenze

La globalizzazione sta modificando profondamente il mercato del lavoro.

Non esistono più sistemi produttivi completamente isolati.

Le crisi industriali europee, le delocalizzazioni, l'automazione e l'intelligenza artificiale stanno creando una competizione internazionale sempre più rapida.

Questo produce una conseguenza evidente:

👉 le competenze diventano il vero passaporto economico globale.

Un lavoratore oggi non compete più solo con il territorio vicino.

Compete dentro un sistema internazionale in cui:
– tecnologia
– innovazione
– formazione
– adattabilità

diventano elementi decisivi.

Per questo la formazione deve evolvere continuamente.

👉 non soltanto per creare occupazione
👉 ma per evitare esclusione economica e marginalizzazione sociale.

AI e nuovi modelli formativi

L'intelligenza artificiale sta trasformando anche il modo di apprendere.

Nuovi strumenti consentono:

– simulazioni avanzate
– formazione immersiva
– apprendimento personalizzato
– integrazione tra impresa e didattica

Ma emerge una domanda decisiva:

👉 chi formerà le competenze necessarie per governare questi sistemi?

Perché il rischio è evidente:

– tecnologia senza competenze
– innovazione senza applicazione
– imprese senza capitale umano qualificato

Il rischio sistemico: sviluppo senza equilibrio sociale

L'innovazione produce crescita solo se il sistema riesce ad assorbirla.

Se invece la tecnologia accelera senza adeguamento formativo, il rischio è creare:

– lavoratori esclusi
– territori marginalizzati
– crisi industriali permanenti
– nuove povertà professionali

👉 il vero problema non è la tecnologia
👉 ma la velocità con cui trasforma il mercato rispetto alla capacità delle persone di adattarsi

Formazione come sicurezza economica

In questo scenario la formazione assume un significato nuovo.

Non è più soltanto istruzione.

👉 è sicurezza economica.

Perché nel futuro:

– il lavoro cambierà più volte
– le competenze dovranno essere aggiornate continuamente
– la stabilità professionale dipenderà dalla capacità di evolvere

E questo richiede un sistema capace di integrare:

– impresa
– innovazione
– università
– ricerca
– formazione continua

Tra i temi al centro del dialogo

– AI e accelerazione dei processi produttivi
– crisi industriali e trasformazione del lavoro
– il caso Electrolux e gli esuberi industriali
– formazione e riqualificazione professionale
– università e sistema produttivo
– innovazione e sicurezza economica
– competenze e nuovi modelli industriali
– equilibrio tra tecnologia e sostenibilità sociale


Riflessione della puntata

"Il futuro non dipenderà soltanto dalla capacità delle imprese di innovare, ma dalla capacità dei sistemi economici di non lasciare indietro le persone mentre il cambiamento accelera."


🎙 PUNTATA 18 – CICLO 2026

Conduce e cura il format
Luigi Carfora

Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion


Ospite della puntata
Sergio Bolletti Censi

Direttore Generale Cosvitec Università & Impresa


🎬 Regia: Pino Fontana
📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News
📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social

📺 Visioni di Impresa • Registrata negli studi PSN TV

🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 19 | Ciclo 2026

Imprese, territorio e sviluppo integrato: costruire un ecosistema economico tra industria, manifattura, artigianato, turismo, innovazione e intelligenza artificiale


Tema: Evoluzione della rappresentanza economica e costruzione di un ecosistema territoriale integrato capace di generare sviluppo, occupazione e competitività nel nuovo scenario globale


Pensiero guida della puntata

"Nel nuovo scenario globale non basta avere imprese di qualità.
Serve un territorio capace di trasformare le proprie competenze, produzioni e identità in un sistema economico integrato, competitivo e stabile."


Introduzione della puntata

Dopo aver affrontato nelle puntate precedenti le grandi trasformazioni legate all'intelligenza artificiale, al lavoro, alla Pubblica Amministrazione, alla spiritualità, alla formazione e all'evoluzione dei sistemi produttivi, Visioni di Impresa affronta uno dei temi più strategici per il futuro del Mezzogiorno:

👉 la costruzione di una rete economica territoriale integrata.

Perché oggi il problema non riguarda soltanto:
– la qualità delle singole imprese
– il valore delle produzioni
– le competenze professionali
– le eccellenze territoriali

👉 riguarda la capacità del territorio di trasformare queste risorse in un sistema economico organizzato.

La globalizzazione, l'intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei mercati e la velocità delle nuove piattaforme economiche stanno modificando profondamente il modello produttivo tradizionale.

In questo scenario:
– imprese isolate
– filiere scollegate
– rappresentanze frammentate
– sistemi territoriali non coordinati

rischiano progressivamente di perdere competitività.

Per questo diventa necessario costruire:
👉 integrazione tra filiere produttive
👉 connessione tra sistemi economici territoriali
👉 strategie condivise di sviluppo
👉 reti economiche coordinate
👉 piattaforme comuni di competitività e rappresentanza

tra:

– industria

– manifattura

– artigianato evoluto
– micro, piccole e medie imprese
– turismo
– cultura
– innovazione
– sistema camerale
– formazione
– internazionalizzazione
– AI e trasformazione digitale

👤 Profilo dell'ospite

Fabrizio Luongo è Vice Presidente della Camera di Commercio di Napoli e dirigente storico del sistema Casartigiani Campania, una delle principali organizzazioni di rappresentanza del comparto artigiano e delle micro e piccole imprese regionali.

Nel corso della sua attività ha maturato una profonda esperienza nei rapporti tra:
– rappresentanza economica
– istituzioni territoriali
– sistema camerale
– sviluppo delle imprese
– organizzazione delle filiere produttive
– competitività territoriale

La sua esperienza si colloca all'interno di un contesto in cui il ruolo della rappresentanza economica non può più limitarsi alla sola tutela formale delle categorie produttive.

👉 deve diventare capacità concreta di costruire sviluppo sistemico.

Nel tempo ha partecipato:
– a tavoli istituzionali
– a processi di sviluppo territoriale
– ad attività di coordinamento economico
– a iniziative collegate alla competitività delle PMI
– al rafforzamento delle relazioni tra imprese e istituzioni

con particolare attenzione:
– al sistema artigiano
– alle micro e piccole imprese
– alle reti produttive territoriali
– alla valorizzazione del Made in Italy campano
– al ruolo strategico del sistema camerale nello sviluppo economico

👉 DOMANDA GUIDA DELLA PUNTATA

"In un'economia globale guidata da AI, automazione e nuove reti internazionali, il sistema produttivo campano può ancora sopravvivere come insieme di imprese isolate oppure serve costruire un ecosistema territoriale integrato capace di connettere industria, manifattura, artigianato, turismo, innovazione, formazione e rappresentanza economica per generare sviluppo stabile, occupazione e competitività economica duratura?

Dalla rappresentanza alla costruzione di strategie territoriali integrate

La riflessione della puntata si inserisce dentro un contesto economico in cui anche il ruolo della rappresentanza produttiva sta attraversando una trasformazione profonda.

Oggi le organizzazioni di rappresentanza non possono più limitarsi esclusivamente:
– alla tutela delle categorie
– alla gestione delle esigenze immediate delle imprese
– alla mediazione istituzionale tradizionale

La trasformazione economica globale, l'intelligenza artificiale, la competizione internazionale, la velocità dei mercati e l'evoluzione dei sistemi produttivi richiedono un livello superiore di organizzazione territoriale.

Per questo diventa necessario:
👉 costruire percorsi strategici condivisi
👉 creare relazioni strutturate tra sistemi economici differenti
👉 sviluppare piattaforme collaborative territoriali
👉 favorire integrazione tra filiere produttive
👉 creare connessioni stabili tra imprese, istituzioni e territori

Il punto centrale non riguarda soltanto le singole imprese.

👉 riguarda la capacità delle organizzazioni di rappresentanza di creare i presupposti affinché il territorio possa evolvere come sistema economico integrato.

Questo significa mettere in connessione:
– industria
– manifattura
– artigianato
– turismo
– innovazione
– formazione
– sistema camerale
– internazionalizzazione
– istituzioni territoriali

all'interno di una visione coordinata di sviluppo.

Le dinamiche economiche dei diversi comparti restano naturalmente differenti.

Industria, artigianato, turismo e servizi territoriali operano infatti:
– con modelli economici diversi
– con tempi differenti
– con logiche produttive autonome

Ma proprio per questo diventa strategico costruire:
👉 integrazione tra economie complementari
👉 reti territoriali coordinate
👉 filiere collaborative
👉 piattaforme comuni di competitività e sviluppo

Perché oggi la competitività non dipende più soltanto dalla forza della singola impresa.

👉 dipende dalla capacità delle reti territoriali e delle organizzazioni di rappresentanza di costruire un ecosistema economico capace di generare:
– sviluppo
– occupazione
– attrattività territoriale
– innovazione
– competitività internazionale
– stabilità economica

E questo richiede:
👉 collaborazione strategica
👉 capacità di visione
👉 coordinamento tra organizzazioni
👉 formazione continua
👉 integrazione tra imprese, istituzioni e territorio.

Il problema italiano: eccellenze senza integrazione

Il Mezzogiorno non manca di:
– capacità produttive
– competenze professionali
– eccellenze manifatturiere
– qualità artigianali
– attrattività turistica
– identità culturale
– valore territoriale

👉 manca spesso di integrazione tra queste risorse.

Per anni il sistema produttivo italiano ha costruito valore attraverso:
– distretti
– manifattura diffusa
– artigianato specializzato
– micro e piccole imprese

Ma oggi il contesto globale è profondamente cambiato.

La competizione internazionale richiede:
👉 massa critica
👉 coordinamento
👉 filiere integrate
👉 strategie condivise
👉 piattaforme territoriali organizzate

Perché la competitività non dipende più soltanto dalla qualità della singola impresa.

👉 dipende dalla capacità del territorio di funzionare come ecosistema economico integrato.

Filiere produttive, turismo e nuove economie territoriali integrate

Uno dei punti centrali della riflessione riguarda la necessità di superare un modello economico frammentato.

Per anni:
– manifattura
– artigianato
– turismo
– cultura
– servizi territoriali

sono stati considerati comparti separati.

Oggi questo modello non è più sufficiente.

La competitività contemporanea si costruisce sempre più attraverso:
👉 connessioni tra filiere
👉 integrazione tra economie territoriali
👉 capacità di trasformare il territorio in piattaforma economica esperienziale.

L'artigianato, in particolare, non vive esclusivamente di export internazionale.

Spesso il suo valore economico si sviluppa:
– dentro il turismo territoriale
– nell'esperienza del Made in Italy

– nella costruzione di economie territoriali esperienziali
– nell'attrattività culturale
– nella relazione con l'economia dell'accoglienza

Per questo il ruolo delle DMO e dei sistemi territoriali organizzati diventa strategico.

Maestro Artigiano, Bottega Scuola e trasmissione delle competenze

All'interno della riflessione dedicata al rapporto tra identità territoriale, competenze professionali e sviluppo economico assume particolare rilevanza anche l'istituto del Maestro Artigiano, previsto dalla normativa regionale campana.

Tutte le imprese artigiane iscritte presso una delle cinque Camere di Commercio della Campania possono avanzare richiesta di riconoscimento del titolo onorifico di Maestro Artigiano.

Per ottenere il riconoscimento è necessario aver maturato almeno dieci anni di attività professionale e presentare un curriculum che documenti il percorso professionale e le competenze sviluppate nel tempo.

Il sistema camerale ha inoltre realizzato strumenti informativi dedicati per accompagnare le imprese nell'ottenimento del riconoscimento.

Il titolo non rappresenta soltanto un riconoscimento simbolico.

Costituisce infatti un elemento ufficialmente registrato all'interno della documentazione camerale dell'impresa.

Ma soprattutto rappresenta il presupposto per accedere ad una fase ancora più importante:

👉 il riconoscimento dell'impresa come Bottega Scuola.

La Bottega Scuola assume un ruolo strategico nella trasmissione delle competenze alle nuove generazioni.

Attraverso questo modello diventa possibile valorizzare il rapporto diretto tra esperienza professionale, formazione pratica e inserimento lavorativo.

Particolarmente significativo è il collegamento con l'apprendistato.

Per gli apprendisti di età compresa tra i 16 e i 32 anni inseriti nelle imprese riconosciute come Bottega Scuola è previsto l'esonero dalla formazione obbligatoria esterna pari a 400 ore annue, riconoscendo il valore formativo dell'esperienza maturata direttamente all'interno dell'impresa.

In un'epoca caratterizzata da intelligenza artificiale, automazione, trasformazioni produttive e velocità crescente del cambiamento, il tema della trasmissione delle competenze assume una rilevanza sempre maggiore.

Perché la competitività futura non dipenderà soltanto dalla capacità di innovare.

Dipenderà anche dalla capacità di conservare, trasferire e aggiornare il patrimonio di conoscenze costruito nel tempo dai territori.

Tradizione e innovazione non rappresentano due mondi contrapposti.

👉 rappresentano due componenti complementari di una stessa strategia di sviluppo.

Perché un territorio competitivo è quello capace di integrare:

– esperienza

– formazione

– innovazione

– cultura produttiva

– nuove tecnologie

– capitale umano

all'interno di un unico ecosistema economico orientato alla crescita, all'occupazione e alla valorizzazione del Made in Italy.

Perché il turismo contemporaneo non cerca soltanto luoghi.

👉 cerca identità, esperienze, produzioni, cultura e autenticità.

Un sistema territoriale integrato può quindi generare:
– occupazione
– indotto economico
– permanenza turistica
– valorizzazione delle produzioni locali
– rafforzamento delle filiere territoriali

anche senza necessariamente trasformare ogni produzione artigianale in export industriale.

