AFRICA E IMPRESE ITALIANE: EXPORT, IMPORT E INTERNAZIONALIZZAZIONE

27.08.2026

📂 🌍 Categoria

Economia e Imprese

Tag

Luigi Carfora · Export · Import · Internazionalizzazione · Imprese italiane · PMI · Africa · Mercati esteri

Dagli strumenti già disponibili alle nuove opportunità di business e partnership tra imprese italiane e africane

Luigi Carfora
Presidente di Consorzio Suggestioni Campane Promotion
Presidente di Confimi Industria Campania

L'AFRICA NON È UNA PROMESSA FUTURA: È GIÀ UN MERCATO

Quando si parla di Africa e di rapporti economici con l'estero, il rischio è quello di concentrare l'attenzione soltanto sui nuovi programmi annunciati dalle istituzioni.

La realtà è molto più concreta.

Le imprese italiane possono già operare sui mercati africani attraverso attività di export, import, collaborazione commerciale, partnership industriali e, per quelle che ne hanno caratteristiche e capacità, attraverso percorsi più strutturati di internazionalizzazione.

Non tutte le imprese hanno infatti la stessa dimensione, la stessa struttura organizzativa o lo stesso livello di presenza sui mercati esteri.

Una piccola impresa può avere un'opportunità di export.

Un'altra può avere interesse a importare materie prime, componenti, prodotti o tecnologie.

Un'impresa più strutturata può cercare un distributore, un agente, un partner industriale o una possibilità di investimento.

NON ESISTE QUINDI UN UNICO MODO DI OPERARE CON L'ESTERO. 

Esistono diverse esigenze, diverse capacità e diversi percorsi.

Ed è proprio per questo che il tema dell'Africa deve essere affrontato partendo dalle opportunità concrete per le imprese, senza discriminazioni legate alla loro dimensione.

GLI STRUMENTI GIÀ DISPONIBILI

Il sistema italiano dispone già di strumenti finanziari e non finanziari destinati a sostenere le imprese nei rapporti con i mercati esteri.

SIMEST, società del Gruppo CDP, opera a sostegno della crescita internazionale delle imprese italiane attraverso diverse linee di intervento.

I risultati del primo semestre 2026 mostrano una crescita significativa: SIMEST dichiara di aver sostenuto nel primo semestre 2026 circa 6 miliardi di euro di investimenti, coinvolgendo circa 1.900 imprese, di cui il 90% PMI e il 60% supportate per la prima volta. Il supporto all'export ha raggiunto 4,8 miliardi di euro, mentre la finanza agevolata ha superato il miliardo.

Sono dati importanti perché dimostrano che il sostegno pubblico non riguarda esclusivamente le grandi imprese.

Le PMI rappresentano una componente centrale del sistema.

E questo è particolarmente significativo per un tessuto produttivo come quello italiano, nel quale la piccola e media impresa rappresenta una parte essenziale dell'economia reale.

EXPORT, IMPORT E INTERNAZIONALIZZAZIONE: TRE DIMENSIONI DIVERSE

È importante però non confondere concetti diversi.

Export significa vendere prodotti o servizi sui mercati esteri.

Import significa acquistare dall'estero beni, materie prime, componenti, tecnologie o altri fattori necessari all'attività d'impresa.

Internazionalizzazione può invece comprendere un percorso più strutturato: presenza stabile all'estero, investimenti, partnership industriali, joint venture, strutture commerciali o produttive e altre forme di integrazione internazionale.

Una PMI non deve necessariamente affrontare tutti questi livelli.

Può iniziare dall'export. Può sviluppare attività di import. Può cercare un partner. Può successivamente valutare un percorso più strutturato.

La capacità di operare con l'estero deve quindi essere considerata come un percorso modulare, costruito sulle caratteristiche reali dell'impresa.

LA FINANZA È UNO STRUMENTO. 

IL BUSINESS VIENE PRIMA.

Negli ultimi mesi abbiamo già approfondito gli strumenti SACE e SIMEST destinati a sostenere l'export italiano, compresi quelli che consentono di facilitare operazioni con pagamento dilazionato e di gestire il rischio e lo smobilizzo dei crediti derivanti dalle vendite all'estero.

Si tratta di strumenti importanti.

Ma è necessario mantenere una distinzione fondamentale:

un finanziamento non crea automaticamente un mercato.

E non crea automaticamente un cliente, un importatore, un distributore, un agente o un partner industriale.

Prima dello strumento finanziario vengono:

il mercato, l'opportunità commerciale, la conoscenza del contesto, l'individuazione dell'interlocutore e la verifica del potenziale partner.

Solo successivamente si valuta come sostenere finanziariamente l'operazione.

La finanza può quindi accompagnare il business.

Non può sostituirlo.

IL VERO PUNTO DI PARTENZA: TROVARE L'INTERLOCUTORE GIUSTO

Per un'impresa che guarda a un mercato estero, la domanda non dovrebbe essere soltanto:

«Quale finanziamento posso ottenere?»

