Luigi Carfora: “Il Piano Casa rischia di consegnare il diritto all’abitare alla finanza immobiliare”
La dichiarazione di Luigi Carfora
Presidente Confimi Industria Campania
Presidente Consorzio Suggestioni Campane Promotion
"Il nuovo Piano Casa del Governo viene presentato come una risposta all'emergenza abitativa nazionale, ma leggendo attentamente le dichiarazioni ufficiali, i documenti governativi e le reazioni delle principali associazioni immobiliari emerge una trasformazione molto più profonda: il progressivo passaggio dalla casa come diritto sociale alla casa come asset finanziario.
Le dichiarazioni del Governo parlano apertamente di:
investimenti istituzionali;
partenariati pubblico-privati;
fondi immobiliari;
semplificazioni straordinarie;
procedure accelerate;
poteri commissariali;
valorizzazione economica del patrimonio immobiliare pubblico;
accelerazione degli sfratti.
È evidente che il nuovo impianto normativo si muove in una direzione fortemente orientata al procapitalismo immobiliare e alla finanziarizzazione dell'abitare.
Molte associazioni della proprietà immobiliare hanno accolto con entusiasmo questa impostazione.
Confedilizia ha espresso soddisfazione per il Piano Casa e per l'accelerazione delle procedure di sfratto, sostenendo che ciò favorirebbe il mercato e aumenterebbe la fiducia dei proprietari e degli investitori.
Ma la domanda che io pongo è molto semplice e diretta:
Chi costruirà realmente questi nuovi alloggi?
Le PMI italiane?
Le cooperative territoriali?
I consorzi locali?
Le imprese artigiane del Sud?
Oppure saranno i grandi fondi finanziari, gli investitori istituzionali e le grandi piattaforme immobiliari internazionali a controllare il futuro dell'abitare in Italia?
E soprattutto:
Chi gestirà nel tempo questi patrimoni immobiliari?
Perché qui non stiamo parlando soltanto di edilizia.
Stiamo parlando del modello sociale che il Paese vuole costruire per i prossimi decenni.
Nel Mezzogiorno l'edilizia popolare e residenziale pubblica non ha rappresentato soltanto una risposta abitativa.
Ha rappresentato:
un ammortizzatore sociale;
una protezione contro la marginalità estrema;
una tutela per famiglie fragili;
un presidio di stabilità sociale;
una barriera contro l'esclusione.
Per decenni migliaia di famiglie del Sud hanno potuto conservare una minima dignità grazie:
agli alloggi pubblici;
ai canoni calmierati;
alla presenza dello Stato nell'abitare sociale.
Ora però il rischio è evidente:
la casa rischia di diventare sempre meno diritto costituzionale e sempre più leva finanziaria.
Se il nuovo sistema verrà costruito principalmente:
attorno ai fondi immobiliari;
ai grandi investimenti;
alla velocizzazione degli sfratti;
alla riduzione progressiva delle protezioni pubbliche;
allora il Mezzogiorno rischia di pagare il prezzo sociale più alto.
Perché il Sud vive già:
salari bassi;
lavoro precario;
fragilità economica;
impoverimento del ceto medio;
vulnerabilità sociale crescente.
In queste condizioni, accelerare gli sfratti senza rafforzare contemporaneamente:
l'edilizia pubblica;
il sostegno agli incapienti;
le tutele per le famiglie fragili;
le protezioni sociali;
significa rischiare una nuova emergenza sociale nazionale.
La questione non riguarda l'abusivismo.
La questione riguarda la civiltà morale e giuridica di uno Stato.
Dietro ogni sfratto non c'è un numero.
C'è una persona.
C'è una famiglia.
C'è un anziano.
C'è un lavoratore povero.
C'è una madre.
C'è un figlio.
Una Nazione moderna non può limitarsi a liberare immobili senza preoccuparsi di dove finiranno gli esseri umani espulsi dal sistema abitativo.
La Costituzione italiana non nasce per proteggere esclusivamente il mercato.
Nasce per garantire dignità sociale e tutela dei più fragili.
La tradizione cristiana e sociale europea ha sempre affermato:
il primato della persona sul capitale;
la funzione sociale della proprietà;
il dovere morale della solidarietà;
la responsabilità collettiva verso i più deboli.
Quando invece il profitto immobiliare diventa prevalente rispetto alla dignità umana, il rischio è quello di produrre:
nuova povertà urbana;
esclusione abitativa;
famiglie senza tutela;
cittadini invisibili;
nuove forme di marginalità sociale.
Il Sud non può diventare il laboratorio della finanziarizzazione della povertà.
Il Mezzogiorno non può essere trasformato in un territorio nel quale:
i grandi capitali valorizzano patrimoni immobiliari;
mentre le famiglie fragili vengono progressivamente espulse dal diritto all'abitare.
La vera modernità non consiste nello sfrattare più velocemente.
La vera modernità consiste nel creare equilibrio tra:
sviluppo economico;
giustizia sociale;
dignità umana;
tutela delle imprese territoriali;
protezione delle fasce più deboli.
Una società civile si misura da come protegge chi rischia di cadere.
Perché quando la casa smette di essere un diritto costituzionale e diventa soltanto una leva finanziaria, allora il povero non viene più aiutato:
viene semplicemente espulso dal sistema sociale."
La posizione di Confimi Industria Nazionale
Confimi Industria ha espresso una posizione critica sul nuovo Piano Casa, pur riconoscendo alcuni aspetti positivi dell'impianto generale del decreto.
Nel comunicato ufficiale del 19 maggio 2026, Alessandro Sbordoni, delegato all'Urbanistica e all'Housing Sociale, vicepresidente di Confimi Industria Edilizia e presidente di Federlazio-Confimi, ha dichiarato:
"Il decreto va nella direzione giusta, ma riserva le semplificazioni più incisive ai soli investitori istituzionali esteri, gravando invece gli operatori privati nazionali di piccola e media dimensione dei vincoli più stringenti senza i correlativi benefici procedurali".
Confimi Industria evidenzia che:
le PMI italiane vengono sottoposte a vincoli stringenti;
il sistema delle semplificazioni appare calibrato sui grandi investimenti superiori al miliardo di euro;
esiste il rischio di una disparità di trattamento tra grandi operatori internazionali e imprese italiane.
Per questo Confimi Industria ha depositato alla Camera:
una nota tecnica;
sei emendamenti prioritari.
Le proposte riguardano:
abbassamento delle soglie di accesso;
estensione delle semplificazioni alle PMI;
maggiore accessibilità al rent-to-buy;
fondo garanzia morosità;
quote riservate alle PMI negli appalti;
incentivi fiscali per il comparto edilizio.
Secondo Confimi Industria:
il comparto edilizio deve diventare una vera filiera industriale stabile;
le PMI rappresentano il cuore del sistema produttivo italiano;
il nuovo Piano Casa non può essere costruito esclusivamente attorno ai grandi investitori finanziari internazionali.