Le dinamiche economiche dell'artigianato e quelle della manifattura industriale restano differenti.

Ma se coordinate dentro una strategia sistemica possono:
👉 rafforzarsi reciprocamente
👉 aumentare competitività territoriale
👉 generare nuova ricchezza locale.

Molto spesso il Mezzogiorno riesce a generare attrattività, ma fatica a trattenere stabilmente il valore economico prodotto.

Turismo, produzioni territoriali, identità culturali e capacità manifatturiere generano infatti ricchezza che però, in assenza di reti economiche integrate, rischia di disperdersi senza produrre effetti strutturali sul territorio.

👉 il vero tema non è soltanto creare economia
👉 ma costruire sistemi capaci di trattenere, redistribuire e consolidare il valore generato.

Ed è qui che diventa strategico:
– integrare filiere
– costruire connessioni territoriali
– rafforzare la collaborazione tra organizzazioni economiche
– creare reti stabili tra imprese, turismo, manifattura e servizi territoriali

Perché senza questa integrazione il rischio è che:
– il turismo resti consumo temporaneo
– l'artigianato resti frammentato
– le produzioni locali restino isolate
– il territorio continui a generare valore senza trasformarlo in sviluppo stabile e occupazione duratura.

Innovazione, AI e trasformazione delle PMI

Anche il sistema delle PMI e dell'artigianato sta entrando dentro una trasformazione profonda.

AI, digitalizzazione e automazione modificano:
– produzione
– organizzazione
– gestione dei dati
– processi commerciali
– relazioni con i mercati

Le nuove piattaforme digitali stanno ridefinendo:
– modelli economici
– logistica
– distribuzione
– promozione territoriale
– relazione tra prodotto ed esperienza

Il rischio è evidente:
👉 imprese troppo piccole per affrontare da sole la velocità del cambiamento.

Per questo diventa strategico costruire:
– reti territoriali
– servizi condivisi
– piattaforme comuni
– innovazione integrata
– strumenti digitali coordinati
– formazione continua

Perché AI, automazione e nuove tecnologie richiedono:
– nuove competenze
– capacità organizzative
– gestione integrata delle filiere
– utilizzo strategico delle piattaforme digitali

La trasformazione tecnologica non può essere affrontata individualmente.

👉 richiede sistemi organizzati e rappresentanza evoluta.

Sistema camerale, reti internazionali e tutela del Made in Italy

Il sistema camerale e le organizzazioni produttive territoriali assumono oggi una funzione decisiva.

Non soltanto amministrativa.

👉 ma strategica.

Digitalizzazione amministrativa e nuove piattaforme camerali

FEDRA 7.09, DIRE e l'evoluzione digitale del Registro delle Imprese

La trasformazione digitale non riguarda soltanto le imprese.

Coinvolge sempre più direttamente anche il funzionamento delle istituzioni economiche e della Pubblica Amministrazione.

Un esempio concreto è rappresentato dall'entrata in vigore, dal 4 giugno 2026, delle nuove specifiche tecniche FEDRA 7.09 sulla piattaforma DIRE del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, approvate dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

FEDRA rappresenta da anni il sistema tecnico utilizzato per la predisposizione e l'invio telematico delle pratiche destinate al Registro delle Imprese.

Attraverso tale infrastruttura vengono gestiti:

– costituzioni societarie

– variazioni aziendali

– modifiche statutarie

– iscrizioni

– cancellazioni

– depositi di atti

– comunicazioni obbligatorie

– numerosi adempimenti amministrativi delle imprese

L'aggiornamento FEDRA 7.09 introduce un elemento particolarmente significativo.

Per la prima volta il sistema rafforza in maniera sostanziale i controlli automatici preventivi.

In presenza di:

– errori formali

– dati incoerenti

– incongruenze documentali

– anomalie procedurali

– compilazioni non corrette

la pratica potrà essere bloccata prima della sua acquisizione da parte del Registro delle Imprese.

Si tratta di una novità che modifica il rapporto tra impresa e sistema amministrativo.

Da un lato aumenta:

👉 la qualità delle pratiche

👉 la velocità delle istruttorie

👉 l'efficienza del sistema

👉 la riduzione degli errori

👉 la standardizzazione dei processi

Dall'altro impone un livello crescente di competenza tecnica e amministrativa.

Le imprese, i professionisti e le organizzazioni di rappresentanza sono chiamati ad operare dentro procedure sempre più digitalizzate e automatizzate.

È un fenomeno che si inserisce perfettamente all'interno delle trasformazioni affrontate nelle precedenti puntate di Visioni di Impresa dedicate all'intelligenza artificiale e all'evoluzione della Pubblica Amministrazione.

Perché anche il sistema amministrativo sta progressivamente adottando logiche sempre più vicine ai processi automatizzati:

👉 controllo preventivo

👉 verifica algoritmica

👉 digitalizzazione dei flussi

👉 riduzione dell'intervento manuale

Un cambiamento che migliora efficienza e trasparenza ma che richiede parallelamente un costante aggiornamento delle competenze.

La nuova Artigiancassa e il ritorno della prossimità finanziaria


Tra i temi affrontati durante il confronto emerge anche l'evoluzione del sistema di accesso al credito per il comparto artigiano e per le micro e piccole imprese.

Nel gennaio 2026 è nata la nuova Artigiancassa, al termine di un processo di riorganizzazione avviato dopo l'uscita dal capitale sociale del socio bancario BNL avvenuta negli anni precedenti.

L'operazione ha assunto un particolare valore strategico perché il Governo ha favorito l'ingresso non di un altro istituto bancario privato, ma di Mediocredito Centrale, rafforzando così il collegamento tra politiche di sviluppo, credito alle imprese e sistema produttivo.

I soci storici detentori del marchio restano:

– Casartigiani

– Confartigianato

– CNA

La Presidenza nazionale è stata affidata all'Avv. Leopoldo Facciotti, storico dirigente nazionale Casartigiani e già componente del Consiglio di Amministrazione di Fedart Fidi.

Il nuovo modello prevede strumenti finanziari rivolti principalmente alle micro, piccole e medie imprese con finanziamenti generalmente compresi tra:

– 30.000 euro

– 500.000 euro

e con tassi di interesse orientativamente collocati tra il 4,5% e il 5,5%.

Per operazioni inferiori a 100.000 euro è normalmente prevista la garanzia dei Confidi, con costi che si attestano mediamente intorno al 2,5% dell'importo erogato.

Per importi superiori a 100.000 euro la garanzia può essere fornita direttamente da Mediocredito Centrale.

Ma l'aspetto più interessante riguarda il modello organizzativo.

A differenza della precedente esperienza collegata alla rete BNL, i servizi della nuova Artigiancassa non saranno collocati presso sportelli bancari tradizionali.

Saranno invece sviluppati direttamente attraverso le strutture territoriali delle organizzazioni socie.

In Campania, ad esempio, Casartigiani sta perseguendo una strategia di decentramento territoriale che punta alla costituzione di associazioni comunali in grado di operare come veri e propri desk Artigiancassa.

L'obiettivo è duplice:

👉 avvicinare il servizio alle imprese

👉 creare una rete di prossimità capace di interagire direttamente con professionisti, consulenti e operatori economici

Questo modello consente di:

– decongestionare le strutture provinciali

– accelerare i tempi di gestione

– migliorare l'assistenza alle imprese

– favorire una maggiore conoscenza delle opportunità disponibili

I tempi medi di istruttoria vengono indicati tra i 3 e i 5 giorni lavorativi, mentre la durata dei finanziamenti può arrivare fino a sette anni.

È inoltre allo studio da parte della Regione Campania, attraverso l'Assessorato alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico guidato da Fulvio Bonavitacola e con il coinvolgimento delle strutture regionali competenti, la possibilità di attivare misure finalizzate all'abbattimento del costo degli interessi fino al loro azzeramento per determinate categorie di beneficiari.

Si tratta di un esempio concreto di come credito, rappresentanza economica e sviluppo territoriale possano essere integrati all'interno di una strategia comune di sostegno alle imprese.

Dalla rappresentanza alla costruzione di una piattaforma economica territoriale

La vera sfida oggi non è soltanto rappresentare categorie produttive.

👉 è costruire una piattaforma economica territoriale integrata.

Una struttura capace di:
– mettere in connessione organizzazioni di rappresentanza, imprese, istituzioni e territori
– sviluppare relazioni di filiera
– integrare turismo, manifattura e artigianato
– favorire innovazione condivisa
– rafforzare competitività territoriale
– costruire massa critica
– sostenere occupazione e sviluppo
– proteggere il valore economico del territorio

Perché il futuro del Mezzogiorno dipenderà sempre meno dalla forza delle singole imprese.

👉 e sempre più dalla capacità del territorio di organizzarsi come sistema economico integrato.

Tra i temi al centro del dialogo

– rappresentanza economica territoriale
– filiere produttive integrate
– manifattura e artigianato evoluto
– turismo e DMO
– AI e trasformazione produttiva
– internazionalizzazione e reti globali
– tutela del Made in Italy
– innovazione e competitività delle PMI
– formazione e nuove competenze
– costruzione di ecosistemi economici territoriali
– rapporto tra imprese, istituzioni e territorio

Riflessione della puntata

"Il futuro del Mezzogiorno non dipenderà soltanto dalla qualità delle sue imprese, ma dalla capacità di trasformare produzioni, turismo, identità e innovazione in un sistema economico integrato, competitivo e stabile."


🎙 PUNTATA 19 – CICLO 2026

🎙 Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion


👤 Ospite della puntata
Fabrizio Luongo
Vice Presidente Camera di Commercio di Napoli
Dirigente Casartigiani Campania


🎬 Regia: Pino Fontana
📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News
📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social


🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 20 | Ciclo 2026

Ricerca, innovazione e sviluppo: costruire il futuro tra intelligenza artificiale, capitale umano e competitività territoriale in un contesto globale in cui la velocità del cambiamento impone una ridefinizione continua delle competenze, dei modelli economici e del ruolo stesso dell'uomo nei processi produttivi.

Tema: Ricerca scientifica, trasferimento tecnologico, innovazione industriale, politiche regionali e ruolo della rappresentanza nella costruzione di un ecosistema capace di trasformare conoscenza, competenze e tecnologia in impresa, occupazione e sviluppo.


Pensiero guida della puntata

"Le economie che guideranno il futuro non saranno quelle che utilizzeranno meglio le tecnologie sviluppate da altri, ma quelle che sapranno produrle, governarle e trasformarle in valore economico, occupazione e dignità per le persone."


Introduzione della puntata

Dopo aver affrontato nelle puntate precedenti i temi dell'intelligenza artificiale, della trasformazione del lavoro, della formazione continua, della Pubblica Amministrazione, delle filiere territoriali, della competitività economica e della centralità dell'uomo nell'era tecnologica, Visioni di Impresa affronta una delle questioni più decisive per il futuro della Campania e dell'Italia:

👉 il rapporto tra ricerca, innovazione e sviluppo.

Per decenni lo sviluppo economico è stato associato principalmente:
– agli investimenti
– alle infrastrutture
– agli incentivi pubblici
– alla disponibilità di capitale

Oggi questo paradigma non è più sufficiente.

La competizione globale si gioca sempre più sulla capacità di produrre conoscenza, innovazione e tecnologia.

Le nazioni che guidano il cambiamento investono massicciamente:
– nell'intelligenza artificiale
– nella robotica avanzata
– nelle biotecnologie
– nei sistemi digitali
– nei nuovi materiali
– nella ricerca applicata

Perché hanno compreso una verità fondamentale:

👉 la principale materia prima del XXI secolo non è il petrolio.

👉 è la conoscenza.

👤 Profilo degli ospiti

Prof. Mario Migliuolo

Il Prof. Mario Migliuolo è tra le figure più autorevoli nel campo dell'innovazione tecnologica, della simulazione avanzata e del trasferimento tecnologico tra università, ricerca e sistema produttivo.

Nel corso della sua carriera ha operato in ruoli di elevata responsabilità nei settori:
– dell'informatica avanzata
– dei sistemi di simulazione
– dell'innovazione digitale
– della formazione specialistica
– della ricerca applicata

È stato Direttore del Polo Nazionale della Simulazione, docente universitario e consulente di Unioncamere, contribuendo allo sviluppo di progetti dedicati all'innovazione e alla competitività dei sistemi economici.

La sua esperienza rappresenta un ponte naturale tra:
👉 ricerca
👉 innovazione
👉 impresa
👉 sviluppo economico

In una fase storica in cui la competitività dei territori dipende sempre più dalla capacità di trasformare conoscenza in applicazione concreta, la sua esperienza consente di affrontare uno dei nodi centrali della puntata:

👉 come trasferire i risultati della ricerca dentro i processi produttivi, evitando che competenze, innovazioni e opportunità generate nei territori vengano valorizzate altrove.

In un'epoca in cui la velocità dell'innovazione rischia di rendere obsolete competenze e modelli produttivi in tempi sempre più brevi, il tema del trasferimento tecnologico assume un valore strategico. Non basta produrre conoscenza. Occorre renderla accessibile, applicabile e utilizzabile dalle imprese affinché possa trasformarsi in competitività, occupazione e sviluppo.

Franco Picarone

Franco Picarone è Consigliere Regionale della Campania, alla sua terza legislatura consecutiva, ed è una delle figure che maggiormente hanno contribuito negli ultimi anni alla programmazione economica e finanziaria regionale.

Nel corso della sua esperienza istituzionale ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione Bilancio della Regione Campania, partecipando ai principali processi di programmazione e pianificazione delle politiche economiche regionali.

