Fuga di economia dal Mezzogiorno: l’analisi di Luigi Carfora su giovani, famiglie e imprese che lasciano la Campania

18.02.2026

📌 Mezzogiorno: non è solo fuga dei cervelli. È fuga di economia.


I dati più recenti del Rapporto Svimez 2025-2026 confermano ciò che il Presidente Luigi Carfora di Confimi Industria Campania sostiene da anni: il Mezzogiorno non sta perdendo soltanto giovani talenti. Sta perdendo capitale umano, famiglie, domanda interna e capacità produttiva.

Dal 2002 al 2024 quasi 350.000 laureati under 35 originari del Sud si sono trasferiti nelle regioni del Centro-Nord per studiare o lavorare. La perdita netta supera le 270.000 unità qualificate che non fanno ritorno.

Nel solo anno accademico 2024-2025 circa 70.000 studenti meridionali frequentano università del Centro-Nord. La mobilità universitaria non è più una parentesi formativa: è spesso il primo passo verso l'uscita definitiva dal territorio.

Ma il fenomeno non riguarda solo i giovani.


👵 I nonni con la valigia: quando si sposta il reddito

Il numero di over 75 che hanno lasciato il Sud per ricongiungersi ai figli emigrati è quasi raddoppiato in vent'anni: da circa 96.000 a oltre 180.000.

Non è soltanto una dinamica familiare.
È un trasferimento di economia.

Quando un anziano si trasferisce, si trasferiscono:

  • la pensione,
  • la spesa sanitaria,
  • i consumi quotidiani,
  • il sostegno economico ai figli,
  • la domanda per il commercio locale.

Ogni pensione che si sposta dal Sud al Centro-Nord è reddito che esce definitivamente dal circuito economico meridionale.


👨‍👩‍👧 Quando migrano le famiglie, si riduce il mercato

La migrazione giovanile genera un effetto strutturale:

  1. Il giovane si trasferisce.
  2. Lo segue il partner.
  3. I figli crescono altrove.
  4. I genitori anziani si ricongiungono.

Non migrano individui. Migrano famiglie intere.

E con loro si spostano:

  • consumi alimentari,
  • investimenti immobiliari,
  • spesa educativa,
  • servizi alla persona,
  • commercio di prossimità,
  • domanda sanitaria privata,
  • risparmio e capacità di investimento.

Svimez stima in circa 6,8 miliardi di euro l'anno il costo economico della migrazione dei giovani laureati. Ma questa cifra non considera l'intero indotto familiare che si trasferisce insieme a loro.

Ogni famiglia che lascia il territorio sottrae:

  • potere d'acquisto,
  • base imponibile fiscale,
  • sostenibilità economica per le imprese locali,
  • equilibrio demografico.

Meno popolazione significa meno mercato.
Meno mercato significa meno investimenti.
Meno investimenti significa meno lavoro.


🚧 Il nodo strutturale: assenza di collegamenti e servizi primari

Come ha più volte affermato il Presidente Luigi Carfora:

"Il problema del Mezzogiorno non è trattenere i giovani con misure temporanee. È costruire un sistema produttivo capace di generare redditività stabile. E questo significa garantire infrastrutture reali e servizi primari effettivamente accessibili."

In molte aree della Campania — soprattutto fuori dall'area metropolitana di Napoli — e in ampie zone dell'intero Mezzogiorno, il problema non è la lentezza dei collegamenti.
In molti casi i collegamenti semplicemente non esistono e, laddove esistono, non sono adeguati..

Ci sono tratti tra comuni della stessa provincia e tra province e capoluogo di regione in cui:

  • non esiste un collegamento ferroviario diretto e l'alta velocità è ancora un miraggio,
  • non esiste e, laddove esiste, non è garantito un trasporto pubblico continuativo nell'arco della giornata,
  • non vi è integrazione efficace tra reti locali e regionali,
  • mancano connessioni rapide verso i principali poli economici.

In moltissimi casi, comuni interni e aree produttive non sono collegati in modo strutturale né con la propria provincia né con il capoluogo di regione attraverso trasporto pubblico stabile.

Lo stesso vale per altri servizi primari essenziali:

  • presidi sanitari di prossimità,
  • servizi amministrativi territoriali,
  • infrastrutture digitali omogenee e di ultima generazione,
  • collegamenti efficienti verso porti, aeroporti e snodi logistici.

Un territorio in cui i comuni non sono fisicamente connessi in modo adeguato non può sostenere uno sviluppo industriale competitivo.

Un'impresa non investe dove:

  • la logistica non è certa,
  • i lavoratori non possono spostarsi agevolmente,
  • i mercati non sono raggiungibili in tempi competitivi,
  • i servizi essenziali non sono garantiti,
  • è laddove è in atto un vero e proprio spopolamento.

Questo non è un tema di assistenzialismo.
È un tema di condizioni strutturali di competitività.


📉 Spopolamento e perdita di competitività

In Campania operano oltre 500.000 imprese attive, ma il tessuto produttivo resta fragile, caratterizzato da dimensioni medie ridotte e limitata capitalizzazione.

Se a questo si aggiungono:

  • perdita di popolazione,
  • trasferimento di reddito,
  • assenza di collegamenti strutturali,
  • carenza di servizi primari in molte aree,

il risultato è una progressiva riduzione della competitività territoriale.

Non è solo un problema demografico.
È un problema economico-industriale.

🔴 La vera emergenza

La fuga dei cervelli è la parte visibile.

Sotto c'è:

  • il trasferimento delle pensioni,
  • la perdita dei consumi familiari,
  • la riduzione dell'indotto commerciale,
  • la contrazione del fatturato delle imprese,
  • lo svuotamento dei comuni interni,
  • la desertificazione economica.

Il Sud non chiede assistenza.
Chiede condizioni infrastrutturali reali e paritarie.


Ogni collegamento assente è un'opportunità economica negata.
Ogni comune non connesso è mercato sottratto.
Ogni famiglia che parte è economia che si trasferisce altrove.

Confimi Industria Campania continuerà a sostenere che la priorità non è compensare il Mezzogiorno, ma metterlo nelle condizioni di competere realmente.

Perché dove c'è impresa c'è lavoro.
E dove c'è lavoro, le famiglie restano.