La domanda precedente è:

«Quale mercato è adatto alla mia impresa, quale esigenza posso soddisfare e con quale interlocutore posso costruire una relazione economicamente sostenibile?»

Questa domanda vale per chi vuole esportare.

Vale per chi vuole importare.

Vale per chi cerca un agente o un distributore.

Vale per chi cerca un partner industriale.

E vale per chi sta valutando un percorso di internazionalizzazione più strutturato.

Il mercato viene prima dello strumento finanziario.

ITALIA E AFRICA: NON SOLO EXPORT, MA RELAZIONI ECONOMICHE

È qui che, a mio avviso, dobbiamo modificare anche il modo di guardare all'Africa.

Non soltanto:

Italia → export → Africa.

Ma:

Italia ↔ Africa → export → import → partnership → filiere → investimenti → tecnologia → nuovi mercati.

Un'impresa italiana può esportare in Africa.

Un'impresa italiana può importare dall'Africa.

Un'impresa italiana e un'impresa africana possono diventare partner.

Possono collaborare nella produzione, nella distribuzione, nella trasformazione, nella tecnologia o nella logistica.

L'interscambio economico non è una strada a senso unico.

È una relazione.

E il suo valore aumenta quando dalla semplice transazione commerciale si passa alla costruzione di rapporti economici più duraturi.

IL MEDITERRANEO COME SPAZIO ECONOMICO

Questa prospettiva è particolarmente interessante per il rapporto tra Italia e Nord Africa.

Algeria e Marocco sono interlocutori importanti per le imprese italiane e presentano caratteristiche e opportunità differenti.

L'Ambasciata d'Italia ad Algeri ha pubblicato una guida aggiornata per le imprese italiane interessate al mercato algerino, evidenziando il crescente interesse reciproco ad ampliare le relazioni commerciali. Nel V Vertice intergovernativo Italia-Algeria del luglio 2025, il Business Forum collegato all'incontro ha coinvolto oltre 500 rappresentanti di 400 imprese italiane e algerine, con 27 accordi firmati e centinaia di incontri B2B.

Anche per il Marocco esiste una struttura concreta di supporto alle relazioni economiche: l'Ambasciata italiana a Rabat mette a disposizione una guida agli affari dedicata alle imprese e indica tra i settori di interesse manifatturiero, automotive, agroalimentare e agritech, acqua e desalinizzazione, energie rinnovabili, infrastrutture e trasporti.

CDP Business Matching include inoltre il Marocco tra i mercati nei quali la piattaforma connette imprese italiane e partner internazionali; nel gennaio 2026 ha organizzato un evento Italia-Marocco dedicato ad agritech e gestione delle acque, rivolto a imprese e operatori italiani e marocchini, con incontri B2B.

La piattaforma CDP Business Matching indica inoltre, per il mercato marocchino, opportunità nei settori dell'agribusiness, dell'automotive, delle energie rinnovabili e dei macchinari.

Questi elementi mostrano un dato importante:

le relazioni economiche tra Italia e Africa non sono soltanto una prospettiva futura. In diversi mercati e settori sono già operative e accompagnate da strumenti istituzionali e occasioni concrete di incontro tra imprese.

DAL PROGETTO AL PARTNER

Per questo, quando un'impresa ci parla di un mercato estero, non partiamo automaticamente dalla domanda:

«Quale incentivo esiste?»

Partiamo da domande precedenti:

Dove esiste un'opportunità?

Quale prodotto, servizio o competenza può essere proposta?

Chi può essere il potenziale interlocutore?

Quale partner può essere realmente affidabile?

Quale modello commerciale o industriale può essere sostenibile?

Solo dopo si può valutare quali strumenti finanziari, assicurativi o istituzionali siano coerenti con l'operazione.

È questa, a mio avviso, la differenza tra conoscere uno strumento e saper costruire un'operazione internazionale.

UNA NUOVA PROSPETTIVA: CACAO CONNECT

È all'interno di questo scenario già esistente che merita attenzione la recente presentazione di Cacao Connect, iniziativa promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Il 26 agosto 2026 il MAECI ha presentato Cacao Connect al Meeting di Rimini come iniziativa destinata a mettere a sistema diplomazia, cooperazione allo sviluppo, competenze industriali e ricerca, creando una piattaforma comune di collaborazione con i Paesi produttori. La prima fase riguarda Costa d'Avorio, Ghana, Guinea, Camerun, Nigeria, Uganda e Repubblica del Congo.

Il progetto è interessante perché propone un modello nel quale istituzioni, imprese, ricerca e cooperazione possono concorrere allo sviluppo delle filiere.

Ma è importante essere molto chiari.

Cacao Connect non è oggi un nuovo finanziamento direttamente disponibile per le imprese.

Non deve quindi essere presentato come un nuovo bando o come una misura già utilizzabile per finanziare un progetto aziendale.