Attualmente ricopre il ruolo di Vicepresidente della VIII Commissione Permanente del Consiglio Regionale della Campania, con competenze su agricoltura, risorse comunitarie e sviluppo territoriale, continuando a contribuire ai processi di indirizzo strategico della Regione.

La sua attività si concentra in particolare sui temi:
– sviluppo economico
– programmazione territoriale
– investimenti pubblici
– sostegno alle imprese
– innovazione
– competitività del sistema regionale

👉 DOMANDA GUIDA DELLA PUNTATA

"In un'economia globale guidata da intelligenza artificiale, automazione e innovazione continua, la Campania può limitarsi a utilizzare tecnologie sviluppate da altri oppure deve costruire un ecosistema capace di produrre ricerca, trattenere competenze e trasformare conoscenza in impresa, occupazione e sviluppo?"

La velocità del cambiamento: la vera novità del nostro tempo

La storia economica ha sempre conosciuto fasi di trasformazione.

Ma ciò che distingue il tempo che stiamo vivendo da qualsiasi altra epoca precedente è la velocità.

Per generazioni intere una competenza acquisita durante gli studi poteva accompagnare una persona per tutta la vita lavorativa.

Oggi questo modello è superato.

Le tecnologie evolvono in tempi sempre più brevi.

I sistemi produttivi cambiano rapidamente.

Le professioni si trasformano continuamente.

Molte competenze che oggi sembrano indispensabili potrebbero risultare superate nel giro di pochi anni.

In alcuni settori addirittura nel giro di pochi mesi.

Per la prima volta nella storia moderna non stiamo preparando le nuove generazioni a svolgere un lavoro per tutta la vita.

Le stiamo preparando a vivere dentro trasformazioni continue.

Non cambia soltanto il lavoro.

👉 cambia la natura stessa della competenza.

Per secoli una persona studiava, acquisiva una professione e costruiva su quella competenza l'intero percorso lavorativo.

Oggi questo modello è progressivamente superato.

La conoscenza non rappresenta più un patrimonio acquisito una volta per tutte.

Diventa una capacità permanente di adattamento.

Le economie del futuro non premieranno necessariamente chi sa di più.

👉 premieranno chi saprà imparare più velocemente.

Stiamo entrando in una fase della storia in cui il tempo dell'innovazione è più veloce del tempo delle istituzioni, delle organizzazioni e spesso persino della formazione.

Per secoli le trasformazioni economiche si misuravano nell'arco di generazioni.

Oggi possono svilupparsi nell'arco di pochi anni o addirittura di pochi mesi.

Il vero cambiamento non riguarda soltanto la tecnologia.

👉 riguarda il rapporto tra l'uomo e il tempo.

Per la prima volta la società è chiamata ad adattarsi a innovazioni che si evolvono più rapidamente della capacità naturale delle strutture sociali di assorbirle.

Per questo la formazione continua non rappresenta più un'opportunità.

👉 diventa una necessità strutturale per persone, imprese e territori.

👉 la formazione non può più essere un evento.

👉 deve diventare un processo permanente.

Per questo il tema della ricerca non riguarda soltanto la produzione di nuova conoscenza.

Riguarda la capacità di preparare persone, imprese e territori a vivere dentro un cambiamento continuo.

Dalla ricerca alla competitività globale

La competizione internazionale non si misura più soltanto:
– sul costo del lavoro
– sulla capacità produttiva
– sulla disponibilità di capitale

Sempre più spesso si misura sulla capacità di generare innovazione.

Le economie più avanzate producono:
– brevetti
– algoritmi
– piattaforme tecnologiche
– sistemi AI
– nuove tecnologie industriali

Chi non partecipa a questa corsa rischia di diventare semplice utilizzatore di soluzioni sviluppate altrove.

Per questo la ricerca non può restare confinata:
– nelle università
– nei centri di ricerca
– nei laboratori

👉 deve entrare nelle imprese.

👉 deve diventare sviluppo industriale.

👉 deve generare competitività.

Ma la ricerca non rappresenta soltanto uno strumento di crescita.

Rappresenta anche uno strumento di difesa economica.

In un mercato globale caratterizzato da competizione crescente, innovazione accelerata e trasformazioni continue, i territori che non investono nella produzione di conoscenza rischiano progressivamente di perdere:

– capacità produttiva
– attrattività degli investimenti
– occupazione qualificata
– autonomia economica

Per questo ricerca e innovazione non sono più semplici fattori di sviluppo.

👉 diventano strumenti di resilienza competitiva dei territori.

Il vero problema: trasformare la conoscenza in economia reale

Per anni il sistema italiano ha spesso prodotto eccellenze scientifiche senza riuscire a trasformarle pienamente in valore economico.

Molte ricerche producono:
– pubblicazioni
– risultati scientifici
– competenze avanzate

ma non sempre diventano:
– brevetti
– startup
– nuove imprese
– occupazione qualificata

La sfida non consiste soltanto nel fare ricerca.

👉 consiste nel renderla trasferibile.

👉 industrializzabile.

👉 economicamente sostenibile.

Perché il valore della conoscenza emerge quando riesce a generare impresa e sviluppo.

Ma oggi non basta più trasferire ricerca alle imprese.

Occorre costruire un sistema capace di accompagnare l'intero percorso che va:

👉 dalla ricerca alla sperimentazione

👉 dalla sperimentazione al brevetto

👉 dal brevetto all'industrializzazione

👉 dall'industrializzazione al mercato

👉 dal mercato alla crescita economica e occupazionale.

Perché una ricerca che non genera applicazione resta conoscenza.

Una ricerca che genera impresa diventa sviluppo.

Questa sfida riguarda in particolare le piccole e medie imprese che costituiscono l'ossatura del sistema produttivo italiano. Senza strumenti capaci di trasferire innovazione nelle PMI, il rischio è che la distanza tra chi produce conoscenza e chi produce economia reale continui ad ampliarsi.

Intelligenze artificiali, sovranità tecnologica e democrazia

Le puntate precedenti hanno affrontato il tema dell'AI e degli umanoidi.

Oggi la riflessione compie un ulteriore passo.

La domanda non è più:

👉 useremo l'intelligenza artificiale?

La risposta è già sì.

La vera domanda è un'altra:

👉 chi costruirà le intelligenze artificiali che governeranno una parte crescente delle nostre economie, delle nostre informazioni e delle nostre decisioni?

Non è casuale che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella abbia recentemente parlato di "intelligenze artificiali" utilizzando il plurale.

Perché il tema non riguarda una sola tecnologia.

Riguarda sistemi differenti che riflettono:
– modelli economici differenti
– interessi geopolitici differenti
– strategie industriali differenti
– differenti concezioni del rapporto tra Stato, mercato e cittadino
– differenti visioni dell'uomo e della società

Dietro ogni intelligenza artificiale esiste infatti una struttura che la governa:

👉 qualcuno decide come viene addestrata;

👉 qualcuno decide quali dati utilizza;

👉 qualcuno decide quali priorità privilegia;

👉 qualcuno decide quali informazioni rendere visibili e quali marginalizzare.

Per questo motivo la questione dell'intelligenza artificiale non riguarda soltanto l'innovazione tecnologica.

👉 riguarda la sovranità.

Nel Novecento la sovranità di una nazione veniva misurata principalmente attraverso:

– disponibilità di energia

– capacità industriale

– infrastrutture

– forza economica

– capacità militare

Nel XXI secolo si aggiunge una nuova dimensione.

👉 la sovranità cognitiva.

Chi controlla gli algoritmi che organizzano informazione, conoscenza e processi decisionali possiede una forma di potere che nessuna generazione precedente ha mai conosciuto.

Per questo la ricerca, l'innovazione e la capacità di sviluppare tecnologie proprietarie non rappresentano soltanto strumenti economici.

👉 rappresentano strumenti di libertà democratica.

Perché un popolo che dipende esclusivamente dalle tecnologie sviluppate da altri rischia progressivamente di dipendere anche dalle loro priorità economiche, culturali e strategiche.

Nel XXI secolo la sovranità di un popolo non dipenderà soltanto:
– dai confini geografici;
– dalla forza economica;
– dalla capacità industriale;
– dalla disponibilità di energia;

ma sempre più dalla capacità di controllare le tecnologie che organizzano la conoscenza, l'informazione e i processi decisionali.

Le grandi potenze mondiali stanno investendo centinaia di miliardi di euro nello sviluppo delle proprie piattaforme di AI perché hanno compreso che il controllo della conoscenza rappresenta uno dei principali fattori di potere del futuro.

La vera sfida per l'Europa, per l'Italia e per la Campania non consiste quindi soltanto nell'utilizzare strumenti sviluppati altrove.

👉 consiste nel partecipare alla costruzione delle tecnologie che plasmeranno il futuro.

Questa sfida non riguarda soltanto i singoli territori. Riguarda anche il ruolo dell'Europa in uno scenario globale dominato da grandi potenze tecnologiche. La capacità europea di sviluppare ricerca, innovazione e intelligenze artificiali autonome rappresenta una condizione essenziale per mantenere competitività economica, autonomia strategica e libertà decisionale.

In assenza di una capacità autonoma di ricerca, sviluppo e innovazione, il rischio non è soltanto economico.

È strategico.

Perché i territori potrebbero trasformarsi in semplici consumatori di tecnologie progettate altrove.

Una forma nuova e silenziosa di dipendenza che alcuni analisti definiscono già "colonialismo tecnologico".

Non più fondato sul controllo delle risorse naturali.

Ma sul controllo della conoscenza, dei dati, degli algoritmi e delle infrastrutture digitali.

Per questo ricerca e innovazione rappresentano oggi anche strumenti di autonomia e di libertà economica.

Perché una società che utilizza esclusivamente tecnologie sviluppate da altri rischia progressivamente di dipendere:
– dalle loro infrastrutture;
– dai loro modelli economici;
– dalle loro strategie industriali;
– dalle loro priorità geopolitiche.

La ricerca, l'innovazione e il trasferimento tecnologico assumono quindi una dimensione che va oltre l'economia.

Diventano strumenti di libertà.

Diventano strumenti di autodeterminazione.

Diventano strumenti di democrazia.

Perché la vera domanda che i territori devono porsi non è soltanto:

👉 quali tecnologie utilizzeremo?

Ma soprattutto:

👉 saremo protagonisti della loro costruzione o semplici utilizzatori di sistemi progettati da altri?

Giovani, spopolamento e fuga dei talenti

La Campania continua a formare:
– studenti
– laureati
– ricercatori
– professionisti qualificati

ma una parte significativa di questo capitale umano lascia il territorio.

Molti giovani cercano opportunità altrove.

Molte competenze vengono assorbite da sistemi economici più forti.

Molti territori registrano:
– calo demografico
– invecchiamento della popolazione
– riduzione delle nascite

Si crea così una contraddizione profonda.

👉 il territorio forma competenze ma non riesce a trattenerle.

Il problema non riguarda soltanto chi parte.

Riguarda soprattutto ciò che resta.

Un territorio che perde giovani perde:

– innovazione

– natalità

– imprenditorialità

– capacità di rischio

– dinamismo economico

– capacità di rinnovamento

Quando i giovani emigrano non si trasferiscono soltanto persone.

👉 si trasferiscono competenze.

👉 si trasferiscono energie.

👉 si trasferiscono opportunità.

In definitiva, si trasferisce una parte del futuro del territorio.

La conseguenza è evidente.

Si investe nella formazione.

Ma il valore prodotto viene spesso raccolto da altri territori.

Questo fenomeno produce una conseguenza spesso sottovalutata.

Quando un territorio perde i propri giovani, non perde soltanto forza lavoro qualificata.

Perde anche la capacità di sviluppare autonomamente innovazione, ricerca e tecnologia.

La fuga dei talenti diventa quindi anche una questione di sovranità economica e tecnologica.

Perché le competenze che non riescono a generare valore sul territorio finiranno inevitabilmente per rafforzare la competitività di altri sistemi economici.

AI, umanoidi e il futuro del lavoro

Le trasformazioni in corso aprono una domanda ancora più radicale.

Se:
– la popolazione diminuisce
– i giovani emigrano
– le competenze si riducono

e contemporaneamente crescono:
– AI avanzate
– robotica
– umanoidi

quale sarà il modello economico del futuro?

Molti osservatori internazionali, tra cui Elon Musk, descrivono scenari in cui una quota crescente delle attività produttive verrà svolta da sistemi autonomi.

La questione non riguarda soltanto la tecnologia.

👉 riguarda il ruolo dell'uomo.

Perché il rischio non è l'esistenza dell'AI.

👉 il rischio è costruire sistemi che non abbiano più bisogno delle persone come elemento centrale.

Per la prima volta nella storia economica moderna non stiamo discutendo soltanto della sostituzione di singole mansioni.

Stiamo discutendo della possibilità che interi modelli organizzativi possano essere progettati attorno a sistemi autonomi.

La questione non è se questo accadrà.

👉 in parte sta già accadendo.

La vera questione è stabilire quale spazio economico, sociale e umano resterà alle persone.

Perché una società sostenibile non può essere valutata esclusivamente sulla produttività.

Deve essere valutata anche sulla capacità di garantire dignità, partecipazione e prospettive di vita alle comunità che la compongono.

Il ruolo della politica e della Regione Campania

È qui che emerge il ruolo decisivo delle istituzioni.

La politica non deve limitarsi a finanziare progetti.

Deve governare trasformazioni.

