ZES Unica in Campania, Luigi Carfora (Confimi Industria Campania): tra visione strategica e realtà delle imprese del Mezzogiorno
Il dibattito sulle ZES – Zone Economiche Speciali è tornato centrale nel confronto pubblico, con analisi che delineano scenari evoluti fatti di innovazione, filiere integrate e reti logistiche avanzate. È una prospettiva che condividiamo sul piano strategico. Tuttavia, ogni visione industriale deve misurarsi con la realtà concreta delle imprese che operano quotidianamente sul territorio.
La ZES Unica nel Mezzogiorno rappresenta uno strumento importante di politica industriale e di attrazione degli investimenti. Ma oggi il principale ostacolo alla sua piena efficacia non è la carenza di risorse o di incentivi, bensì una struttura amministrativa ancora complessa e frammentata, che rallenta i processi decisionali e aumenta l'incertezza per chi investe.
La visione delle ZES come ecosistemi industriali è condivisibile, ma serve una semplificazione reale
Le ZES vengono descritte come piattaforme territoriali capaci di integrare infrastrutture, innovazione e competitività. È una lettura coerente con le politiche europee di coesione e con le strategie di rilancio industriale del Sud Italia.
Affinché questa impostazione non resti una dichiarazione di principio, è però necessario che lo Sportello Unico Digitale ZES diventi effettivamente uno strumento di semplificazione. Oggi, invece, molte autorizzazioni continuano a seguire percorsi distinti tra SUAP, enti ambientali e conferenze di servizi, generando tempi incerti e responsabilità frammentate.
Per le PMI della Campania, che costituiscono l'ossatura del sistema produttivo, questa complessità rappresenta un freno concreto agli investimenti.
Incentivi e credito d'imposta: il tema è l'accessibilità, non solo la dotazione finanziaria
Non si tratta di mettere in discussione gli strumenti di incentivazione previsti per la ZES Unica, ma di valutarne l'effettiva fruibilità. Soglie di accesso elevate e procedure articolate rischiano di favorire soprattutto operatori di grandi dimensioni, mentre molte imprese di piccola e media scala restano ai margini.
Se la ZES vuole diventare una leva autentica di sviluppo industriale nel Mezzogiorno, è necessario garantire accesso semplificato, tempi certi e procedure chiare, in particolare per chi rappresenta il tessuto produttivo diffuso del territorio.
Oltre il dibattito sul salario minimo: la trasformazione industriale è già in atto
Nel confronto politico si tende spesso a concentrare l'attenzione su misure di carattere salariale, mentre il sistema produttivo è già immerso in una trasformazione profonda legata a automazione, intelligenza artificiale e robotica avanzata.
Le politiche legate alle ZES dovrebbero prioritariamente accompagnare questa evoluzione, sostenendo investimenti in innovazione e competenze. La competitività del Mezzogiorno non dipende soltanto dal livello degli incentivi, ma dalla capacità di costruire un contesto favorevole alla crescita tecnologica e alla stabilità amministrativa.
Colmare la distanza tra narrazione e operatività
Non esiste una contrapposizione tra visione strategica e analisi critica. Esiste la responsabilità di rendere coerenti obiettivi ambiziosi e strumenti concreti.
La ZES Unica in Campania può diventare un vero motore di sviluppo solo se la semplificazione burocratica sarà effettiva, se le procedure saranno realmente integrate e se le PMI potranno accedere agli strumenti senza ostacoli sproporzionati.
La competitività industriale del Mezzogiorno si costruisce sulla certezza del diritto, sulla rapidità delle decisioni e sulla fiducia tra istituzioni e imprese. È su questo terreno che si misura la differenza tra una visione strategica e la sua concreta realizzazione.
ZES Unica in Campania: Carfora a Fico, la burocrazia frena più dei fondi