È un'iniziativa appena presentata, della quale sarà necessario seguire gli sviluppi concreti e gli eventuali strumenti che verranno successivamente definiti.

Questa distinzione è importante per non trasformare un annuncio istituzionale in una falsa aspettativa imprenditoriale.

DAL CACAO A UN MODELLO PIÙ AMPIO

Il vero interesse di Cacao Connect, quindi, non è soltanto la filiera del cacao.

È anche il possibile modello di collaborazione che propone:

istituzioni + imprese + ricerca + cooperazione + finanza per lo sviluppo.

Se questo modello produrrà successivamente strumenti e opportunità concrete, potrà diventare interessante anche per le imprese italiane che operano nelle filiere coinvolte.

Ma oggi è corretto fermarsi a ciò che è documentato.

Monitorare, comprendere e valutare. Non promettere ciò che ancora non esiste.

IL FUTURO È NELLE PARTNERSHIP

L'evoluzione dei rapporti economici tra Italia e Africa non dovrebbe essere costruita soltanto attraverso la vendita di prodotti.

Dovrebbe essere costruita attraverso relazioni economiche reciprocamente vantaggiose.

Export e import sono due direzioni della stessa relazione.

La partnership commerciale può diventare collaborazione industriale.

La collaborazione industriale può generare investimenti.

Gli investimenti possono creare nuove filiere.

Le filiere possono generare competenze, tecnologia, occupazione e nuovi mercati.

È questo il passaggio che può trasformare il rapporto con l'estero da semplice transazione commerciale a crescita economica.

IL NOSTRO APPROCCIO

È con questa impostazione che guardiamo ai mercati esteri.

Non consideriamo l'export, l'import e l'internazionalizzazione come percorsi riservati alle grandi imprese.

Ogni azienda può avere una propria modalità di apertura verso l'estero, proporzionata alla propria dimensione, alle proprie competenze, ai propri prodotti e ai propri obiettivi.

Una piccola impresa può avere bisogno di trovare un primo cliente estero.

Un'altra può cercare un importatore o un distributore.

Un'altra ancora può avere bisogno di un partner industriale.

Un'impresa già presente all'estero può invece voler ampliare i propri mercati o costruire nuove relazioni.

Il nostro compito è contribuire a trasformare queste esigenze in percorsi concreti, attraverso la conoscenza dei mercati, la ricerca degli interlocutori, la verifica delle opportunità e l'individuazione di potenziali partner internazionali.

Gli strumenti finanziari e istituzionali vengono poi valutati in funzione del progetto reale, non il contrario.


CONCLUSIONE

L'Africa non è una promessa da attendere.

È già uno spazio economico nel quale le imprese italiane possono esportare, importare, collaborare e costruire partnership.

Gli strumenti finanziari esistono.

Le piattaforme di incontro tra imprese sono operative.

Le relazioni istituzionali sono già in corso.

Nuove iniziative, come Cacao Connect, stanno aprendo ulteriori prospettive che dovranno però essere valutate sulla base della loro concreta evoluzione.

La vera sfida rimane quella di trasformare le opportunità in rapporti economici reali.

Dal mercato all'interlocutore.

Dall'interlocutore al partner.

Dal partner al business.

E, quando le condizioni lo permettono, dal business alla crescita internazionale.

È questa la prospettiva con cui il Consorzio Suggestioni Campane Promotion guarda ai mercati esteri: export, import e internazionalizzazione, senza discriminazioni dimensionali, mettendo al centro le esigenze concrete delle imprese e la costruzione di relazioni economiche internazionali.


Luigi Carfora
Presidente di Consorzio Suggestioni Campane Promotion
Presidente di Confimi Industria Campania



Nota sul contenuto e sui diritti d'autore

Il presente articolo, i testi, le elaborazioni, l'impostazione argomentativa e i contenuti originali sono opera di Luigi Carfora e del Consorzio Suggestioni Campane Promotion. È vietata la riproduzione, integrale o parziale, la copia, la modifica, la rielaborazione o la diffusione del contenuto, in qualsiasi forma e attraverso qualsiasi mezzo, senza preventiva autorizzazione dell'autore. È consentita la condivisione del link all'articolo originale, purché siano mantenuti integralmente autore, titolo e fonte. Qualsiasi utilizzo non autorizzato sarà considerato una violazione dei diritti dell'autore.


Fonti e approfondimenti:


Luigi Carfora, Presidente di Consorzio Suggestioni Campane Promotion e Presidente di Confimi Industria Campania, presenta opportunità di export, import e internazionalizzazione tra imprese italiane e mercati africani.
Grafica che presenta Luigi Carfora, Presidente di Consorzio Suggestioni Campane Promotion e Presidente di Confimi Industria Campania, nel contesto delle opportunità di export, import e internazionalizzazione per le imprese italiane nei rapporti con i mercati africani. La composizione richiama commercio internazionale, logistica, sviluppo delle filiere, ricerca di partner e costruzione di relazioni economiche tra Italia e Africa.
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