La Regione Campania può contribuire a costruire:
– ecosistemi dell'innovazione
– reti tra università e impresa
– programmi di trasferimento tecnologico
– percorsi di alta formazione
– sistemi di aggiornamento continuo delle competenze

Ma soprattutto deve interrogarsi su come garantire:
👉 sviluppo
👉 occupazione
👉 inclusione
👉 dignità economica

Perché la velocità della trasformazione tecnologica rischia di essere superiore alla velocità con cui persone, imprese e territori riescono ad adattarsi.

Ed è proprio qui che emerge il ruolo della politica.

Non come semplice amministrazione del presente.

👉 ma come capacità di pianificare il futuro.

La Regione è chiamata a costruire condizioni favorevoli affinché innovazione, ricerca e tecnologia non producano nuove disuguaglianze, ma nuove opportunità.

Perché il successo di una trasformazione non si misura soltanto dalla crescita economica che produce.

👉 si misura dalla capacità di distribuire quella crescita all'interno della società, garantendo coesione economica e inclusione in un contesto sempre più caratterizzato da automazione, AI e trasformazioni rapide del lavoro.

Il ruolo della rappresentanza economica

Anche il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza sta cambiando profondamente.

Non basta più rappresentare le imprese del presente.

Occorre prepararle al futuro.

In questo scenario il ruolo della rappresentanza economica non può più limitarsi alla tutela degli interessi esistenti.

Deve contribuire alla costruzione degli interessi futuri.

Confimi Industria Campania intende collocarsi proprio in questo spazio.

Non come semplice soggetto di rappresentanza.

Ma come piattaforma di connessione tra:

– impresa

– ricerca

– università

– innovazione

– istituzioni

– formazione

– sviluppo territoriale

e come soggetto capace di favorire la costruzione di strategie condivise tra mondi che per troppo tempo hanno operato separatamente.

Perché la competitività del futuro non dipenderà dalla forza dei singoli attori.

Dipenderà dalla capacità di università, ricerca, impresa, istituzioni e rappresentanza di agire come parti di un unico ecosistema orientato allo sviluppo economico, occupazionale e territoriale.

con l'obiettivo di favorire la nascita di ecosistemi capaci di:

– trattenere competenze

– attrarre investimenti

– favorire il trasferimento tecnologico

– sostenere la competitività delle imprese

– generare nuova occupazione qualificata

– trasformare la conoscenza in sviluppo economico

La rappresentanza economica del futuro non sarà misurata soltanto dalla capacità di difendere ciò che esiste.

👉 sarà misurata dalla capacità di contribuire a costruire ciò che ancora non esiste.

Per questo il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza diventa sempre più quello di soggetti capaci di orientare, connettere e accompagnare imprese, istituzioni e territori dentro processi di trasformazione che richiedono visione, competenza e capacità di anticipazione.

Dalla tecnologia alla centralità dell'uomo

Le riflessioni sviluppate nelle precedenti puntate trovano qui una sintesi naturale.

Dalla spiritualità affrontata con Don Salvatore Giuliano fino all'intelligenza artificiale, dalla Pubblica Amministrazione alla formazione, emerge una stessa domanda:

👉 come governare il cambiamento senza perdere la centralità dell'uomo?

Anche il dibattito aperto dalla futura Enciclica di Papa Leone XIV dedicata all'intelligenza artificiale richiama questa esigenza.

La questione non è fermare l'innovazione.

👉 è impedire che l'innovazione produca disumanizzazione.

La tecnologia è uno strumento.

La ricerca è uno strumento.

L'intelligenza artificiale è uno strumento.

Il fine resta l'uomo.

Se il progresso aumenta la produttività ma riduce la dignità, la libertà o la possibilità delle persone di costruire il proprio futuro, allora non siamo di fronte a uno sviluppo completo.

Perché il vero sviluppo non consiste soltanto nel produrre di più.

👉 consiste nel migliorare la condizione umana.

È questa la sfida che attraversa l'intero percorso di Visioni di Impresa.

Dalla Pubblica Amministrazione all'intelligenza artificiale.

Dalla formazione alla competitività territoriale.

Dalla spiritualità alla ricerca scientifica.

Ogni trasformazione tecnologica, economica e sociale pone sempre la stessa domanda:

👉 il progresso è al servizio dell'uomo oppure l'uomo rischia di diventare una variabile del progresso?

La risposta a questa domanda determinerà non soltanto il futuro dell'economia.

Determinerà il futuro stesso delle nostre comunità.

Per questo la sfida non riguarda soltanto le tecnologie.

Riguarda la qualità delle classi dirigenti chiamate a governarle.

Università, ricerca, imprese, organizzazioni di rappresentanza, istituzioni e politica sono oggi chiamate ad assumersi una responsabilità storica.

Non quella di inseguire il cambiamento.

👉 ma quella di orientarlo.

Perché il futuro non verrà semplicemente determinato dall'evoluzione tecnologica.

Verrà determinato dalle scelte che saremo capaci di compiere oggi.

Perché il futuro non sarà determinato soltanto dalla qualità delle tecnologie.

Sarà determinato dalla capacità di utilizzare ricerca, innovazione e AI per generare:
– sviluppo
– lavoro
– dignità
– coesione sociale
– benessere condiviso

Riflessione della puntata

"Il futuro non apparterrà ai territori che possiederanno più tecnologia, ma a quelli che sapranno trasformare ricerca, innovazione e conoscenza in sviluppo, lavoro e dignità, mantenendo l'uomo al centro dei processi economici e sociali. Perché il vero progresso non consiste nel sostituire l'uomo, ma nel permettergli di esprimere pienamente il proprio valore."


🎙 PUNTATA 20 – CICLO 2026

🎙 Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion

👤 Ospiti della puntata

Prof. Mario Migliuolo
Esperto di innovazione tecnologica, ricerca applicata e trasferimento tecnologico

Franco Picarone
Consigliere Regionale della Campania
Vicepresidente VIII Commissione Permanente del Consiglio Regionale della Campania


Desidero inoltre rivolgere un cordiale ringraziamento all'amico Sandro Cardano, presente in studio e nella foto.


🎬 Regia: Pino Fontana
📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News
📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social


🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 21 | Ciclo 2026

Quando la solidarietà diventa economia

Volontariato, lavoro, assistenza e dignità della persona tra gratuità, finanziamenti, nuove fragilità sociali e sfide dell'intelligenza artificiale


Tema

Terzo Settore, volontariato, economia sociale, welfare, occupazione, dignità della persona, volontariato cattolico e laico, imprese sociali, nuove fragilità e sfide dell'intelligenza artificiale.

Pensiero guida della puntata

"Una società non si misura soltanto dalla ricchezza che produce, ma dalla capacità di prendersi cura di chi non riesce a stare al passo con il cambiamento."


Introduzione

Dopo aver affrontato nelle precedenti puntate l'intelligenza artificiale, la formazione, il lavoro, l'innovazione, la ricerca, la trasformazione industriale e la centralità della persona, Visioni di Impresa affronta un tema che spesso rimane ai margini del dibattito economico pur muovendo risorse, occupazione e servizi essenziali per milioni di cittadini.

👉 il Terzo Settore.

Quando si parla di volontariato, infatti, l'immaginario collettivo continua ad associare il fenomeno alla gratuità.

Molti pensano a persone che dedicano il proprio tempo agli altri senza ricevere alcun compenso.

Ed è certamente una parte importante della realtà.

Ma non è più l'intera realtà.

Oggi il Terzo Settore rappresenta anche uno dei più grandi sistemi organizzativi ed economici del Paese.

Secondo gli ultimi dati ISTAT, al 31 dicembre 2023 operano in Italia 368.367 istituzioni non profit, che impiegano 949.200 lavoratori dipendenti.

Si tratta di un comparto che genera decine di miliardi di euro di attività economiche e che svolge un ruolo crescente nell'assistenza, nell'inclusione sociale, nell'educazione, nella sanità, nella disabilità, nel contrasto alle povertà e nell'accompagnamento delle persone fragili.

Oggi il Terzo Settore italiano non rappresenta soltanto un sistema di solidarietà organizzata.

Rappresenta anche una delle più grandi infrastrutture sociali ed economiche del Paese.

Con quasi un milione di lavoratori dipendenti e un volume economico stimato superiore ai 90 miliardi di euro annui, il settore genera occupazione, servizi, progettazione, assistenza e attività che incidono direttamente sulla qualità della vita di milioni di cittadini.

Se fosse considerato come un singolo comparto produttivo, rappresenterebbe una delle più grandi realtà occupazionali italiane.

Questa dimensione economica è spesso poco percepita dall'opinione pubblica, che continua ad associare il Terzo Settore esclusivamente al volontariato gratuito.

La Campania rappresenta una delle regioni italiane maggiormente interessate da questo fenomeno.

Migliaia di associazioni, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, fondazioni ed enti del Terzo Settore operano quotidianamente nei settori dell'assistenza, della disabilità, dell'inclusione sociale, della formazione, del sostegno ai minori, agli anziani e alle persone in condizioni di fragilità.

L'area metropolitana di Napoli costituisce uno dei principali poli nazionali per presenza di enti attivi, beneficiari assistiti e iniziative di carattere sociale.

Il Terzo Settore è ormai parte integrante del sistema economico e sociale del territorio.

In territori caratterizzati da fragilità economiche, disoccupazione, invecchiamento della popolazione e nuove forme di disagio sociale, il Terzo Settore svolge spesso una funzione complementare rispetto alle istituzioni pubbliche, contribuendo non soltanto all'assistenza ma anche alla coesione sociale e alla tenuta delle comunità locali.

La domanda che emerge è quindi inevitabile:

👉 Come cambia il significato della solidarietà quando accanto al volontariato gratuito entrano in gioco occupazione, servizi, finanziamenti e organizzazioni sempre più strutturate?

👤 Ospiti della puntata

Massimiliano Murolo

Giornalista e comunicatore.

Da anni osserva i fenomeni economici, sociali e territoriali attraverso l'analisi dei processi che collegano impresa, comunicazione, società civile e sviluppo locale.

Nel corso della puntata sarà chiamato ad affrontare uno degli aspetti meno discussi del Terzo Settore: la sua dimensione economica.

Perché comprendere il Terzo Settore oggi significa anche comprendere come si formano, si distribuiscono e vengono utilizzate risorse economiche che incidono direttamente su occupazione, welfare e sviluppo territoriale.

Dietro il volontariato esiste infatti un sistema che genera occupazione, professionalità, servizi e rilevanti flussi finanziari.

Perché dietro il volontariato esiste oggi un sistema che genera occupazione, professionalità, servizi e rilevanti flussi finanziari.

Antonio Gianfico

Segretario Generale della Confederazione Internazionale della Società di San Vincenzo De Paoli

Presidente ODV Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Napoli

Presidente Centro Ozanam Sant'Antimo

Tra le figure più rappresentative del volontariato cattolico italiano e internazionale, opera da decenni nell'ambito dell'assistenza alle persone fragili, del contrasto alle povertà e della promozione della cultura della solidarietà ispirata ai valori cristiani.

La sua esperienza si sviluppa all'interno della tradizione vincenziana fondata da San Vincenzo De Paoli e successivamente organizzata dal Beato Federico Ozanam, che nel 1833 diede vita alla Società di San Vincenzo De Paoli con l'obiettivo di trasformare la carità cristiana in una presenza concreta accanto ai poveri, agli anziani, alle famiglie in difficoltà e agli emarginati.

Attraverso il Centro Ozanam e le attività della San Vincenzo, Antonio Gianfico rappresenta una visione del volontariato che continua a fondarsi sulla gratuità, sulla prossimità umana e sulla centralità della persona, in una fase storica nella quale il Terzo Settore è diventato anche un importante sistema economico e occupazionale.

👉 DOMANDA GUIDA DELLA PUNTATA

"Quando l'assistenza ai fragili diventa anche occupazione, impresa sociale e gestione di rilevanti risorse economiche, come si preservano i valori originari della solidarietà, della gratuità e della centralità della persona?"

Le radici del Terzo Settore: dalla carità cristiana al welfare moderno

Per comprendere il Terzo Settore contemporaneo è necessario partire dalle sue origini.

Per molti secoli non esisteva alcun sistema pubblico organizzato di assistenza sociale.

Lo Stato non si occupava stabilmente di:

  • poveri;
  • anziani;
  • orfani;
  • malati;
  • persone con disabilità;
  • famiglie in difficoltà.

L'assistenza nasce quindi inizialmente all'interno delle comunità religiose e cristiane.

Fin dai primi secoli del Cristianesimo la carità viene considerata parte integrante della fede.

L'aiuto ai poveri non rappresentava soltanto un gesto di solidarietà.

Era considerato un dovere morale e spirituale.

Nel corso dei secoli nascono:

  • confraternite;
  • opere pie;
  • ospedali religiosi;
  • ordini assistenziali;
  • associazioni caritative
  • .

È in questo contesto che si sviluppa il volontariato cattolico moderno.

Una delle figure più importanti è San Vincenzo De Paoli (1581-1660), sacerdote francese che dedicò la propria vita all'assistenza dei poveri, degli orfani e degli emarginati.

Successivamente, nel 1833, il Beato Federico Ozanam, professore universitario francese e laico cattolico, fondò la Società di San Vincenzo De Paoli, con l'obiettivo di organizzare giovani volontari impegnati nella visita diretta alle famiglie povere e nell'assistenza delle persone più fragili.

Nasce così una delle più importanti organizzazioni caritative cattoliche del mondo, oggi presente in oltre 150 Paesi.

La nascita del volontariato laico

Accanto alla tradizione del volontariato cattolico, tra Ottocento e Novecento si sviluppa progressivamente anche un volontariato di matrice laica.

Non nasce da motivazioni religiose.

Nasce invece da principi civici, mutualistici, solidaristici e democratici.

Associazionismo civile, cooperative, mutue, organizzazioni sociali e successivamente organizzazioni non governative contribuiscono alla costruzione di una cultura della solidarietà fondata sulla cittadinanza attiva e sulla partecipazione sociale.

Nel corso del Novecento le due tradizioni, quella religiosa e quella laica, finiscono spesso per operare sugli stessi bisogni pur partendo da visioni differenti dell'uomo, della società e della solidarietà.

È proprio questa tradizione che Antonio Gianfico rappresenta ancora oggi a livello internazionale.

Antonio Gianfico e l'eredità di Federico Ozanam

Antonio Gianfico è attualmente Segretario Generale Internazionale della Società di San Vincenzo De Paoli, una delle più antiche organizzazioni di volontariato cattolico esistenti.

Già Presidente Nazionale della Società di San Vincenzo De Paoli Italia, opera da decenni all'interno del movimento fondato dal Beato Federico Ozanam.

La missione vincenziana si basa su un principio semplice ma rivoluzionario:

👉 incontrare personalmente chi vive una situazione di povertà o fragilità.

Non soltanto offrendo un sostegno materiale.

Ma costruendo una relazione umana fondata su ascolto, vicinanza e dignità della persona.

In un'epoca nella quale l'assistenza tende spesso a trasformarsi in servizio organizzato, procedura amministrativa o intervento professionale, l'esperienza vincenziana continua a richiamare il valore della gratuità e della relazione personale.

Da Ozanam al Terzo Settore contemporaneo

La figura di Federico Ozanam assume un significato particolare all'interno della riflessione proposta da questa puntata.

Quando nel 1833 fondò la Società di San Vincenzo De Paoli, il suo obiettivo non era creare una struttura economica o un'organizzazione professionale dell'assistenza.

L'intento era profondamente diverso.

Ozanam riteneva che la povertà non potesse essere affrontata soltanto attraverso l'elemosina o l'aiuto materiale.

Occorreva costruire una relazione diretta tra persone.

Per questo i primi volontari vincenziani visitarono personalmente le famiglie bisognose entrando nelle loro case, ascoltando le loro difficoltà e condividendo concretamente i problemi della vita quotidiana.

Nasce così un modello fondato su:

👉 gratuità

👉 prossimità

👉 ascolto

👉 dignità della persona

👉 responsabilità individuale

Un modello che ancora oggi rappresenta uno dei principali riferimenti del volontariato cattolico internazionale.

Ed è proprio confrontando questa origine con la complessità del Terzo Settore contemporaneo che emergono le domande centrali della puntata.

Come si preservano i valori della gratuità quando il sistema genera occupazione, finanziamenti e strutture organizzative sempre più articolate?

Come si evita che la gestione delle fragilità si trasformi esclusivamente in una attività economica?

E come si mantiene al centro la persona in un contesto nel quale l'assistenza è diventata anche una componente rilevante dell'economia e del welfare moderno?

Quando nasce invece il Terzo Settore professionale e retribuito

Per molti decenni il volontariato rimane prevalentemente gratuito.

La situazione cambia profondamente nella seconda metà del Novecento.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale nascono i moderni sistemi di welfare pubblico.

Lo Stato inizia ad assumere responsabilità dirette nei settori:

  • sanitario;
  • assistenziale;
  • educativo;
  • previdenziale.

Ma con il passare degli anni emergono nuove fragilità sociali:

  • dipendenze;
  • disabilità complesse;
  • disagio psichico;
  • esclusione sociale;
  • immigrazione;
  • assistenza domiciliare;
  • invecchiamento della popolazione.

La complessità dei problemi cresce più rapidamente della capacità dello Stato di affrontarli da solo.

Nasce così, soprattutto tra gli anni Settanta e Novanta, il moderno Terzo Settore organizzato.

Si sviluppano:

  • cooperative sociali;
  • fondazioni;
  • associazioni accreditate;
  • imprese sociali;
  • enti convenzionati con le amministrazioni pubbliche.

L'assistenza non viene più svolta soltanto da volontari.

Entrano in campo figure professionali retribuite:

  • educatori;
  • psicologi;
  • assistenti sociali;
  • operatori socio-sanitari;
  • mediatori culturali;
  • progettisti;
  • amministratori.

Nasce così un settore che mantiene finalità sociali ma che diventa anche:

👉 occupazione;

👉 organizzazione;

👉 economia;

👉 gestione di servizi;

👉 progettazione finanziata.

È da questa evoluzione che nasce il Terzo Settore contemporaneo.

Il principio di sussidiarietà

Con l'evoluzione del welfare moderno si afferma progressivamente anche il principio di sussidiarietà, oggi riconosciuto sia dalla Costituzione italiana sia dall'ordinamento europeo.

Secondo questo principio, lo Stato non deve necessariamente svolgere direttamente ogni attività di interesse generale, ma può valorizzare e sostenere l'iniziativa delle comunità, delle associazioni, del volontariato, delle organizzazioni sociali e dei corpi intermedi.

Il Terzo Settore nasce e si sviluppa anche all'interno di questa logica.

Non come sostituzione dello Stato.

Non come alternativa alle istituzioni.

Ma come elemento complementare capace di contribuire alla risposta ai bisogni delle persone e delle comunità.

È proprio questa collaborazione tra istituzioni pubbliche, società civile organizzata e comunità territoriali che costituisce uno dei pilastri del moderno sistema di welfare.


Il punto centrale della puntata

Ed è qui che emerge la domanda più importante.

Oggi convivono all'interno dello stesso universo:

  • il volontario cattolico che opera gratuitamente per motivazioni spirituali;
  • il volontario laico che presta il proprio tempo per finalità civiche e sociali;
  • il professionista del sociale che svolge un lavoro retribuito;
  • la cooperativa sociale che gestisce servizi;
  • l'associazione che vive di donazioni;
  • l'ente che riceve contributi pubblici;
  • l'impresa sociale che genera occupazione.

Tutte realtà legittime.

Ma profondamente diverse.

Una distinzione fondamentale riguarda il ruolo delle persone che operano all'interno del sistema.

Il volontario mette gratuitamente a disposizione il proprio tempo, le proprie competenze e la propria presenza.

Il professionista del sociale svolge invece una attività lavorativa retribuita, spesso caratterizzata da elevata specializzazione e responsabilità.

Entrambe le figure svolgono una funzione importante.

Ma non rappresentano la stessa realtà.

Comprendere questa differenza è essenziale per leggere correttamente il mondo del Terzo Settore contemporaneo.

Una parte della difficoltà nasce dal fatto che nell'immaginario collettivo il termine "volontariato" continua ad essere associato quasi esclusivamente alla gratuità.

Molti cittadini non distinguono tra associazioni sostenute esclusivamente da volontari, organizzazioni che impiegano personale retribuito, cooperative sociali, fondazioni o imprese sociali.

Questa sovrapposizione genera spesso una percezione semplificata di una realtà che oggi è invece estremamente articolata sia sotto il profilo sociale che economico.

Ed è proprio questa complessità che Visioni di Impresa intende analizzare.

Non per mettere in discussione il valore del Terzo Settore.

Ma per comprendere come coniugare:

👉 solidarietà;

👉 trasparenza;

👉 sostenibilità economica;

👉 professionalità;

👉 gratuità;

👉 dignità della persona.


Luci e ombre di un settore in crescita

I numeri mostrano una realtà complessa.

Da un lato troviamo milioni di volontari che operano senza alcun compenso.

Dall'altro troviamo un comparto che impiega quasi un milione di lavoratori dipendenti.

Il Terzo Settore genera inoltre un volume economico stimato superiore a 90 miliardi di euro e rappresenta una componente significativa dell'economia italiana.

Quando la solidarietà diventa economia

La crescita del Terzo Settore pone una questione che raramente viene affrontata nel dibattito pubblico.

Se il volontariato nasce storicamente come servizio gratuito alla persona, cosa accade quando attorno ai bisogni sociali si sviluppano occupazione, finanziamenti, convenzioni, progettazioni e strutture organizzative sempre più complesse?

La presenza di risorse economiche non rappresenta di per sé un problema.

Anzi.

Molti servizi essenziali non potrebbero esistere senza professionalità retribuite.

La vera questione riguarda l'equilibrio.

La questione non riguarda il fatto che esistano attività retribuite nel sociale. In molti casi sono indispensabili. La vera domanda riguarda piuttosto il rapporto tra fine e mezzo. Le risorse economiche devono servire a risolvere i problemi sociali oppure il rischio è che, nel tempo, la gestione del problema diventi essa stessa un sistema da preservare?

Come evitare che la gestione del bisogno prevalga sulla sua soluzione?

Questa riflessione non riguarda soltanto il Terzo Settore.

Riguarda qualsiasi sistema organizzato che nasce per affrontare un problema sociale.

Una società matura non misura il successo delle proprie strutture dalla loro capacità di perpetuarsi nel tempo, ma dalla capacità di ridurre progressivamente le condizioni di fragilità che ne hanno reso necessaria l'esistenza.

Come fare in modo che l'assistenza continui ad avere come fine la persona e non la sopravvivenza delle strutture che la erogano?

Gratuità e professionalità: una distinzione necessaria

La presenza di professionisti retribuiti non rappresenta di per sé una contraddizione rispetto alla missione sociale.

Molte attività assistenziali, educative, sanitarie e di inclusione richiedono infatti competenze specialistiche che non possono essere affidate esclusivamente al volontariato.

La vera sfida consiste nel mantenere chiara la distinzione tra il valore della gratuità e il valore della professionalità.

Perché entrambe rappresentano risorse preziose per la società.

Ma diventano problematiche quando vengono confuse o sovrapposte nell'immaginario collettivo.

Il caso del 5×1000: fiducia dei cittadini e necessità di trasparenza

Uno degli esempi più significativi del rapporto tra solidarietà, risorse economiche e fiducia pubblica è rappresentato dal sistema del 5×1000.

Ogni anno milioni di contribuenti scelgono infatti di destinare una quota delle proprie imposte a enti del Terzo Settore, associazioni di volontariato, fondazioni, attività di ricerca, organizzazioni sociali e realtà impegnate nell'assistenza alle persone fragili.

Nel 2025 le firme raccolte hanno superato i 18,4 milioni di contribuenti, confermando una crescita costante della partecipazione dei cittadini e della fiducia verso il mondo del non profit. Le somme attribuite agli enti ammessi hanno superato i 602 milioni di euro, avvicinandosi al limite massimo di spesa previsto dalla normativa vigente.

Proprio alla luce dell'aumento delle risorse coinvolte, il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato l'intenzione di promuovere interventi normativi finalizzati a rafforzare il monitoraggio delle somme erogate, verificare i criteri di accesso ai benefici e controllare con maggiore attenzione l'effettiva destinazione delle risorse, con l'obiettivo dichiarato di evitare abusi e garantire che le scelte dei contribuenti producano concretamente i risultati sociali per cui sono state effettuate.

I circa 602 milioni di euro attribuiti annualmente attraverso il 5×1000 rappresentano uno dei più importanti strumenti di finanziamento della solidarietà organizzata.

Milioni di contribuenti affidano infatti una parte delle proprie imposte a enti che dichiarano finalità sociali, assistenziali, sanitarie, culturali o di ricerca.

Il 5×1000 rappresenta infatti una forma particolare di democrazia fiscale, attraverso la quale il cittadino non si limita a pagare le imposte, ma contribuisce direttamente a orientare una parte delle risorse pubbliche verso finalità sociali che ritiene meritevoli di sostegno.

Proprio per questo la trasparenza non rappresenta soltanto un obbligo amministrativo.

Rappresenta un dovere morale nei confronti dei cittadini che hanno espresso una scelta consapevole e che si aspettano che tali risorse vengano utilizzate in modo coerente con le finalità dichiarate.

La questione apre una riflessione più ampia.

Più cresce il ruolo economico del Terzo Settore, più diventano centrali:

👉 trasparenza;

👉 rendicontazione;

👉 controlli;

👉 misurazione dell'impatto sociale;

👉 corretto utilizzo delle risorse pubbliche e private.

Perché la fiducia rappresenta il vero patrimonio sul quale si fonda l'intero sistema della solidarietà organizzata.

L'aumento delle risorse economiche coinvolte apre tuttavia una riflessione che non può essere ignorata.

Quando l'assistenza, l'inclusione sociale e il sostegno alle fragilità generano occupazione, servizi, convenzioni e finanziamenti, diventa necessario interrogarsi su come mantenere sempre al centro la persona e non esclusivamente il sistema organizzativo.

Non si tratta di mettere in discussione il valore delle organizzazioni che operano nel Terzo Settore.

Si tratta piuttosto di comprendere quali strumenti possano garantire che la missione sociale continui a prevalere sugli interessi economici che inevitabilmente si sviluppano attorno ad un comparto di tali dimensioni.

Questo apre interrogativi legittimi.

👉 Come si garantisce trasparenza?

👉 Come si evitano distorsioni?

👉 Come si distingue il servizio dalla semplice gestione economica?

👉 Come si impedisce che il bisogno diventi soltanto un mercato?

Sono interrogativi che non mettono in discussione il valore del Terzo Settore, ma che richiamano la necessità di mantenere sempre elevati i livelli di trasparenza, controllo e responsabilità verso i cittadini, i donatori e le istituzioni che sostengono queste attività.

Non si tratta di mettere in discussione il valore del Terzo Settore.

Si tratta di comprendere come coniugare sostenibilità economica, professionalità e missione sociale.


AI, nuove povertà e nuove fragilità

Le precedenti puntate hanno affrontato il tema dell'intelligenza artificiale e della trasformazione del lavoro.

Ma ogni innovazione produce anche nuove fragilità.

Automazione.

Invecchiamento demografico.

Denatalità.

Spopolamento.

Solitudine.

Esclusione digitale.

Nuove forme di povertà.

Le trasformazioni tecnologiche che abbiamo analizzato nelle precedenti puntate stanno modificando rapidamente il mercato del lavoro e l'organizzazione della società.

L'intelligenza artificiale, la robotica e l'automazione promettono maggiore efficienza e produttività.

Ma pongono anche interrogativi profondi.

Chi assisterà le persone che rischiano di restare escluse dai processi di trasformazione?

Chi accompagnerà gli anziani in una società sempre più longeva?

Chi sosterrà le nuove fragilità sociali ed economiche?

Non è un caso che nelle recenti riflessioni sul rapporto tra tecnologia e persona umana, Papa Leone XIV abbia richiamato con forza il principio secondo cui il progresso non può essere valutato esclusivamente sulla base dell'efficienza o della crescita economica.

Ogni innovazione deve essere misurata anche sulla capacità di tutelare la dignità della persona e di non lasciare indietro i più fragili.

È una riflessione che riguarda direttamente anche il Terzo Settore.

Perché più cresce la capacità della tecnologia di svolgere attività operative, più aumenta il valore insostituibile della relazione umana, dell'ascolto, della prossimità e della solidarietà.

Ed è proprio qui che il valore della relazione umana, del volontariato e della prossimità personale continua a rappresentare una risorsa che nessuna tecnologia può sostituire completamente.

La domanda che emerge è quindi ancora più profonda:

👉 chi si prenderà cura delle persone che rischiano di restare indietro?

E quale ruolo avranno il volontariato, il Terzo Settore, le comunità religiose, le istituzioni e la società civile?


A queste responsabilità si affianca anche il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza economica e sociale, chiamate a favorire il dialogo tra imprese, istituzioni, Terzo Settore e comunità territoriali.

Perché lo sviluppo non può essere considerato soltanto una questione economica.

Deve essere anche una questione sociale, culturale e umana.

E proprio dalla capacità di costruire connessioni tra questi mondi dipenderà la qualità della società che lasceremo alle future generazioni.

Una scelta culturale prima ancora che economica

In fondo, la questione che questa puntata pone non riguarda soltanto il Terzo Settore.

Riguarda il modello di società che intendiamo costruire.

Una società nella quale la persona venga accompagnata lungo tutto il percorso della vita, dalla nascita alla vecchiaia, anche nei momenti di fragilità, oppure una società nella quale il valore dell'individuo venga misurato esclusivamente dalla sua capacità di produrre reddito, consumare o restare competitivo.

È una scelta culturale prima ancora che economica.

Perché il modo in cui una comunità si prende cura delle persone più fragili racconta molto più di qualsiasi indicatore economico quale idea di uomo e quale idea di futuro quella società abbia scelto di perseguire.


È la stessa domanda che attraversa, in forme diverse, l'intero percorso di Visioni di Impresa.

Come governare innovazione, ricerca, intelligenza artificiale, sviluppo economico e trasformazioni sociali senza perdere di vista la centralità della persona.

Perché una società può diventare più efficiente.

Può diventare più tecnologica.

Può diventare più produttiva.

Ma se smette di prendersi cura dell'uomo rischia di perdere il senso stesso del proprio sviluppo.

In questa prospettiva il Terzo Settore non rappresenta soltanto una risposta ai bisogni.

Rappresenta anche uno specchio attraverso il quale una comunità misura la propria maturità civile, sociale e morale.

Perché il modo in cui una società guarda ai più fragili rivela sempre il modo in cui essa concepisce l'uomo, il lavoro, l'economia e il proprio futuro.



Riflessione della puntata

"Il futuro non dipenderà soltanto dalla capacità di produrre ricchezza, tecnologia e innovazione. Dipenderà dalla capacità di non lasciare indietro nessuno mentre il cambiamento accelera. Perché il vero progresso non si misura da ciò che una società possiede, ma da come tratta le persone più fragili."



🎙 PUNTATA 21 – CICLO 2026

🎙 Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion


👤 Ospiti della puntata

Massimiliano Murolo
Giornalista e comunicatore

Antonio Gianfico
Segretario Generale della Confederazione Internazionale della Società di San Vincenzo De Paoli
Presidente ODV Società di San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale di Napoli
Presidente Centro Ozanam Sant'Antimo


🎬 Regia: Pino Fontana
📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News
📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social


🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 22 | Ciclo 2026

ENERGIA, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E POTERE

La nuova competizione globale tra ricerca, tecnologia e sovranità


Tema

Energia, ricerca scientifica, fusione termonucleare controllata, intelligenza artificiale, data center, robotica, competitività industriale, autonomia strategica europea, università, innovazione e futuro del lavoro.

Pensiero guida della puntata

"Ogni civiltà è stata definita dall'energia che è stata capace di controllare. Chi controllerà l'energia del futuro influenzerà anche il futuro dell'economia, della tecnologia e della stessa organizzazione della società."


Introduzione

Nelle precedenti puntate abbiamo affrontato temi apparentemente diversi ma profondamente collegati tra loro.

Abbiamo parlato di intelligenza artificiale.

Di innovazione.

Di ricerca.

Di formazione.

Di trasformazione industriale.

Di lavoro.

Di Terzo Settore.

Di centralità della persona.

Tutte queste riflessioni convergono oggi in una domanda fondamentale:

👉 Quale sarà la fonte energetica capace di sostenere il mondo che stiamo costruendo?

Perché ogni trasformazione tecnologica ha sempre avuto una precondizione invisibile:

l'energia.

Senza energia non esistono industrie.

Non esistono reti digitali.

Non esistono data center.

Non esistono sistemi di intelligenza artificiale.

Non esistono infrastrutture avanzate.

Non esiste crescita economica.

Ogni rivoluzione industriale è stata innanzitutto una rivoluzione energetica.

Il carbone ha reso possibile la prima rivoluzione industriale.

Il petrolio ha alimentato il Novecento.

L'elettricità ha trasformato la produzione.

L'informatica ha costruito la società digitale.

Ma oggi stiamo entrando in una fase completamente nuova.

L'intelligenza artificiale, la robotica, i supercalcolatori, le reti quantistiche e l'automazione richiederanno quantità di energia mai viste nella storia umana.

Ecco perché il tema dell'energia non è più soltanto una questione tecnica.

È una questione industriale.

È una questione geopolitica.

È una questione economica.

È una questione di sovranità.

Dalla Puntata 11 alla Puntata 22: quando una visione diventa attualità

Chi segue Visioni di Impresa sin dalle prime puntate ricorderà che il tema dell'energia era già emerso nel confronto con l'ing. Agnelli durante la Puntata 11.

In quella occasione si rifletteva sulla competitività industriale, sul costo dell'energia per le imprese e sulla necessità di affrontare senza pregiudizi il tema delle future fonti energetiche.

A distanza di mesi quella riflessione assume oggi un significato completamente diverso.

Non siamo più di fronte ad una semplice prospettiva di lungo periodo.

Il tema della sicurezza energetica, del nucleare di nuova generazione, della fusione termonucleare controllata e dell'autonomia strategica europea è entrato concretamente nel dibattito politico nazionale ed internazionale.

Le istituzioni europee stanno definendo le proprie strategie energetiche per le prossime decadi.

L'Italia ha riaperto il confronto sul nucleare sostenibile.

Parallelamente, i grandi operatori tecnologici mondiali stanno investendo direttamente in nuove fonti energetiche per sostenere la crescita dell'intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali.

Dal dibattito teorico ai progetti concreti

Il ritorno del tema nucleare non riguarda più soltanto il mondo della ricerca.

Negli ultimi mesi sono emerse in diverse aree del Paese ipotesi e proposte che prevedono l'integrazione tra fonti rinnovabili e tecnologie nucleari di nuova generazione, come i mini reattori modulari (SMR), all'interno di più ampie strategie energetiche territoriali.

Il dibattito non riguarda quindi soltanto quale tecnologia scegliere.

Riguarda come costruire sistemi energetici capaci di garantire sicurezza degli approvvigionamenti, competitività industriale e sostenibilità ambientale in un contesto caratterizzato da una crescente domanda di energia.

Le grandi economie mondiali stanno investendo miliardi di euro nella ricerca energetica.

La questione energetica non riguarda più soltanto gli Stati. Coinvolge sempre più anche i grandi attori tecnologici globali, chiamati a sostenere una domanda di energia crescente legata allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, dei data center e delle infrastrutture digitali.

La crisi energetica degli ultimi anni ha inoltre mostrato quanto la disponibilità e il costo dell'energia possano incidere direttamente sulla competitività delle imprese, sulla capacità produttiva dei territori e sulla stabilità economica delle nazioni.

Per la prima volta dopo decenni, il tema dell'energia è tornato al centro delle politiche industriali europee.

Ciò che appariva come una prospettiva futura è diventato una questione di strettissima attualità.

👤 Ospite della puntata

Prof. Fabio Villone

Direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione (DIETI) dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Professore Ordinario di Elettrotecnica.

Tra i maggiori esperti italiani nel campo della modellistica numerica dei sistemi elettromagnetici complessi e della fusione termonucleare controllata.

Collabora da anni con alcuni dei più importanti programmi internazionali di ricerca sulla fusione, tra cui ITER, Fusion for Energy, ENEA e numerosi centri di ricerca europei e internazionali.

Autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche e di strumenti computazionali utilizzati dalla comunità scientifica mondiale, rappresenta una delle figure italiane maggiormente impegnate nello sviluppo delle tecnologie che potrebbero ridefinire il futuro energetico del pianeta.

La ricerca italiana nelle grandi sfide globali

La presenza del Prof. Fabio Villone in questa puntata non rappresenta soltanto la testimonianza di uno scienziato impegnato nella ricerca avanzata.

Rappresenta anche la capacità del sistema universitario italiano di contribuire concretamente alle grandi sfide globali che riguardano energia, innovazione, sostenibilità e sviluppo tecnologico.

Le grandi trasformazioni del futuro non nasceranno esclusivamente nei centri decisionali politici o finanziari.

Nasceranno anche nei laboratori, nelle università e nei centri di ricerca che oggi stanno costruendo le conoscenze necessarie per affrontare le sfide dei prossimi decenni.

Il ruolo della Campania nella ricerca internazionale

La presenza del Prof. Fabio Villone testimonia come la Campania non sia soltanto una regione manifatturiera, turistica o commerciale.

È anche un territorio che produce ricerca avanzata.

Attraverso l'Università Federico II, il DIETI e numerosi centri di eccellenza presenti sul territorio regionale, la Campania partecipa a reti scientifiche internazionali impegnate nello sviluppo delle tecnologie che potrebbero definire il futuro energetico del pianeta.

Questo aspetto è spesso poco conosciuto.

Eppure la competitività dei territori non dipenderà soltanto dalla capacità di attrarre investimenti.

Dipenderà sempre più dalla capacità di produrre conoscenza, innovazione e ricerca applicata.

Perché il futuro dell'economia nasce prima nei laboratori e nelle università e solo successivamente nelle fabbriche e nei mercati.

La sfida dei talenti

Produrre conoscenza non significa soltanto costruire laboratori.

Significa soprattutto trattenere le persone capaci di generarla.

La Campania e il Mezzogiorno continuano a formare migliaia di giovani altamente qualificati che spesso trovano all'estero opportunità professionali e scientifiche difficili da replicare sui territori di origine.

La sfida non consiste soltanto nel formare talenti.

Consiste nel creare le condizioni affinché quei talenti possano contribuire allo sviluppo del territorio che li ha formati.

A questa sfida si aggiunge quella demografica.
L'Italia e gran parte dell'Europa stanno affrontando una progressiva riduzione della popolazione attiva e un crescente invecchiamento della popolazione.
La disponibilità di competenze scientifiche e tecnologiche rischia quindi di diventare una delle principali variabili strategiche della competitività futura.
Per questo ricerca, formazione, natalità e attrazione dei talenti rappresentano oggi aspetti di una stessa questione.

Denatalità, demografia, competenze e competitività

La questione demografica rende ancora più complessa la sfida dei talenti.

La progressiva riduzione della natalità e l'invecchiamento della popolazione stanno modificando profondamente gli equilibri economici e sociali delle nazioni sviluppate.

Meno giovani significa meno studenti, meno ricercatori, meno tecnici specializzati e meno competenze disponibili per sostenere l'innovazione futura.

Per questo la competitività di un territorio non dipenderà soltanto dagli investimenti economici.

Dipenderà dalla sua capacità di attrarre, formare e trattenere capitale umano qualificato.

Ricerca, innovazione, natalità e sviluppo non rappresentano quindi fenomeni separati.

Sono parti diverse della stessa sfida strategica.

La vera domanda della puntata

Per decenni ci siamo chiesti come produrre energia.

Oggi la domanda è diversa.

👉 Saremo in grado di produrre abbastanza energia per sostenere il futuro che stiamo progettando?

Ogni interrogazione ad una intelligenza artificiale richiede energia.

Ogni data center richiede energia.

Ogni robot umanoide richiede energia.

Ogni sistema di automazione richiede energia.

Ogni infrastruttura digitale richiede energia.

L'energia sta diventando il vero collo di bottiglia della trasformazione tecnologica globale.

Perché l'intelligenza artificiale ha fame di energia

I data center stanno rapidamente diventando le nuove infrastrutture strategiche dell'economia globale.
Come le grandi reti ferroviarie, i porti e gli oleodotti hanno caratterizzato le epoche precedenti, oggi la capacità di ospitare e alimentare infrastrutture digitali avanzate rappresenta un fattore crescente di competitività territoriale e nazionale.

Negli ultimi anni i principali protagonisti dell'innovazione tecnologica mondiale hanno iniziato a lanciare lo stesso messaggio.

L'intelligenza artificiale richiederà quantità di energia enormemente superiori a quelle utilizzate fino ad oggi.

La costruzione di nuovi data center.

L'addestramento di modelli sempre più complessi.

La diffusione della robotica avanzata.

L'aumento della capacità di calcolo.

Tutto questo sta trasformando l'energia in una delle principali risorse strategiche del XXI secolo.

La questione non è quindi soltanto tecnologica.

È energetica.

Ed è proprio qui che la ricerca sulla fusione termonucleare assume una rilevanza che va ben oltre il mondo scientifico.

I data center: le nuove infrastrutture del potere economico

Nel XXI secolo i data center stanno assumendo un ruolo sempre più simile a quello che in passato hanno avuto porti, ferrovie, oleodotti e grandi infrastrutture energetiche.

Sono i luoghi nei quali vengono elaborati dati, addestrati modelli di intelligenza artificiale e gestite quantità crescenti di informazioni.

La loro diffusione richiede enormi disponibilità energetiche e capacità tecnologiche avanzate.

Per questo la competizione globale non riguarda soltanto chi svilupperà le migliori tecnologie.

Riguarda anche chi sarà in grado di alimentarle.

Non esiste una sola intelligenza artificiale

Recentemente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato l'attenzione pubblica parlando di "intelligenze artificiali", utilizzando significativamente il plurale.

Una scelta linguistica che richiama una questione fondamentale.

Dietro le tecnologie non esistono soltanto algoritmi.

Esistono modelli economici.

Visioni culturali.

Strategie industriali.

Interessi geopolitici.

Per questo il tema dell'energia si intreccia inevitabilmente con quello della sovranità tecnologica.

È proprio all'interno di questa competizione tra energia, tecnologia e capacità di calcolo che la ricerca sulla fusione termonucleare assume oggi una rilevanza strategica senza precedenti.


La fusione: imitare il Sole sulla Terra

Da oltre mezzo secolo la comunità scientifica internazionale lavora ad una delle sfide più ambiziose mai affrontate dall'umanità.

Riprodurre sulla Terra il processo che alimenta il Sole.

La fusione termonucleare promette energia praticamente inesauribile, senza emissioni climalteranti e con livelli di sicurezza radicalmente diversi rispetto alla tradizionale fissione nucleare.

Ma la vera domanda non è soltanto se la fusione funzionerà.

La vera domanda è:

👉 Chi controllerà questa tecnologia?

Chi controllerà l'energia controllerà il futuro?

Per secoli il potere è stato associato al controllo della terra.

Successivamente al controllo delle rotte commerciali.

Poi al controllo delle materie prime e delle fonti fossili.

Oggi il potere tende progressivamente a concentrarsi attorno a tre elementi fondamentali:

👉 energia;

👉 dati;

👉 capacità di calcolo.

L'intelligenza artificiale, la robotica e le infrastrutture digitali stanno creando una nuova forma di dipendenza.

Non più soltanto energetica.

Ma energetico-digitale.

La vera domanda non è quindi soltanto chi produrrà energia.

La vera domanda è:

Chi controllerà l'energia necessaria per alimentare le intelligenze artificiali che controlleranno una parte crescente dell'economia mondiale?

Ed è per questo che il tema della fusione nucleare non riguarda soltanto gli scienziati.

Riguarda le imprese.

Riguarda i governi.

Riguarda le università.

Riguarda i territori.

Riguarda il futuro delle nuove generazioni.


Energia e sovranità

Nel XXI secolo la sovranità di una nazione non dipende più soltanto dai confini.

Dipende dalla capacità di controllare:

• energia;

• tecnologia;

• dati;

• ricerca;

• competenze.

Chi dipende energeticamente dagli altri dipende inevitabilmente anche dalle loro decisioni economiche e geopolitiche.

Per questo la ricerca scientifica non rappresenta un lusso.

Rappresenta una infrastruttura strategica nazionale.

Energia e competitività industriale

Per le imprese l'energia non rappresenta soltanto un costo.

Rappresenta un fattore competitivo.

Il prezzo dell'energia incide sulla capacità di produrre.

Di esportare.

Di investire.

Di innovare.

Di assumere.

Per questo le scelte energetiche di oggi influenzeranno direttamente la competitività industriale dei prossimi decenni.

In questo scenario assume un ruolo crescente anche la rappresentanza delle imprese.

Perché le trasformazioni energetiche non riguardano soltanto governi e centri di ricerca.

Riguardano migliaia di aziende chiamate a investire, innovare e competere in mercati sempre più globali.

Comprendere le grandi traiettorie tecnologiche significa aiutare il sistema produttivo a prepararsi ai cambiamenti che stanno già ridisegnando l'economia mondiale.


Università e futuro

In questo scenario il ruolo delle università assume una rilevanza straordinaria.

Le università non formano semplicemente studenti.

Formano le competenze che costruiranno il futuro.

Formano gli ingegneri.

I ricercatori.

Gli innovatori.

Le figure che renderanno possibile la prossima rivoluzione energetica.

Il problema è che mentre la velocità del cambiamento accelera, i tempi della formazione tradizionale rischiano di restare ancorati a modelli del passato.

Le nuove generazioni dovranno imparare per tutta la vita.

Non più una formazione iniziale valida per quarant'anni.

Ma un aggiornamento continuo.

Università, ricerca e capitale umano

Se il futuro sarà determinato dalla capacità di produrre conoscenza, energia e innovazione, il capitale più importante continuerà ad essere rappresentato dalle persone.

Le grandi infrastrutture scientifiche non nascono per caso.

Nascono dove esistono università capaci di formare competenze di alto livello.

Nascono dove la ricerca incontra l'impresa.

Nascono dove le istituzioni comprendono che investire nella conoscenza significa investire nel futuro.

In questo scenario il ruolo delle università non consiste soltanto nel trasmettere saperi.

Consiste nel preparare generazioni capaci di vivere in un mondo nel quale il cambiamento non avviene più nell'arco di una vita, ma nell'arco di pochi anni o addirittura di pochi mesi.


La questione filosofica

In fondo questa puntata non parla soltanto di energia.

Parla del rapporto tra conoscenza e potere.

Ogni grande rivoluzione tecnologica ha modificato gli equilibri economici, politici e sociali.

La domanda che dobbiamo porci è quindi:

👉 L'energia del futuro servirà a liberare l'uomo oppure a renderlo ancora più dipendente da sistemi tecnologici che non controlla?

Perché il vero progresso non consiste soltanto nell'aumentare la potenza delle macchine.

Consiste nel garantire che la crescita della tecnologia continui a restare al servizio della persona.

La sfida finale: tecnologia al servizio dell'uomo

In fondo questa puntata non parla soltanto di energia.

Non parla soltanto di fusione.

Non parla soltanto di intelligenza artificiale.

Parla del rapporto tra potere tecnologico e responsabilità umana.

Ogni grande rivoluzione della storia ha generato opportunità straordinarie.

Ma ha anche generato nuove disuguaglianze.

Nuove dipendenze.

Nuovi squilibri.

La sfida delle prossime generazioni non sarà soltanto costruire tecnologie più potenti.

Sarà garantire che tali tecnologie restino al servizio della persona.

Perché una società può diventare più efficiente.

Più automatizzata.

Più intelligente.

Ma se perde di vista la dignità dell'uomo rischia di smarrire il significato stesso del progresso.

In fondo la questione decisiva non è se riusciremo a costruire macchine più potenti.

Probabilmente ci riusciremo.

La questione decisiva è se riusciremo a costruire una società sufficientemente saggia da governarle.

Perché la storia insegna che ogni progresso tecnico produce nuove possibilità.

Ma soltanto la responsabilità umana decide come utilizzarle.

La vera sfida del XXI secolo potrebbe quindi non essere la produzione di energia.

Potrebbe essere la capacità di governare eticamente il potere che quell'energia renderà possibile.

Perché ogni forma di energia genera capacità di trasformazione.

E ogni capacità di trasformazione genera responsabilità.

La domanda decisiva non è quindi soltanto quanta energia avremo.

La domanda è quale società sceglieremo di costruire grazie a quell'energia.

Perché, in ultima analisi, nessuna innovazione ha valore soltanto per ciò che è tecnicamente capace di fare.

Ha valore per ciò che consente alle persone di diventare.

È questa la misura ultima del progresso.

Non la potenza delle tecnologie.

Non la velocità delle trasformazioni.

Non la quantità di energia disponibile.

Ma la qualità umana della società che quelle tecnologie contribuiscono a costruire.

Ogni civiltà è stata definita dall'energia che ha saputo governare.

La nostra sarà probabilmente giudicata anche dalla saggezza con cui saprà utilizzare quella energia.


Riflessione della puntata

"Ogni generazione eredita il mondo costruito da quelle precedenti. La nostra ha la responsabilità di decidere se l'energia del futuro sarà soltanto una nuova fonte di potere o diventerà uno strumento di sviluppo, libertà e dignità per l'intera umanità."



🎙 PUNTATA 22 – CICLO 2026

🎙 Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion


👤 Ospite della puntata

Prof. Fabio Villone

Direttore del Dipartimento di Ingegneria Elettrica e delle Tecnologie dell'Informazione (DIETI) dell'Università degli Studi di Napoli Federico II.

Professore Ordinario di Elettrotecnica.


🎬 Regia: Pino Fontana
📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News
📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social


🎥 VISIONI DI IMPRESA – Puntata 23 | Ciclo 2026

COLTIVA ITALIA

Difendere chi produce

Sovranità alimentare, Made in Italy, intelligenza artificiale e centralità dell'uomo nell'agricoltura del XXI secolo


Tema

Decreto Coltiva Italia, agricoltura, sovranità alimentare, Made in Italy, dumping, concorrenza sleale, contraffazione, innovazione, intelligenza artificiale, robotica agricola, umanoidi, sicurezza alimentare, competitività delle imprese, ricambio generazionale e centralità della persona.


Pensiero guida della puntata

"Difendere l'agricoltura italiana non significa guardare al passato. Significa garantire all'Italia la capacità di produrre valore, lavoro, qualità e sicurezza alimentare nel futuro.

Un Paese che perde la capacità di produrre il proprio cibo perde una parte della propria libertà. Ma un Paese che affida il proprio futuro esclusivamente alla tecnologia rischia di perdere anche la centralità dell'uomo."


Introduzione

Dopo aver affrontato nelle precedenti puntate il tema della ricerca, dell'innovazione, dell'intelligenza artificiale, dell'energia e della centralità della persona, Visioni di Impresa si confronta con una delle questioni più antiche e al tempo stesso più moderne della storia dell'umanità:

👉 il cibo.

L'agricoltura italiana sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

Le imprese agricole devono confrontarsi con costi crescenti, concorrenza internazionale, cambiamenti climatici, nuove regole europee e mercati sempre più globalizzati.

In questo scenario il tema dell'agricoltura non riguarda soltanto chi lavora nei campi.

Riguarda il lavoro.

L'economia.

La qualità delle produzioni.

La sicurezza alimentare.

La capacità dell'Italia di continuare a creare valore attraverso una delle sue eccellenze storiche.

È proprio all'interno di questa sfida che si inserisce il Decreto Coltiva Italia.

Il provvedimento si propone di sostenere le filiere strategiche, rafforzare la capacità produttiva nazionale e contribuire alla sicurezza alimentare del Paese.

Così come nella precedente puntata ci siamo interrogati su chi controllerà l'energia necessaria ad alimentare il mondo dell'intelligenza artificiale, oggi la domanda si sposta su un'altra risorsa essenziale:

👉 il cibo.

Perché nessuna società può essere realmente sovrana se non è in grado di garantire energia, conoscenza e sicurezza alimentare.

👤 Ospite della puntata

On. Marco Cerreto

Deputato della Repubblica Italiana.

Capogruppo di Fratelli d'Italia nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

Giurista, dottore di ricerca in diritto comparato, già funzionario e consigliere giuridico del Ministero dell'Agricoltura.

Da anni impegnato sui temi della sovranità alimentare, della tutela del Made in Italy, della competitività delle imprese agricole e della valorizzazione delle produzioni italiane.

La domanda guida della puntata

👉 L'Italia è ancora in grado di difendere le proprie imprese agricole in un mercato globale sempre più competitivo e quale ruolo può svolgere il Decreto Coltiva Italia nel rafforzare produzione, redditività e sovranità alimentare?

Perché nasce il Decreto Coltiva Italia

Negli ultimi anni l'agricoltura italiana ha dovuto affrontare sfide sempre più complesse:

• aumento dei costi energetici;

• concorrenza internazionale;

• cambiamenti climatici;

• crisi geopolitiche;

• aumento dei costi di produzione;

• riduzione della redditività delle imprese agricole;

• invecchiamento degli imprenditori agricoli.

Il Decreto Coltiva Italia nasce con l'obiettivo di rafforzare la capacità produttiva nazionale e sostenere le filiere considerate strategiche per il Paese.

Sovranità alimentare

Per decenni la globalizzazione ha favorito la delocalizzazione delle produzioni e l'integrazione dei mercati.

Oggi però una domanda torna con forza al centro del dibattito:

👉 È prudente dipendere dall'estero per una parte significativa del proprio fabbisogno alimentare?

Le recenti crisi internazionali hanno mostrato quanto il controllo delle filiere produttive rappresenti una questione strategica.

L'agricoltura torna così ad essere non soltanto un settore economico.

Ma una componente della sicurezza nazionale.

La questione assume un significato particolare anche per la Campania, regione caratterizzata da eccellenze agroalimentari riconosciute a livello internazionale ma anche da aree interne che continuano a confrontarsi con fenomeni di spopolamento, riduzione della popolazione attiva e difficoltà nel ricambio generazionale delle imprese agricole.

Redditività delle imprese agricole

Ogni politica agricola può avere successo soltanto se riesce a garantire la sostenibilità economica delle imprese.

Dietro ogni prodotto agricolo esistono aziende, famiglie, investimenti e posti di lavoro.

La vera sfida non consiste soltanto nel produrre di più.

Consiste nel permettere agli agricoltori di continuare a produrre.

Per questo il tema della redditività rappresenta uno degli aspetti centrali del confronto sul futuro dell'agricoltura italiana.

Chi produce valore deve poter vivere del proprio lavoro

Alla base di ogni politica agricola esiste una questione essenziale.

Un'impresa può continuare a investire soltanto se riesce a generare reddito.

Senza redditività non esistono innovazione, ricambio generazionale, sostenibilità ambientale o crescita produttiva.

Difendere l'agricoltura significa quindi difendere innanzitutto la possibilità per gli agricoltori di vivere dignitosamente del proprio lavoro.

Dumping e concorrenza sleale

Uno dei temi più sentiti dalle imprese agricole riguarda la concorrenza internazionale.

Come può competere un produttore italiano che rispetta rigorosi standard ambientali, sanitari e sociali con produzioni provenienti da Paesi che operano secondo regole completamente diverse?

La questione riguarda:

👉 dumping sociale;

👉 dumping ambientale;

👉 reciprocità delle regole;

👉 tutela della competitività delle imprese italiane.

Difendere il Made in Italy

La qualità delle produzioni italiane è riconosciuta in tutto il mondo.

Tuttavia il fenomeno della contraffazione e dell'Italian Sounding continua a sottrarre quote di mercato alle imprese italiane.

Non si tratta soltanto di una perdita economica.

Sono in gioco:

• occupazione;

• investimenti;

• reputazione;

• filiere produttive;

• identità territoriale.

Difendere il Made in Italy significa quindi difendere valore, lavoro e sviluppo.

Ma significa anche difendere una cultura produttiva costruita nel tempo.

Dietro ogni prodotto italiano esistono competenze, tradizioni, territori, famiglie e comunità.

La contraffazione non colpisce soltanto un marchio.

Colpisce anche gli investimenti in innovazione, ricerca, qualità e tutela della proprietà intellettuale che rendono possibile la competitività delle imprese italiane.

Colpisce il lavoro umano che quel marchio rappresenta.

La tutela del Made in Italy non riguarda soltanto il commercio.

Riguarda la difesa del lavoro italiano.

Ogni prodotto contraffatto o falsamente presentato come italiano sottrae opportunità alle imprese che investono nella qualità, nella tracciabilità e nel rispetto delle regole.

Per questo il contrasto all'agropirateria, all'Italian Sounding e alle frodi alimentari rappresenta una componente essenziale della politica industriale e agricola nazionale.

Accanto alla contraffazione tradizionale emerge inoltre il fenomeno dei cosiddetti prodotti "ibridi", che pur non violando formalmente un marchio o una denominazione protetta utilizzano riferimenti grafici, linguistici o territoriali capaci di richiamare l'italianità.

Si tratta di una zona grigia sempre più rilevante nella competizione internazionale.

Per questo la tutela del Made in Italy non riguarda soltanto la repressione delle frodi, ma anche la capacità di garantire trasparenza, tracciabilità e corretta informazione ai consumatori.

Le imprese agricole italiane non chiedono soltanto protezione.

Chiedono anche strumenti per essere più competitive.

Innovazione, ricerca, digitalizzazione e nuove tecnologie possono contribuire ad aumentare produttività, sostenibilità e qualità delle produzioni.

La sfida consiste nel mettere l'innovazione al servizio delle imprese e non nel sostituire il ruolo dell'imprenditore agricolo.

Da questa prospettiva emerge il tema dell'intelligenza artificiale applicata all'agricoltura.

Per secoli la competitività agricola è dipesa principalmente dalla disponibilità di terra, acqua e lavoro.

Nel XXI secolo si aggiunge una nuova risorsa strategica:

👉 la conoscenza.

Dati, ricerca, innovazione e capacità di utilizzare le tecnologie stanno diventando fattori sempre più decisivi per la competitività delle imprese agricole.

Agricoltura e Intelligenza Artificiale

Quando si pensa all'agricoltura si immagina spesso un settore tradizionale.

La realtà è molto diversa.

Oggi l'intelligenza artificiale consente di:

• monitorare le colture;

• prevedere malattie delle piante;

• ottimizzare l'irrigazione;

• ridurre gli sprechi;

• aumentare la produttività.

L'agricoltura sta diventando uno dei settori più avanzati dal punto di vista tecnologico.

Gli umanoidi e il futuro del lavoro agricolo

La robotica sta entrando progressivamente nelle attività agricole.

In diversi Paesi sono già in fase di sperimentazione:

• robot raccoglitori;

• sistemi autonomi di movimentazione;

• piattaforme intelligenti per la gestione delle colture.

La domanda che emerge è inevitabile:

👉 Le nuove tecnologie sostituiranno il lavoro umano oppure lo aiuteranno a diventare più qualificato, sicuro ed efficiente?

Giovani, competenze e ricambio generazionale

L'agricoltura del futuro avrà bisogno di nuove competenze.

Non soltanto agronomi e imprenditori.

Ma anche:

• tecnici informatici;

• specialisti di dati;

• esperti di intelligenza artificiale;

• ingegneri;

• ricercatori.

La sfida non consiste soltanto nel sostenere le imprese esistenti.

Consiste nel rendere il settore attrattivo per le nuove generazioni.

Denatalità, spopolamento e futuro del lavoro

La questione del ricambio generazionale non riguarda soltanto l'agricoltura, ma il futuro dell'intero sistema produttivo italiano.

Negli ultimi anni molte imprese agricole segnalano una crescente difficoltà nel reperire manodopera disposta a svolgere attività fisicamente impegnative. In diversi comparti, una parte significativa dei lavoratori è oggi rappresentata da cittadini provenienti da altri Paesi, il cui contributo è diventato essenziale per garantire la continuità delle produzioni.

Parallelamente, l'Italia sta attraversando una fase di forte calo della natalità e di riduzione della popolazione attiva. Meno giovani significa meno imprenditori, meno lavoratori qualificati e una minore capacità di assicurare il necessario ricambio generazionale.

Per questo il futuro dell'agricoltura non dipenderà solo dagli investimenti o dall'innovazione tecnologica, ma anche dalla capacità del Paese di offrire alle nuove generazioni opportunità concrete di lavoro, crescita e realizzazione professionale.

Questa dinamica si inserisce in una trasformazione più ampia che coinvolge non solo l'agricoltura, ma l'intera economia italiana.

Da un lato si registra una progressiva riduzione della natalità e della popolazione attiva, accompagnata in molte aree del Paese da fenomeni di spopolamento, invecchiamento demografico ed emigrazione di giovani verso altri territori o verso l'estero.

In molte aree rurali e interne il rischio non riguarda soltanto la perdita di popolazione, ma anche la progressiva perdita di competenze, attività produttive e presìdi sociali che contribuiscono alla vitalità delle comunità locali.

Dall'altro emergono nuove esigenze produttive che richiedono competenze, disponibilità lavorative e capacità di adattamento sempre più difficili da reperire.

La questione non riguarda soltanto il numero delle persone.

Riguarda il futuro delle comunità locali, delle aree interne, delle imprese e della capacità stessa del Paese di garantire continuità alle proprie attività produttive.

Per questo il tema della natalità, della formazione, del lavoro e della valorizzazione del capitale umano rappresenta oggi una delle principali sfide strategiche per l'Italia.

👉 In una società che cambia, come si può restituire valore sociale, economico e culturale al lavoro produttivo, all'impegno professionale e alle attività che garantiscono la continuità delle filiere strategiche del Paese?

La centralità dell'uomo

Ed è qui che la riflessione della puntata incontra il filo conduttore dell'intero ciclo 2026.

Perché il vero tema non è la tecnologia.

Non è l'intelligenza artificiale.

Non sono gli umanoidi.

La vera questione è:

👉 Quale ruolo continuerà ad avere l'uomo in un sistema produttivo sempre più automatizzato?

La tecnologia può aumentare la produttività.

Può ridurre gli sprechi.

Può migliorare la qualità della vita.

Ma il progresso conserva il proprio significato soltanto quando continua a mettere al centro la persona.

L'agricoltura rappresenta forse più di ogni altro settore questo equilibrio.

Nasce dall'incontro tra natura, lavoro e comunità.

Per questo la sfida non consiste semplicemente nel produrre di più.

Consiste nel capire quale modello di società vogliamo costruire.

Una società nella quale la tecnologia supporta l'uomo.

Oppure una società nella quale l'uomo diventa progressivamente marginale rispetto ai processi che egli stesso ha creato.

La storia insegna che ogni innovazione produce nuove opportunità.

Ma produce anche nuove responsabilità.

La qualità di una società non dipende soltanto dal livello delle sue tecnologie.

Dipende dalla capacità di utilizzarle senza perdere il senso del limite, il valore del lavoro e la dignità della persona.


La domanda finale della puntata


👉 Se energia, conoscenza, tecnologia, cibo e capitale umano rappresentano le nuove dimensioni della sovranità del XXI secolo, saremo capaci di difendere chi produce, valorizzare il lavoro, governare l'innovazione e continuare a mettere la persona al centro dello sviluppo oppure rischieremo di perdere progressivamente il controllo delle risorse dalle quali dipende il nostro futuro?


Riflessione della puntata

"Ogni civiltà è stata costruita da persone capaci di coltivare la terra, produrre conoscenza e generare sviluppo. Nel XXI secolo la vera sfida non sarà scegliere tra uomo e tecnologia, ma utilizzare la tecnologia per rafforzare il lavoro, difendere la libertà produttiva delle nazioni e continuare a mettere la persona al centro del progresso."



🎙 PUNTATA 23 – CICLO 2026

🎙 Conduce e cura il format
Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion


👤 Ospite della puntata
On. Marco Cerreto
Deputato della Repubblica Italiana
Capogruppo di Fratelli d'Italia nella XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati


🎬 Regia: Pino Fontana

📺 In onda su Per Sempre News

📍 Registrata negli studi di Per Sempre News

📺 In onda su Per Sempre News e sui nostri canali social


Il ciclo continua

Visioni di Impresa non si esaurisce con queste puntate.
Il percorso proseguirà con nuovi appuntamenti dedicati alle trasformazioni che attraversano imprese, lavoro e società, mantenendo al centro il tema della responsabilità come chiave di lettura del cambiamento.

Le prossime puntate approfondiranno ulteriormente:

– l'evoluzione delle competenze e della formazione nel lavoro del futuro
– l'impatto delle tecnologie intelligenti nei sistemi produttivi e nei servizi
– il rapporto tra innovazione, territorio e sviluppo sostenibile
– il ruolo delle istituzioni, dell'impresa e della ricerca nella costruzione di nuovi equilibri economici e sociali

L'obiettivo non è chiudere un ciclo, ma alimentare un dialogo continuo tra imprenditori, professionisti, mondo accademico e rappresentanti delle istituzioni, accompagnando nel tempo le trasformazioni già in atto.

Visioni di Impresa continuerà così a raccontare l'impresa reale, quella che produce, investe, assume e affronta con responsabilità le sfide del presente e del futuro.


✦ Approfondimento collegato al percorso Visioni di Impresa

Il ciclo Visioni di Impresa nasce da una riflessione più ampia sul ruolo dell'impresa e delle organizzazioni che la rappresentano.
Accanto alle puntate del format, prosegue anche un percorso di pensiero dedicato all'evoluzione delle associazioni e alla necessità di costruire modelli di rappresentanza più forti, trasparenti e orientati allo sviluppo.

👉 Leggi l'approfondimento:
Associazioni, lobby e sviluppo delle imprese: perché serve una rappresentanza più forte e servizi concreti

Associazioni, lobby e sviluppo delle imprese: perché serve una rappresentanza più forte e servizi concreti | Luigi Carfora


Una visione coerente

Il ciclo Visioni di Impresa parte da una convinzione semplice:


la sicurezza è il punto di partenza.
la sostenibilità è il criterio di durata.
l'innovazione è uno strumento, non un fine.
la responsabilità è il filo che tiene insieme tutto.

Per questo continuiamo il percorso avviato nel 2025.
Per questo allarghiamo lo sguardo nel 2026, attraversando impresa, tecnologia, turismo, diritto e istituzioni.
Per questo partiamo sempre dall'impresa reale, quella che produce, investe e crea lavoro.

Ogni puntata non rappresenta una conclusione, ma un passaggio di un dialogo destinato a proseguire nel tempo, accompagnando le trasformazioni dell'economia e della società.

Senza impresa non c'è lavoro.
E senza lavoro non c'è sostenibilità.

Senza impresa non c'è lavoro.
E senza lavoro non c'è sostenibilità.

Visioni di Impresa nasce per raccontare il presente dell'impresa reale e per interpretare il cambiamento, mettendolo in dialogo con la responsabilità di chi costruisce oggi il futuro del lavoro, dell'economia, dello sviluppo e dell'impresa


📌 Questa pagina raccoglie e raccoglierà tutte le puntate del ciclo Visioni di Impresa.



Chatbot Suggestioni Campane
Sono qui per assisterti!
window.chtlConfig = { chatbotId: "7868328126" }